Gli ex soci risparmiatori, gli istituti di credito e finanziari hanno diritto di essere parte del processo Coopcostruttori. Il tribunale di Ferrara (presidente Caruso con a latere Arcadi e Attinà) ha rigettato le eccezioni delle difese e ha ammesso la costituzione di parte civile di circa 460 ricorrenti.
È la prima novità della seconda udienza del processo che vede alla sbarra i vertici della Coopcostruttori di Argenta (il presidente Giovanni Donigaglia, il suo vice Renzo Ricci Maccarini, il procuratore speciale Beppino Verlicchi, responsabile produzione, Giorgio Dal Pozzo, vicepresidente dal 1997 al 2003). Tutti e quattro dovranno rispondere dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata, attraverso operazioni fraudolente, a reperire risorse finanziarie per la cooperativa.
Con loro, accusati a vario titolo di concorso in bancarotta per il buco quantificato dalla procura in un miliardo e 70mila euro, i tre componenti del collegio sindacale (Mauro Angelini, Achille Calzolari e Sante Baldini), i tre amministratori delle società di revisione (Carlo Colletti, Giovanni Bragaglia e Luigi Cerioli), i tre procuratori speciali (Luca Mazzoni, Antonio Negretto e Gian Paolo Venturi) e Valentino Ortolani, vice presidente fino al ’97.
Nello stesso filone rientra anche il processo Cir, che vede salire il numero degli imputati a 20, di cui 7 sono in comune ai due procedimenti.
Sempre ieri in tribunale è arrivata la seconda novità. Renzo Ricci Maccarini, tramite il suo legale, l’avvocato Lorenzo Valgimigli, ha chiesto il rito abbreviato, che consente lo sconto della pena nell’eventualità di una condanna. Una richiesta, però, subordinata a due condizioni, le stesse avanzate in sede di udienza preliminare: che il tribunale conceda un incidente probatorio per una perizia contabile nella quale si esaminino le perizie fatte a suo tempo dalla procura sui bilanci aziendali. Cifre, quelle del buco da oltre un miliardo di euro, contestate “nel merito e nella sostanza”, perché convinti della correttezza dei bilanci. La seconda condizione è l’audizione come teste di Giuseppe Maranghi, il consulente incaricato nell’aprile 2003 dalla banche di predisporre il famoso piano di salvataggio della cooperativa. Perché quel piano non fu adottato e chi non lo ha voluto realizzare sono le domande che la difesa vorrebbe porre al consulente.
A questa richiesta pm e parti civili si sono opposte rivendicando il principio di economia del processo, dal momento che “nel corso del dibattimento – ha fatto notare l’avvocato Carmelo Marcello – verranno sentiti consulenti sulle stesse questioni su cui si vorrebbe interrogare Maranghi in incidente probatorio”.
Un’altra schermaglia tra le parti si è avuta a proposito della pretesa nullità del decreto di rinvio a giudizio, invocata dall’avvocato Gaetano Insolera, difensore di Bragaglia, per ritardo nell’invio dell’avviso di conclusione indagini.
Per la pm Ombretta Volta la contestata tardività dell’iscrizione non c’è, salvo che per Dal Pozzo e Verlicchi, per i quali l’avviso di conclusione delle indagini fu “aggiornato” con il nuovo capo di imputazione relativo all’associazione a delinquere: la consulenza tecnica venne affidata il 31 maggio del 2004 – ricorda il magistrato -, ben prima quindi dei sei mesi dall’invio di qualsiasi notizia di reato, per essere acquisita l’8 ottobre del 2007.
Su queste ultime eccezioni il tribunale si esprimerà nel corso della prossima udienza, prevista per il 25 giugno.
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