Faccio il sovversivo 2.0
23 Giugno 2026

Hanno messo i soldi. E abbiamo perso il gioco

di Redazione | 2 min

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Ci toglievamo la magliettina e quelle erano le porte.
Non serviva niente altro.
Due magliette per terra a fare da palo e iniziava la partita.

Il pallone si chiamava Tango.
Un po’ pesante, ma sempre meglio del Super Tele che volava troppo.

Le casacche erano petto nudo contro quelli con la maglietta.

Al campetto in cemento di via Ferrara eravamo in tanti.
C’erano Nicola, Riccardo, Claudio, Gianni, Davide, Matteo, Gian Maria, Thomas…
E poi gli “stranieri”: Simone di Reggio Emilia, Sandro di Bologna, Luca di Rovigo e addirittura Mauro, un vero argentino… e io.
Dell’Italia ero Tardelli.
Dell’Inghilterra ero Paul Mariner.
Della Francia Dominique Rocheteau.
Della Polonia Lato
Del Camerun M’Bom…

Azioni che diventavano immediatamente telecronache, durante il loro svolgimento.
Da soli, a voce alta.

Io e i miei amici non facevamo altro.
Si giocava a Calcio, punto.

Ricordo il mondiale del 1982.
Fisici dei calciatori normali.
Canottiera a coste sotto la maglia.
Claudio Gentile che, tolta la casacca azzurra, ha il pelo sul petto: è un qualcosa di eccezionale agli occhi di oggi.
Quella era forza vera.
Quella era l’Italia che giocava a Calcio con una grande C maiuscola.

Mia mamma insieme alla signora Bettilea mi cucì una bandierina tricolore da attaccare alla mia bici cross.
Ero il bambino più felice del mondo.
Avevo 10 anni e l’Italia che sventolava dietro la bici.

Mi piace vedere chiunque giocare a calcio, mi piace il gioco del calcio, attualmente non mi piace ciò che c’è dietro.
Anche se lo sto guardando, questo mondiale non fa per me.
Sicuramente anche perché manca l’Italia.
Sono talmente tifoso della nazionale che tra la mia squadra del cuore e gli azzurri scelgo questi ultimi.

Non mi piace rivangare il passato.
Ma se l’Italia non va ai mondiali da dodici anni è un problema che persiste.
È sotto gli occhi di tutti.
Le pseudo scuole calcio, dove devi pagare per far giocare il figlio, hanno fallito.
Hanno trasformato il gioco del calcio in una macchina da soldi.

Non sono un estremista cattolico, ma gli oratori erano importanti, d’altro canto devi renderli accessibili a tutti, anche a chi non ha fede cristiana.
Se si tornasse a giocare liberamente nei campetti di calcio senza farli pensare di diventare per forza dei professionisti…

Deve venire da solo il fatto che si può sognare di giocare un mondiale e di poter fare un gol alla Messi.

Invece no. Lo stanno devastando del tutto.

Oggi guardi e non è più la stessa cosa.
La canottiera, il pelo sul petto.
Hanno messo i soldi. E abbiamo perso il gioco.

Si giocava a calcio, punto.

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