Evade per un’ora dalla Salus: detenuto arrestato
Un'ora di fuga, poi il rientro spontaneo. Si è conclusa senza particolari conseguenze la breve evasione di un detenuto ricoverato all'ospedale privato Casa di Cura Salus di via Arianuova
Un'ora di fuga, poi il rientro spontaneo. Si è conclusa senza particolari conseguenze la breve evasione di un detenuto ricoverato all'ospedale privato Casa di Cura Salus di via Arianuova
Ci sono altre 58 richieste di insinuazione al passivo, vale a dire quelle presentate dai creditori tardivi, per il fallimento della Spal Srl di Joe Tacopina e Marcello Follano. Il valore complessivo delle nuove pretese ammonta a circa 6 milioni e 200mila euro, una cifra che va a incrementare in modo rilevante il volume complessivo delle spettanze rivendicate
Gli investigatori della Squadra Mobile hanno arrestato un cittadino straniero accusato di spaccio di droga al termine di un’operazione condotta nella zona Gad
Non è più per omesso referto, come inizialmente ipotizzato, ma per depistaggio, il fascicolo d'indagine che la Procura di Ferrara ha aperto dopo il presunto ritardo da parte del Sant'Anna nell'informare l'autorità giudiziaria delle morti sospette dell'81enne Gabriella Cimatti e della 70enne Mara Cremonini
Arriva una svolta importante nell'inchiesta per le morti sospette delle pazienti Gabriella Cimatti, 81enne di Forlì, e Mara Cremonini, 70enne di San Pietro in Casale, nel Bolognese, avvenute a luglio 2023, nell'arco di ventiquattro ore, dopo lo stesso intervento di chirurgia oftalmica all'ospedale Sant'Anna di Cona
In tribunale a Ferrara, dove si stava svolgendo un delicato processo, terminato con la condanna in primo grado di un 30enne per violenza sessuale e lesioni, è emersa la notizia di uno stupro di gruppo rimasto segreto fino a oggi. Il fatto sarebbe avvenuto diversi anni fa a Trento ai danni di una giovane, già parte offesa nel procedimento ferrarese. È stata lei, durante la propria testimonianza, a raccontarlo. E ora, il verbale relativo a quella confessione, è stato trasmesso alla Procura di Trento che dovrà approfondire le dichiarazioni e valutare se aprire un fascicolo di indagine per identificare i responsabili di quello stupro ai danni della ragazza che all’epoca dei fatti era un’adolescente, forse non ancora maggiorenne.
Quanto ai fatti trattati nelle aule di via Borgo Leoni invece, avvenuti il 15 febbraio 2023 all’interno della sala comune di un ostello cittadino, dove la ragazza – una 21enne studentessa trentina – alloggiava, ieri (giovedì 7 aprile) mattina, i giudici del collegio del tribunale di Ferrara – presidente Piera Tassoni con a latere i colleghi Stefano Mandolesi e Valentina Camurri – hanno inflitto tre anni e tre mesi di carcere a un uomo di nazionalità marocchina, che l’avrebbe molestata fisicamente, palpeggiandola.
Secondo la Procura di Ferrara, tutto sarebbe accaduto poco dopo la mezzanotte. I due – stando alla ricostruzione accusatoria – erano rimasti da soli all’interno della stanza quando, all’improvviso, l’imputato aveva avvicinato la ragazza, prendendole la mano e poi lasciandogliela. Poi, non contento, aveva continuato a infastidirla con un comportamento sempre più pressante, arrivando a prenderle per due volte la nuca facendo come per avvicinarla al proprio volto nel tentativo di baciarla, senza però riuscirci.
La prima volta mi sono ritratta, la seconda gli ho detto che non ero interessata. Lui però non si è fermato”, aveva raccontato in udienza la giovane. A quel punto, secondo l’accusa, il 30enne le aveva palpeggiato con forza il seno sinistro, provocandole lesioni che i medici del pronto soccorso giudicarono guaribili in cinque giorni per ematomi e graffi. “Mi fece male”, aveva proseguito la studentessa. “Ero bloccata, non riuscivo a reagire, non mi sentivo nel mio corpo e fissavo il vuoto davanti a me”, aveva aggiunto in aula.
Successivamente, l’imputato le aveva afferrato il polso tentando di costringerla a toccargli le parti intime. Spaventata, la giovane era scappata al piano inferiore, ma lui l’aveva seguita. “Non mi lasciava stare“, aveva raccontato la studentessa, ricordando come il 30enne le rimanesse continuamente addosso, parlando senza sosta. “Mi sentivo stranita“, aveva aggiunto. Uno stato di shock tale che, nonostante quanto accaduto, finì persino per fumare una sigaretta insieme a lui prima di rientrare nella propria stanza.
Il receptionist dell’ostello, notandola visibilmente spaventata, decise poi di cambiarle camera, assegnandole una stanza con bagno privato. L’indomani la giovane tornò a casa e denunciò tutto ai carabinieri, che delegarono i colleghi di Ferrara per svolgere le indagini e identificare il 30enne.
Durante l’udienza di ieri, il pm Stefano Longhi, insistendo sulla credibilità e sulla coerenza del racconto della giovane, aveva chiesto una condanna a cinque anni e sei mesi, soffermandosi “sull’ansia, sul timore e sul disorientamento” vissuti dalla studentessa in quei momenti. Disorientamento che, secondo l’accusa, emergerebbe anche dal fatto che, dopo l’aggressione subita, come se fosse bloccata e incapace di reagire, la ragazza abbia fumato una sigaretta insieme al proprio aggressore.
Nella propria requisitoria, il pm aveva inoltre richiamato una chat di gruppo condivisa dalla studentessa con due amiche, in cui è stato possibile riscontrare la veridicità e l’attendibilità tra quanto la ragazza raccontava dettagliatamente e in tempo reale, circa la violenza che aveva dovuto subire, e quanto poi aveva denunciato agli investigatori. “Un tizio mi ha molestata“, scriveva. E ancora: “Ma dici che posso denunciare solo per questo?“. Fino all’ultimo messaggio: “Ora sto malissimo, voglio tornare a casa“.
Il pubblico ministero aveva inoltre richiamato le dichiarazioni rese dall’imputato, che durante l’udienza aveva raccontato come la giovane, mentre stavano parlando del più e del meno, gli avesse detto di essere lesbica. Il 30enne aveva ammesso di aver solo in seguito tentato di avvicinarla e di baciarla, sostenendo però di averlo fatto “per scherzo, per farle un dispettino”. Una versione che, secondo l’accusa, contrasterebbe con quanto riferito in precedenza ai carabinieri. Ai militari, infatti, l’uomo avrebbe dichiarato di averci provato con la ragazza e di essere stato respinto, aggiungendo che solo successivamente lei gli aveva detto di essere lesbica.
Di diverso avviso l’avvocato Damiano Giunti, difensore del 30enne, che aveva invece chiesto l’assoluzione dell’imputato facendo leva su quelli che ha definito “elementi di contraddittorietà” emersi nel racconto della giovane e sostenendo che sul suo stato emotivo “potrebbe aver inciso la violenza sessuale subita in precedenza”. Secondo il legale, “poteva anche esserci stato un tentativo di bacio“, dovuto al fatto che l’imputato “avrebbe male interpretato il contesto”, ma non vi sarebbe “alcuna prova della responsabilità penale, neppure nella forma tentata e nemmeno per quanto riguarda le lesioni personali”.
Le motivazioni della sentenza entro sessanta giorni.
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