
La veduta area delle zone inquinate
Hanno acquistato un immobile per poi scoprire che la zona è contaminata da cvm. E ora si rivolgono alla procura di Ferrara. È la storia di Silvana Gorini, titolare del negozio Vaishia in via Gulinelli, e di Alessandro Buffa, torinese che acquistò un appartamento in via Girotti per poi affittarlo.
Le compravendite risalgono al 2007 e 2008. All’inizio tutto sembra filare liscio, ma poi vengono a sapere dalla stampa che su quei terreni, dove erano previste bonifiche, nulla era stato fatto prima della fase di edificazione.
Il campanello di allarme era scattato nel marzo 2009 grazie alla campagna Mal’Aria di Legambiente, che dopo aver sovrapposto una foto area degli anni ’80 che inquadra il perimetro tra via del Lavoro, via Gulinelli e il canale Boicelli, con la cartina dei campionamenti di terreno svolti a metà giugno del 2007 dai tecnici comunali, scoprì una nuova area inquinata. Gli ambientalisti segnalarono che sopra un punto dove venne riscontrata una concentrazione di 300 microgrammi per litro di cvm (la soglia prevista per legge è 0,5) si alzava una palazzina già abitata. Non solo, buona parte dell’area, come rilevavano le analisi, vedeva diversi punti con concentrazioni di inquinanti sopra la media (idrocarburi volatili, clorurati cancerogeni e non ecc.).
La zona in questione è il Borgo Marconi. Negli anni ’80 era un’area industriale dove operavano quattro distillerie e ora vede sorgere diversi appartamenti. Tutto risale al 10 ottobre 2002, quando la commissione edilizia del Comune prende in considerazione il progetto della ditta Dalex, che chiese di costruirvi 20 alloggi con autorimesse. Il parere favorevole viene dato il 21 novembre dello stesso anno.
Intanto, siamo nel 2005, con una delibera della giunta provinciale si autorizzava il piano di caratterizzazione del comparto via Marconi-via Gulinelli, approvato il 24 agosto ’05. In esso era previsto anche un progetto preliminare di bonifica. “Quindi avevano già il sospetto – si interrogava in quell’occasione Marzia Marchi, presidente di Legambiente di Ferrara – che l’area fosse inquinata. Strano quindi che nel 2002, tre anni primi, si autorizzi la costruzione di alloggi”.

L'avvocato Gianni Ricciuti
Sempre nel 2005, il 1 agosto, la giunta regionale, con la delibera 1307 (“Completamento delle indagini preliminari del quadrante Est” per il quale stanziava 145mila euro) dispone delle indagini preliminari in via del Lavoro e in via Gulinelli con lo stanziamento apposito di fondi per impostare un sistema di gestione dei dati ambientali derivanti dalle attività di caratterizzazione, in modo da capire i livelli di rischio ambientale nell’area. Tutti piani finanziati con fondi dedicati del Piano di aziona ambientale della Regione (2004/06) e tutti co-finanziati con fondi comunali.
“Eppure nello “status bonificarum” del 2009 – rilevava allora Marzia Marchi – risulta che è in corso il piano di caratterizzazione (fatto per decidere dove piantare i piezometri, operazione propedeutica alla bonifica, ndr) della zona in questione. Però dal 2005 ad oggi non c’è traccia del piano di bonifica previsto dalla delibera. In compenso ci hanno costruito sopra. È legittimo che ci sia un inquinamento in una ex zona industriale, ma non si capisce perché ci debba essere del cvm; cvm scoperto nel 2005, quando era già stata autorizzata l’edificazione urbanistica prima ancora di eseguire un piano di caratterizzazione della zona e la successiva bonifica”.
Agli allarmi lanciati dalla campagna Mal’Aria rispose l’ing. Alberto Bassi del Comune, rassicurando come si trattasse di valori di cvm molto inferiori rispetto al Quadrante Est e a Via del Salice e che comunque a piano terra non insistevano abitazioni o uffici.
E invece l’abitazione di Buffa e l’ufficio di Gorini sono proprio al piano terra. E come loro le case di altre famiglie. Si arriva quindi ai giorni nostri. Dopo la scoperta da parte dei loro assistiti dell’inquinamento gli avvocati Gianni Ricciuti e Luca Morassutto scrivono una lettera al Comune e alle due società attualmente proprietarie dei terreni, Edilbasso e Spes (cui Dalex ha venduto i terreni). “Il Comune ha demandato tutto alla compagnia assicurativa dicendo che avrebbero aperto un sinistro – informa Ricciuti -, Spes si è detta all’oscuro della vicenda mentre da Edilbasso non abbiamo avuto risposta”.
Agli acquirenti non è rimasto quindi che l’esposto alla procura. “Quella dei nostri assistiti – spiegano Ricciuti e Morassutto – è una richiesta di far luce sulla vicenda dal momento che nessuno li ha mai avvertiti degli inquinanti che insistevano su quell’area. Eppure la stessa Dalex aveva effettuato dei rilievi piezometrici in precedenza. La stessa amministrazione comunale ne era a conoscenza, come confermato indirettamente dalla risposta di Bassi. E allora perché sono state date le autorizzazioni a costruire? Chi ha materialmente inquinato? Confidiamo che la procura effettui delle indagini per capire se queste persone possono vivere bene nella zona in questione e nel caso se ci sono state violazioni della legge e responsabilità”
Le ipotesi di reato ipotizzate dagli avvocati riguardano eventuali reati ambientali per le bonifiche non effettuate e truffa nel caso che chi ha taciuto l’inquinamento abbia tratto un ingiusto profitto.
Infine una nota di colore… macabro. “Nella nostra palazzina – fa sapere Silvana Gorini – un inquilino aveva provato a piantare delle margherite nel proprio giardino. Ma quei fiori inevitabilmente morivano in poco tempo. Si è risolto a coltivarle in vaso. E quei fiori questa volta sono sbocciati”.
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