Non è più per omesso referto, come inizialmente ipotizzato, ma per depistaggio, il fascicolo d’indagine che il pm Andrea Maggioni ha aperto dopo il presunto ritardo da parte del Sant’Anna nell’informare l’autorità giudiziaria delle morti sospette dell’81enne Gabriella Cimatti e della 70enne Mara Cremonini, avvenute il 27 e 28 luglio 2023, a distanza di poche ore l’una dall’altra, dopo essere state sottoposte allo stesso intervento di chirurgia oftalmica all’ospedale di Cona.
Indagati in questa inchiesta, parallela a quella per cooperazione colposa in omicidio colposo per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio di quattro membri dell’equipe medico chirurgica che operò le due donne, risultano esserci una decina tra dirigenti medici, sanitari e tecnici.
Obiettivo dell’indagine è quello di individuare eventuali profili di responsabilità nei confronti di chi, dentro all’ospedale, aveva il compito di informare gli inquirenti e non l’ha fatto tempestivamente, ricostruendo la catena decisoria e i motivi che hanno portato ad avvisare l’autorità giudiziaria non nell’immediatezza dei fatti, ma solamente nella giornata del 31 luglio, come comunicato dalla stessa Azienda, dopo circa quattro giorni dalle morti, avvenute in sequenza a cavallo tra il 27 e il 28 luglio.
Oltre a ciò, secondo gli inquirenti, dopo le due morti sospette, i soggetti iscritti nel registro degli indagati in questo filone, avrebbero svolto autonomamente accertamenti autoptici di natura clinica – e non medico legale – su una delle due pazienti, oltre che tecnici sulla sala operatoria, prima di interessare formalmente la Procura.
I due interventi erano stati fissati il 27 luglio 2023 quando una dopo l’altra, alle 11 e quindi alle 15, dopo l’anestesia totale, le due donne erano state operate per patologie oncologiche a un occhio. Dopo gli interventi, entrambe le pazienti, una volta sveglie, avrebbero accusato un malore. Cimatti era morta il 27 luglio, poco dopo il risveglio nel reparto di Oculistica; Cremonini invece, inizialmente rianimata, era morta all’1 del 28 luglio, dopo il trasferimento nel reparto di Rianimazione e Anestesia.
Tra l’altro, dopo il mancato tempestivo avviso all’autorità giudiziaria dei due decessi, una delle salme – quella non sottoposta all’autopsia clinica – era già stata riconsegnata ai familiari e stava per essere cremata, quando gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato intervennero dopo il funerale e riuscirono a bloccare le operazioni.
Sulla vicenda era stata depositata anche un’interrogazione alla Giunta regionale dalla consigliera del gruppo Misto Giulia Gibertoni, che aveva chiesto di chiarire perché la segnalazione alla Procura fosse avvenuta “con l’incredibile ritardo di quattro giorni“. Domanda a cui ora cercheranno di trovare una risposta gli stessi uffici di via Mentessi.
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