
Paolo Saltari e Gabriele Rinaldi
Passare da un modello costruito sull’offerta che induce i bisogni a uno costruito sui bisogni. Sarà questa una delle parole d’ordine che accompagneranno i mandati dei due nuovi direttori generali delle aziende sanitarie ferraresi.
E per farlo contano sul sistema. Paolo Saltari e Gabriele Rinaldi prendono con sé l’eredità di Foglietta e Baldi (“che hanno ottenuto risultati eccellenti” dicono) e puntano a “vedere se si può fare anche meglio”.
Il primo a parlare alla conferenza congiunta indetta in via Cassoli è Paolo Saltari dell’Ausl di Ferrara. Bondenese, 60 anni, è medico, specializzato in puericultura, in igiene e sanità pubblica, esperto di organizzazione sanitaria. Ha ricoperto incarichi di direttore sanitario e poi di direttore generale in Aziende sanitarie in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. In precedenza ha ricoperto ruoli dirigenziali nei servizi distrettuali in Emilia-Romagna. E’ autore di pubblicazioni scientifiche.
A lui toccano gli onori di casa. “Iniziamo insieme un’avventura stimolante e impegnativa senza dubbio – esordisce -; da parte mia c’è una forte disponibilità a collaborare, perché la sanità in questa provincia è in difficoltà se c’è un’azienda ospedaliera in difficoltà e viceversa”.
Coglie la palla al balzo Rinaldi. Per il nuovo direttore del Sant’Anna (51enne, nato a Potenza, specializzato in ematologia, in biochimica e chimica clinica, esperto di organizzazione sanitaria. E’ stato direttore generale e direttore sanitario in aziende sanitarie della Toscana e delle Marche. In precedenza ha ricoperto incarico dirigenziale all’Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia) “la voglia di lavorare insieme sarà il segno caratteristico di questo mandato. Sentiamo dire correntemente in tutti i settori che bisogna fare sistema per crescere, fare sistema vuol dire stare con. Siamo qui per questo”.
Ma oltre all’integrazione tra le due aziende sanitarie, “serve anche – aggiunge Saltari –la collaborazione con tutte le istituzioni e tutto il mondo che sta intorno alla sanità. Perché la salute non è un problema della sanità. È un problema legato a tutto il mondo che ci circonda. L’avere il supporto di tutte le istituzioni politiche sociali ed economiche del territorio è fondamentale. La squadra non può essere fatta da solo due elementi, altrimenti – scherza – si gioca a briscola”.
Terminati i convenevoli, si passa al cuore dei problemi. Come prima cosa il Sant’Anna dovrà far fronte alla “fuga” di primari e specialisti. La soluzione Rinaldi la cercherà “in casa”: “il ricambio sarà molto pesante. I mandati dovranno essere logicamente individuati all’interno dell’organizzazione”.
Altro cruccio ovviamente è e sarà Cona. proprio ieri il neodirettore ha visitato il cantiere. E ne è uscito “con la certezza che il nostro obiettivo è far sì che diventi davvero una risorsa per la città. Cona sarà tanto più importante quanto più inserito in un contesto in grado di dare risposte adeguate”. Risposte adeguate che deriveranno da una analisi degli “obiettivi di salute da garantire”.
Un esempio? Il pronto soccorso. Rinaldi ricorda che in un anno al Sant’Anna sono arrivate circa 40mila persone. Di queste il 25% è stato ricoverato; altre 30mila sono entrate come urgenze senza passare dal pronto soccorso. “Questo significa – fa notare – che l’85% è rappresentato da codici bianchi e codici verdi, quindi problemi di bassa intensità. Attraverso una organizzazione interna si possono massimizzare i risultati. Dobbiamo lavorare su quel 15% di urgenze vere”.
Ma quei dieci minuti in più per arrivare a Cona non saranno un problema? “Il problema – risponde il successore di Baldi – è aver definito cosa si deve fare e quali persone e strutture sanno quel che deve accadere. La percezione è importante, ma noi dobbiamo partire dalla preparazione”. Quanto alla viabilità per Cona, questo “sarà un tema su cui le istituzioni diranno la loro e daranno il supporto necessario”.
Sul concetto di pronto soccorso insiste anche Saltari: “serve ragionare su livelli di risposta. Il pronto soccorso è un luogo che dovrebbe avere dietro tutta una serie di servizi di professionalità per dare una risposta completa. Una volta definiti i bisogni di questa provincia, si valuta la soluzione organizzativa che va dal come affrontare i fenomeni acuti (relativi a cuore, cervello e grandi traumi), sui quali effettivamente il minuto fa la differenza, ma per il resto non sono tanto i minuti di percorso che contano, ma chi ti arriva e cosa ti fa”. E qui si torna al famoso 85% di codici bianchi e verdi: “Un modello va costruito sui bisogni, non sull’offerta che induce i bisogni”.
Chiude infine Rinaldi che, appena finito di sfogliare i quotidiani, pensa a quella pietra posta 20 anni fa da Giovanni Paolo II. Il suo punto di vista è ottimistico: “penso a Cona 2, che in quattro anni, da quando cioè è partito, è ormai pronto; per questo lotto sono tempi ragionevoli”. Anche se in quattro anni il Delta, a proposito di tempi ragionevoli, è stato messo in piedi dal nulla…
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