Cronaca
1 Giugno 2012
Rischi anche per gli acquirenti. Bernabei: “L’evasore succhia i sacrifici degli altri”

Auto senza Iva per i vip, da Ferrara la maxi truffa

di Redazione | 3 min

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Più di 400 automobili di grossa cilindrata vendute come se fossero utilitarie: la guardia di finanza di Ferrara ha arrestato due giorni fa Francesco Sbarro, presunto organizzatore di una truffa che ha portato alla denuncia di 22 persone, di cui molte ferraresi. L’operazione è stata coordinata a partire dal 2010 a cavallo tra Italia e Germania: le vetture – nomi prestigiosi come Porsche, Bmw, Mercedes – venivano raccolte oltralpe da un gruppo di uomini siciliani, guidati secondo gli inquirenti da Vito Lo Piccolo, arrestato per riciclaggio. Il gruppo le vendeva in Italia senza Iva sfruttando un buco nella “maglia legislativa”, che non prevede l’applicazione della tassa per i casi di noleggio. Peccato che venissero noleggiate solo sulla carta, acquistate a questo fine da società fantasma che immediatamente le cedevano per immetterle sul normale mercato a prezzi estremamente concorrenziali.

Di tutta la trafila italiana si sarebbe occupato Sbarro, già imputato nel processo ‘gemello’ Automec: gestione delle “cartiere”, ovvero delle società inesistenti intitolate a dei prestanome, dei rapporti con le agenzie conniventi locate nel mantovano che effettuavano l’immatricolazione, dei contatti con le officine – a Bologna e a Palermo – che riducevano le misurazioni dei contachilometri, in alcuni casi azzerandoli del tutto per rendere più appetibili i pezzi esposti nei saloni o nelle vetrine virtuali dei siti internet. Oltre a Sbarro, già in carcere presso l’Arginone, sono stati disposti gli arresti domiciliari per altri tre ferraresi che collaboravano con lui: R. P di 43 anni, T. S. di 51 anni, B. P di 58 anni. Altri 18 i denunciati. Un sequestro preventivo, sempre a Ferrara, di due immobili e di una tabaccheria, di quote societarie e conti corrente bancari.

Il colonnello Fulvio Bernabei non esclude che anche gli acquirenti finali delle automobili potranno andare incontro a responsabilità legali: “la magistratura sta valutando se indagare i privati per incauto acquisto: è impossibile non porsi delle domande quando ci si vede offrire un auto di lusso al prezzo di una Panda. Per i privati titolari di partita Iva il discorso è diverso: dovranno pagare in solido la metà dell’Iva non pagata, scaricata, e quindi sottratta all’erario”.

Ricostruire pezzo dopo pezzo l’intero meccanismo della frode non è stato facile: “spacchettare le diverse operazioni in territori differenti – auto dalla Germania, agenzie a Mantova, officine in Sicilia, l’autosalone di Sbarro che si sposta da Ferrara a Bologna sentendosi aggredito, l’apertura da parte sua di un ulteriore punto vendita in Veneto, a Occhiobello – serve proprio a rallentare e rendere più difficile il nostro lavoro”, spiega sempre il colonnello. Ha aiutato da questo punto di vista la stretta collaborazione con la polizia tedesca, avvenuta in via sperimentale attraverso il nuovo organismo predisposto a questo scopo dall’Unione Europea, chiamato Eurojust. Le fiamme gialle ferraresi e i sostituti procuratori Nicola Proto e Filippo Di Benedetto, che hanno coordinato le ricerche, hanno infatti lavorato rapportandosi quotidianamente con l’autorità giudiziaria tedesca, che si è occupata del gruppo siciliano. Nel corso dell’operazione, denominata “Dirty Rental”, noleggio sporco, si è scoperto che il presunto gruppo criminale in due anni aveva nascosto al fisco 15 milioni di euro, evadendo l’Iva per altri 3 milioni.

“Soprattutto in un periodo di crisi come questo – conclude Bernabei –, anche il privato che non si pone domande a fronte di acquisti come quelli appena descritti, deve rendersi conto che le tende, le ambulanze, l’assistenza, il pane per gli sfollati del terremoto non si pagano da soli. Poi si può discutere se le tasse sono poche o sono troppe, sono giuste o sono ingiuste, resta il fatto che sono un obbligo di legge e come tale va rispettato. L’evasore succhia i sacrifici degli altri”.

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