Si saprà tra circa una settimana se la madre di Federico Aldrovandi dovrà difendersi in giudizio dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di tre dei quattro agenti condannati in primo grado per l’omicidio colposo del figlio.

Patrizia Moretti
Questa mattina il gip del tribunale di Mantova (competente per territorio nel caso degli articoli di riferimento) si è riservato per decidere in merito alla querela intentata alla donna, Patrizia Moretti, e a due testate giornalistiche, dai tre agenti di polizia, chiamati “delinquenti” in una dichiarazione alla stampa.
Il pubblico ministero Martani aveva chiesto l’archiviazione lo scorso 19 febbraio per questo fatto specifico, ma i difensori degli agenti hanno fatto opposizione lo scorso 15 marzo. Ora toccherà al gip pronunciarsi per il proscioglimento o il rinvio a giudizio.
In attesa di sapere cosa deciderà il tribunale, la Federazione nazionale della stampa fa sapere che gli Aldrovandi, insieme alla famiglia Cucchi, saranno il 1 luglio a Roma in occasione della manifestazione contro il disegno di legge Alfano: “un’iniziativa – spiega la Fnsi in una nota – nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese”.
Una mobilitazione che avrà, infatti, come filo conduttore tra le altre cose “la denuncia di ‘tagli e bavagli’: il concreto pericolo che drammatiche vicende come quelle di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi possano in futuro rimanere a lungo ignote all’opinione pubblica”.
“Abbiamo dato la nostra adesione – spiega Patrizia Moretti – e se gli esami di maturità di nostro figlio ce lo permetteranno saremo sicuramente presenti”.
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