Cronaca
7 Maggio 2026
L'accusa è quella di cooperazione colposa in omicidio colposo in ambito sanitario. Inizialmente erano ventidue gli indagati, ma per diciotto è stata chiesta l'archiviazione

Morti sospette in Oculistica a Cona. La Procura chiede il processo per quattro chirurghi

di Davide Soattin | 3 min

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Arriva una svolta importante nell’inchiesta per le morti sospette delle pazienti Gabriella Cimatti, 81enne di Forlì, e Mara Cremonini, 70enne di San Pietro in Casale, nel Bolognese, avvenute a luglio 2023, nell’arco di ventiquattro ore, dopo lo stesso intervento di chirurgia oftalmica all’ospedale Sant’Anna di Cona.

La Procura di Ferrara infatti, dopo gli accertamenti medico-legali e la successiva chiusura delle indagini a carico dei ventidue sanitari finiti sotto la lente degli inquirenti, ha formalizzato quattro richieste di rinvio a giudizio nei confronti di altrettanti componenti dell’équipe medico-chirurgica. Si tratta del primo chirurgo e altri tre medici, tutti difesi dall’avvocato Marco Linguerri. A loro viene contestata – a vario titolo – l’ipotesi di cooperazione colposa in omicidio colposo in ambito sanitario, a seconda delle condotte tenute in sala operatoria.

Per i restanti diciotto inizialmente indagati è stata invece richiesta l’archiviazione: vale a dire tre componenti della stessa équipe (avvocato Marco Linguerri), undici tra infermieri e Oss (avvocato Gianni Ricciuti), tre anestesisti (avvocato Giuseppe Moretti) e un medico oculista (avvocato Michele Ciaccia).

“Pur non avendo ancora la copia formale della richiesta di archiviazione, mi ritengo comunque particolarmente soddisfatto. Mi aspettavo questo epilogo a favore dei miei assistiti, poiché molti di loro non solo non hanno commesso nessun violazione o irregolarità a livello penale o civile, ma hanno addirittura agito con maggior scrupolo e professionalità rispetto a quello che avrebbero potuto fare. Quindi la pazienza alla fine paga” è il commento dell’avvocato Gianni Ricciuti.

Nello specifico, ai quattro indagati per i quali è stato chiesto il processo, il pubblico ministero Andrea Maggioni contesta, per colpa generica, consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, il mancato rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali durante i due interventi di vitrectomia con endoresezione tumorale.

In particolare, secondo l’accusa, l’équipe avrebbe utilizzato il perfluorottano – un liquido operatorio, simile a una resina protettiva, iniettato nell’occhio in sostituzione del corpo vitreo per permettere l’esecuzione dell’operazione chirurgica – senza impedirne il passaggio nella circolazione sistemica delle due pazienti. Queste, poche ore dopo, proprio a causa della trasformazione della sostanza da liquida a gassosa, avrebbero riportato un’embolia polmonare gassosa con effetti letali.

I due interventi erano stati fissati il 27 luglio 2023 quando una dopo l’altra, alle 11 e quindi alle 15, dopo l’anestesia totale, le due donne erano state operate per patologie oncologiche a un occhio.

Dopo gli interventi, entrambe le pazienti, una volta sveglie, avrebbero accusato un malore. Cimatti era morta il 27 luglio, poco dopo il risveglio nel reparto di Oculistica; Cremonini invece, inizialmente rianimata, era morta all’1 del 28 luglio, dopo il trasferimento nel reparto di Rianimazione e Anestesia.

Poiché i due decessi non sarebbero stati segnalati tempestivamente all’autorità giudiziaria, una delle salme era già stata restituita ai familiari ed era in procinto di essere cremata. Le operazioni furono bloccate dall’intervento degli agenti della Squadra Mobile dopo il funerale. Sull’altra era stata invece eseguita una prima autopsia, ma non in ambito medico-legale. Per far luce sui presunti ritardi nella comunicazione, la Procura ha aperto un secondo filone di indagine parallelo con l’ipotesi di depistaggio, con nove iscrizioni nel registro degli indagati.

 

 

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