Nessuno ha chiesto riti abbreviati e tutti, in caso di rinvio a giudizio, cercheranno di convincere il giudice della propria innocenza in dibattimento. L’udienza preliminare dell’Appaltopoli ferrarese ha riempito ieri l’aula C del tribunale estense per tutta la giornata.
I fatti sono noti e possono decifrarsi in tre anni di indagini, 17mila pagine di fascicolo, 13 persone indagate e 9 imprese coinvolte. Queste le cifre della maxi inchiesta svolta dalla procura di Ferrara sulla vicenda “Appaltopoli”. Secondo quanto contestato dalla pm Patrizia Castaldini l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata a “realizzare mediante collusione e accordo clandestino, le turbative d’asta delle gare che si svolgevano mediante la procedura del cottimo fiduciario o quella dell’affidamento diretto».
A tessere le fila dei contatti tra chi voleva gli appalti (imprese) e chi aveva la facoltà di scegliere l’affidatario (l’ufficio Infrastrutture del Comune di Ferrara), era – secondo l’accusa – Enrico Pocaterra, dirigente dell’assessorato ai Lavori pubblici, indagato inizialmente per turbativa d’asta aggravata e abuso d’ufficio a fini patrimoniali in concorso.
A questa ipotesi di reato si aggiunse in seguito quella ancor più grave di associazione per delinquere, che deriverebbe dalla precisa volontà – secondo gli inquirenti – di spartire tra le ditte, che avevano costituito tra loro una specie di “cartello”, una serie di appalti – per quasi 1 milione di euro – affidati direttamente nel corso del 2005 e 2006 dall’assessorato competente.
Fu Pocaterra, secondo la procura, ad assegnare alle ditte lavori con affidamento diretto, una prassi consolidata e del tutto regolare. Il problema è che dietro a tutto ciò la magistratura vedrebbe un accordo sottobanco tra il funzionario e le aziende per assicurare la spartizione degli appalti ed evitare così corse al ribasso che non avrebbero certo favorito le casse degli imprenditori.
In sostanza tutto veniva deciso prima ancora dell’invio delle lettere di partecipazione alle gare: chi partecipava sapeva già chi avrebbe vinto e quando sarebbe stato il proprio “turno”. A insospettire gli investigatori furono le percentuali al ribasso: percentuali minime, dell’ordine anche dello 0,5% rispetto alle oltre offerte. In questo modo le ditte sapevano quale cifra offrire, più bassa delle altre, ma non troppo. E questo a rotazione, in modo da “avvantaggiare” a turno ognuna delle ditte del “cartello”.
Alla sbarra sono ora 13 persone, imputate di associazione a delinquere finalizzata alla turbative d’aste dei lavori assegnati nel 2005 e 2006. Si tratta di Enrico Pocaterra, responsabile dell’Ufficio Infrastrutture del Comune di Ferrara e 12 titolari per 9 imprese: Sergio Ambrosone di Tubi Costruzioni; Francesco e Riccardo Roccati di Robur Asfalti; Mario e Luigi Bertoncelli; Giancarla Lavezzi ed Ernesto Valentini, Eredi Fantoni; Umberto Baraldi di EuroTech; Nicola Lincetto di Ics Conglomerati; Enrico Petelio di Sintexcal; Stefano Ferrari di Ferrari Strade; Paolo Moretti della Moretti.
In mattinata sono stati sentiti due degli imprenditori sotto accusa, Baraldi (difeso dall’avvocato Claudio Maruzzi) e Lincetto (difeso dall’avvocato Piero Barolo del foro di Treviso). Il primo ha sostenuto di non essere a conoscenza di eventuali accordi spartitori a livello di appalti, come sostiene la “grande accusatrice” Maria Amoruso, funzionaria tecnica del Comune che svelò i presunti trucchi di Appaltopoli. La sua impresa, ha assicurato Baraldi, ha sempre lavorato, dal 2004 al 2006, con l’amministrazione comunale grazie a commesse affidate in ragione dell’affidabilità della sua azienda.
“Dall’interrogatorio di Baraldi – fa notare l’avvocato Maruzzi – sono emersi valori irrisori per i singoli appalti, con un utile molto basso per l’imprenditore, il che renderebbe difficile ipotizzare un percorso illecito volto a trarre margini vantaggiosi dai lavori”. “I due imprenditori – aggiunge l’avvocato Gianluigi Pieraccini, difensore di Enrico Pocaterra – hanno smentito in modo robusto le dichiarazioni di Maria Amoruso,il tutto a scapito della credibilità della testimone”.
La difesa ha chiesto una perizia per valutare la congruità dei singoli appalti, ma il gup Silvia Migliori ha respinto l’istanza, non ritenendola rilevante ai fini della decisione.
Nel pomeriggio hanno parlato altri imprenditori, non discostandosi dalle dichiarazioni che li vorrebbero estranei a qualsivoglia complotto spartitorio.
L’udienza è stata aggiornata a lunedì, quando il giudice dovrebbe già pronunciarsi per il proscioglimento o per il rinvio a giudizio.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com