Politica
4 Luglio 2010

Calvano, l’anti-ghe pensi mi

di Marco Zavagli | 5 min

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Partire dal contrario. Dal contrario a quella che è stata l’azione del governo Berlusconi fino ad oggi. Un’azione che “altro non è stata se non un attacco a prescindere al sistema pubblico, utilizzando il populistico messaggio che “ciò che è pubblico è male e dannoso, sempre”. Un’azione sintetizzata nel famoso “ghe pensi mi”.

Il contrario del “ghe pensi mi” è quello che vuole mettere in atto nel Pd ferrarese Paolo Calvano, come affermato in sede di nomina della sua nuova segreteria.

Un contrario che parte dal cambiamento – forse tardivo – avvenuto in capo ad Area, dove “siamo stati i primi – rivendica il segretario – a chiedere che venisse fatta chiarezza in tempi rapidi su tutta la vicenda giudiziaria e non. Evitando demagogie e facili percorsi e mettendo al centro l’interesse generale delle comunità”.

Sulla bufera, o meglio le bufere, targate Area, si gioca gran parte della credibilità rimasta nelle tasche della politica locale. E Calvano lo sa. Per recuperare credito occorre allora “la capacità di un partito di stare insieme e di discutere senza steccati al proprio interno stando sul merito delle questioni. Se le spaccature e gli steccati interni diventano incapacità di decidere, allora lì il pluralismo può diventare dannoso e corrosivo. I cittadini si aspettano dalla politica la capacità di prendere posizioni chiare e trasparenti e noi non dobbiamo sottrarci a questa responsabilità e necessità”.

Una riflessione che non a caso si è riversata sulla composizione dei nuovi organi decisionali interni.

E dopo aver guardato all’interno del proprio Pd, il segretario volge lo sguardo al di fuori. Al Pdl, ad esempio, “le cui correnti, da cui Berlusconi è tanto spaventato, a Ferrara sono evidenti, e portano il Popolo della Libertà di Ferrara ad essere più preso dalle proprie vicende interne che dagli interessi generali dei ferraresi. Contraddizioni che poi emergono anche nell’azione istituzionale delle opposizioni. A Ferrara ne abbiamo esempi lampanti”.

Uno di questi esempi lampanti sarebbe la proposta lanciata da Tavolazzi, da Io Amo Ferrara, e sostenuta dalla Lega e dal Pdl su Cona, “frutto di pura propaganda politica. E’ una proposta che ha come obiettivo quello di far esplodere i costi per i cittadini, di far crescere le tasse a loro carico, perché immaginare un ospedale aggiuntivo in città non è altro che pura demagogia politica che non ha nulla di concreto e che peserebbe totalmente sulle tasche dei cittadini”.

Cittadini però che in base ai sondaggi sulla stampa vorrebbero mantenere l’ospedale al sant’Anna, o comunque indire un referendum per avvalorare la scelta piovuta dall’alto. “Non sarebbe una beffa aver speso quasi 300 milioni di euro e poi lasciarli là – risponde interrogativo Calvano -, rinunciando al miglioramento della qualità del servizio, rinunciando ad un ospedale all’altezza di un sistema sanitario all’avanguardia, di livello europeo? Non c’è il rischio di ingannare i cittadini chiedendo loro di esprimersi su qualcosa di irrealizzabile?”.

Non poteva poi mancare l’attacco a Valentino Tavolazzi di progetto per Ferrara. Attacco che però non punta sul merito delle questioni presenti, ma su scelte compiute dall’amministrazione Sateriale: “cosa direbbe oggi Tavolazzi se il Sindaco decidesse di dotarsi di un city manager da 248.000 euro all’anno? Non direbbe forse che è uno spreco? Che è un eccesso della casta? Beh quei 248.000 sono stati il reddito di Tavolazzi per cinque lunghi anni”.

“Certo – ammette – qualcuno ci potrebbe dire: ma il contratto glielo avete fatto voi che eravate al governo della città? Certo è così, però dei due doveva essere lui il puro che avrebbe dovuto rifiutare nell’interesse pubblico e aggiungo, soprattutto quando ha smesso di lavorare per l’amministrazione”. C’è da dire che allora Tavolazzi lavorava in Comune come professionista privato e non sotto incarico politico, ma per ora è ancora il tempo delle domande: “devo credere che un city manager cosi lautamente valutato non avesse la possibilità di fare in modo autorevole una proposta alla giunta di Ferrara, per intervenire in modo diverso su Cona o sulle altre questioni rilevanti della città? Io credo di si, ma non mi risulta che mai proposte di questo genere siano state portate avanti dall’allora city manager”.

Calvano tocca poi l’ultimo punto dolente che ha fatto sollevare le proteste dei cittadini, la scelta di trasformare a pagamento autostrade inesistenti. “Far pagare un euro in più al casello sud per imboccare la Ferrara-Mare è una presa in giro per i cittadini, per le famiglie e per le imprese. E’ il pagamento per un servizio che non esiste. Se ci fosse un ‘autostrada vera allora se ne potrebbe anche discutere, ma pagare per ciò che non esiste, per un servizio di cui non si gode è davvero troppo”.

“Bene ha fatto – prosegue il segretario – quindi la Provincia a proporre un ricorso al Tar contro questa scelta incredibile del Governo e noi come Pd dobbiamo far sentire la nostra voce su un’altra scelta del governo che va a danno di chi lavora e delle famiglie”.

Tornando infine alle questioni interne, Calvano spiega le scelte compiute in sede di nomina dei nuovi organi dirigenti. Come anticipato in sede di mozione congressuale, il numero uno del Pd ferrarese aprirà la discussione – cui dovrebbe seguire anche la capacità di influire in sede decisionale – a sindaci e circoli attraverso la “Conferenza dei segretari comunali”, il “Coordinamento degli amministratori” e un percorso formativo per i segretari che partirà in autunno.

“Ritengo che questo sia il modo migliore – termina Calvano – per rendere autorevoli gli organismi dirigenti rendendo efficaci e significative le decisioni che ne scaturiranno. Quindi concludo augurando “buona responsabilità” a tutti”.

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