Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere tre degli indagati finiti agli arresti nell’ambito della maxi operazione della guardia di finanza di Ferrara su una presunta frode carosello che aveva ad oggetto auto di lusso (vai all’articolo).
Secondo le indagini della fiamme gialle vennero vendute più di 400 automobili di grossa cilindrata a prezzi scontatissimi. L’operazione è stata coordinata a partire dal 2010 a cavallo tra Italia e Germania: le vetture – nomi prestigiosi come Porsche, Bmw, Mercedes – venivano raccolte oltralpe da un gruppo di siciliani. Il gruppo le vendeva in Italia senza Iva sfruttando un buco nella “maglia legislativa”, che non prevede l’applicazione della tassa per i casi di noleggio. Sarebbero state noleggiate solo sulla carta, acquistate a questo fine da società fantasma che immediatamente le cedevano per immetterle sul normale mercato a prezzi estremamente concorrenziali.
Di tutta la trafila italiana si sarebbe occupato Francesco Sbarro, già imputato nel processo ‘gemello’ Automec: gestione delle “cartiere”, ovvero delle società inesistenti intitolate a dei prestanome, dei rapporti con le agenzie conniventi locate nel mantovano che effettuavano l’immatricolazione, dei contatti con le officine – a Bologna e a Palermo – che riducevano le misurazioni dei contachilometri, in alcuni casi azzerandoli del tutto per rendere più appetibili i pezzi esposti nei saloni o nelle vetrine virtuali dei siti internet.
Oltre a Sbarro, già in carcere presso l’Arginone, erano stati disposti gli arresti domiciliari per Sandro Tofanelli e Paolo Rimondi.
Ieri si sono tenuti in procura gli interrogatori di garanzia per tutti e tre. Francesco Sbarro e Sandro Tofanelli, difesi dall’avvocato Matteo Murgo del foro di Bologna, hanno preferito non rispondere alle domande del pm Nicola Proto, titolare dell’inchiesta. stesso discorso per Paolo Rimondi, difeso dall’avvocato Gianluigi Pieraccini del foro di Ferrara.
L’avvocato Murgo intanto annuncia già che sono pronti due ricorsi che partiranno tra oggi e domani. Il primo diretto al tribunale del Riesame di Bologna per ottenere la scarcerazione dei suoi assistiti. Il secondo è l’impugnazione contro l’ordinanza di sequestro di beni degli indagati, diretta al tribunale di Ferrara.
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