I bei tempi andati
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Un paese dove tutti si conoscono. Dove ci si saluta al bar, dove si va alla stessa sagra, dove i nostri nonni hanno lavorato la stessa terra. Perché, da un po' di tempo a questa parte, se il tuo vicino ha la pelle di un altro colore, diventa automaticamente un...
Siamo sempre da soli. E va bene così. A loro. È come vivere su un’isola. Ognuno murato in casa sua. Col telefonino in mano. Siamo sempre da soli. Scrivi, condividi, ti arrabbi. Poi metti giù e non cambia niente. Un’ingiustizia al giorno. Un morto sul lavoro al...
Ci toglievamo la magliettina e quelle erano le porte. Non serviva niente altro. Due magliette per terra a fare da palo e iniziava la partita. Il pallone si chiamava Tango. Un po’ pesante, ma sempre meglio del Super Tele che volava troppo. Le casacche erano petto...
Oggi ti ho vista sposa in mezzo ai vigneti di Negrar. Il mio cuore è scoppiato di gioia
Essere davanti alla fabbrica a parlare e a discutere per ore capita solamente in occasione di scioperi e presidi.
Capita così, che stai conversando con un compagno di lavoro, dopo aver parlato per 1 o 2 ore un po’ ti stanchi e allora incroci gli sguardi di altri colleghi, che saluti con un cenno della testa. Guardare le facce è veramente affascinante, perché sembra che tutti vogliano far vedere che sorridono, in realtà da sorridere c’è ben poco e capisci che è come se ci proteggessimo l’uno con l’altro, proprio come una mamma fa con il suo bambino.
L’atmosfera che si respira è irreale, POLIZIOTTI ANTI SOMMOSSA venuti da Padova? Ma quando mai?
Il clima era tranquillo e forse anche troppo camomilloso (parola nuova? chiedere all’accademia della crusca, grazie) quando ad un certo punto ecco apparire 2 camionette di poliziotti con tanto di “maniche fatte su”. Ci guardiamo, ci scappa da ridere e diciamo che secondo noi si sta un po’ esagerando. Nel frattempo sentiamo uno squillo di cellulare, era la mamma di un collega che diceva al proprio figlio di tornare a casa immediatamente, perché sicuramente stavamo facendo delle brutte cose, perché Copparo è piena zeppa di poliziotti con i manganelli pronti per picchiare gli operai che si comportavano male.
“L’ultimo anello di catena che protesta”
Io, il collega e altri intorno scoppiamo in una risata senza ritegno, poi però arriva un’altra telefonata: era la moglie preoccupata di un altro che sosteneva praticamente le stesse cose.
Lì ci siamo chiesti: ma veramente è necessario tutto questo stanziamento di mezzi per della gente che difende il proprio posto di lavoro? L’unica risposta che mi viene in mente è che, evidentemente, ci sono delle realtà diverse dalla nostra. Personalmente non capisco come si possa manomettere o danneggiare il proprio stabilimento dato che è quella roba lì che ti permette di vivere dignitosamente.
Arriva la sera e, assieme agli ex dipendenti passati a dare la loro solidarietà e che ringrazio pubblicamente, ci accorgiamo che ci sono più forze dell’ordine che civili… allora scambiamo 2 chiacchiere con i carabinieri, anche loro davanti allo stabilimento 24 ore su 24. Facciamo arrivare quella che sarebbe la fine del turno e tra la pioggia fine e fredda della sera ci avviamo verso casa.
Poi arriva il 20 ottobre, vengono ritirate le procedure di mobilità, discussioni a non finire, ipotesi di ogni genere, ma ci sono le commesse e non abbiamo tempo da perdere, si torna a lavorare…
Per il momento…
Continua…?
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