Faccio il sovversivo 2.0
16 Settembre 2026

I bei tempi andati

di Faccio | 2 min

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“Una volta si stava meglio.”
Certo.
Noi che se uno era grosso era ciccione.
Noi che se uno era gay era frocio.
Noi che la fidanzata era “la mia fi.a”.
Noi che se uno era diverso era mongoloide.
Noi che in piazza, quando arrivava il matto del paese, non lo aiutavamo: lo prendevamo in giro.
Noi che bevevamo e poi guidavamo.
“Ma tanto sono due minuti.”
Noi che sul motorino elaborato andavamo a manetta, spesso senza casco, e se tornavamo a casa interi dicevamo:
“Hai visto? Non è successo niente.”
Noi che la cintura di sicurezza era roba da fifoni.
Noi che fumavamo praticamente dappertutto.
Noi che i bambini stavano in macchina come capitava.
Noi che una rissa era un modo come un altro per discutere.
Noi che insultare era “goliardia”.
Noi che umiliare qualcuno era “scherzare”.

E oggi:
“Eh, ma una volta c’era più rispetto.”
Ezà…
C’era più ignoranza.
C’era più menefreghismo.
C’erano meno controlli.
E spesso c’era semplicemente meno consapevolezza.

Però noi abbiamo dei ricordi fenomenali.

Ricordiamo le estati, gli amici, il bar, il motorino e le serate.
Dimentichiamo tutto il resto.
E allora diciamola tutta:
non erano i tempi migliori.
Eravamo noi più giovani.
E confondiamo la nostalgia per la nostra giovinezza.
“Una volta si stava meglio.”
Certo.
Eravamo più giovani.
Non necessariamente stavamo meglio.
Diciamo che siamo sopravvissuti e abbiamo trasformato le nostre cazzate in ricordi nostalgici.

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