Siamo sempre da soli.
E va bene così.
A loro.
È come vivere su un’isola.
Ognuno murato in casa sua.
Col telefonino in mano.
Siamo sempre da soli.
Scrivi, condividi, ti arrabbi.
Poi metti giù e non cambia niente.
Un’ingiustizia al giorno.
Un morto sul lavoro al giorno.
Li scorriamo come fossero notizie meteo.
Metti un bel like.
Condividi.
Siamo sempre da soli.
Poi torni a guardare il reel, si perdono ore a guardare reel.
Scioperi?
Manifestazioni?
Risposte?
Niente di niente.
Siamo 60 milioni di persone che si odiano sui social.
Siamo sempre da soli.
Non ci sarà mai una risposta sociale.
Non può esserci.
Perché prima ti devi guardare in faccia.
E noi non ci guardiamo più.
Ci blocchiamo.
Ci cancelliamo.
Ci diamo del venduto.
La classe politica lo sa benissimo.
Mentre tu commenti, loro firmano.
Mentre tu litighi col tuo amico immaginario su facebook loro incassano.
La benzina sempre più cara.
L’età pensionabile sempre più alta.
Politici nostrani e internazionali sempre più vecchi.
I giovani laureati che non trovano lavoro se non precario.
Mentre tu aspetti “che qualcuno faccia qualcosa”, loro sono già a fare altro.
Ci vogliono stanchi.
Ci vogliono divisi.
Anzi, mi autocito: “vorrebbero che stessimo sempre sul divano a guardare Rete4”.
Perché la gente da sola non dà fastidio è gente insieme che fa paura.
E noi siamo sempre da soli.
Una volta bastava una notizia per mandarci in piazza e far cadere i governi.
Oggi ne servono 10 e ce ne sbattiamo altamente.
Siamo come anestetizzati.
Siamo comodi.
Siamo sempre da soli.
E finché resteremo così, ognuno col suo schermo tattile possono farci quello che vogliono.
Anche ucciderci di lavoro.
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