Cronaca
22 Giugno 2010
Il giudice condanna i quattro giovani arrestati per resistenza il 24 febbraio

Botte in caserma, sentenza che scagiona i carabinieri

di Marco Zavagli | 4 min

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Sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale i quattro ragazzi protagonisti del filmato che nelle scorse settimane aveva fatto il giro delle cronache nazionali. Il filmato era quello girato dalle telecamere interne della caserma di Via Carmine della Sala di Ferrara. I quattro, poco più ventenni, due ecuadoriani (Agusto Luis Edoard e Allan Al Carabajo Cassola), un albanese (Bledar Maximin) e un nigeriano (Kelvin Ndbuisi Eanyaene), tutti residenti a Rovigo, sono quelli che la notte del 24 febbraio scorso finirono in manette durante una notte brava passata a Ferrara. Fermati per schiamazzi e molestie ai passanti in via Cortevecchia, vennero portati in caserma per resistenza e qui si scatenò un tafferuglio con sette carabinieri.

Intorno a quell’episodio si snodarono alcuni dubbi circa l’intervento di contenimento dei militari. Un intervento che secondo i ragazzi avrebbe ecceduto i limiti della regolarità. Durante il processo per direttissima, poi, venne esaminato il video portato in tribunale dall’Arma. Secondo la difesa da quelle immagini si poteva desumere un’aggressione da parte delle forze dell’ordine. Fu allora che la pm Barbara Cavallo chiese di congelare la direttissima per compiere accertamenti tecnici sul filmato (“in modo da evitare ogni possibile dubbio su una sua eventuale completezza o manipolazione”, come afferma il magistrato al termine dell’udienza), indagando di conseguenza come atto dovuto uno dei carabinieri. Nel frattempo i ragazzi arrestati dissero all’avvocato d’ufficio, Barbara Simoni, di essere stati picchiati dagli uomini in divisa e da qui partirono due richieste di consulenze mediche per accertare l’origine delle lesioni.

Si arriva intanto alla sentenza di ieri mattina, con la quale il giudice Silvia Marini ha condannato in rito abbreviato a 12 (Maximin e Eanyaene) e 10 mesi (Edoard e Carabajo Cassola), con una provvisionale di 3.000 euro a testa alle sette parti civili (i carabinieri in servizio quella notte, assistiti dall’avvocato Alberto Bova). Pene più pesanti di quelle chieste in sede di requisitoria dal pm, che si era “limitata” a 10 e 8 mesi.

Il giudice non ha ritenuto credibili le versioni degli imputati. In aula i giovani hanno detto di essere stati picchiati in zone, come il bagno, non coperte dall’occhio della telecamera. E quindi non visibili nel filmato registrato. Dalle sequenze riviste in aula, per stessa ammissione del pm, “si vedono molti carabinieri immobili, timorosi di essere sporcati dal sangue che il giovane nigeriano schizzava dal braccio. L’altro ragazzo colpito con lo spray urticante (fatto, questo, acclarato, ma a distanza regolamentare di un metro), invece, non presentava segni sul viso né sui genitali e nemmeno lamentava dolori una volta visitato all’entrata in carcere. Il medico legale che visitò i due ecuadoregni, poi, descrisse le lesioni come prodotte da colpi dati di striscio e di bassa intensità, compatibili quindi con un contenimento a norma. Il quarto, il 22enne albanese, lamentava infine un trauma cranico, ma tutte le testimonianze concordano nel dire che si è gettato contro la porta della caserma e i danni subiti sarebbero compatibili con quest’ultima versione.

Ora si aspetta la fine delle indagini che vedono un carabiniere del nucleo radiomobile indagato per lesioni aggravate per i fatti di quella notte. Il pm Barbara Cavallo non si vuole sbilanciare e afferma solamente che “in astratto l’accertamento della responsabilità per resistenza non contempla per forza di cose l’esclusione della responsabilità degli operanti”. L’idea che traspare comunque è che l’inchiesta, “che  chiuderò a breve insieme all’altro troncone (per oltraggio e danneggiamenti – qui i 4 sono stati denunciati a piede libero, ndr)”, sia incanalata verso il binario dell’archiviazione.

Ne è convinta anche l’avvocato Simoni, che attende le motivazioni della sentenza per presentare appello. “Credo che questa condanna influenzerà anche l’altro procedimento – conferma il legale della difesa -, anche se non sono d’accordo e rimango convinta che gli imputati hanno reagito a certi comportamenti dei carabinieri”.

Soddisfatto invece l’avvocato di parte civile Bova, per il quale “la sentenza accerta la verità dei fatti”. Per il penalista è praticamente chiusa anche la seconda indagine, che lo vede difensore del carabiniere indagato: “da come il pm ha svolto le indagini, ritengo che il passo successivo sarà quello della richiesta di archiviazione, altrimenti il comportamento degli imputati sarebbe stato valutato non punibile per legittima difesa”.

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