Non vuole parlar male di lui, assicura. Ma poi lo sbugiarda concedendo alla cronaca anche qualche dettaglio di una conversazione privata. Valentino Tavolazzi replica per l’ennesima volta, sempre indirettamente, a Beppe Grillo. La voce del leader del Movimento 5 Stelle questa volta si è fatta sentire non dal blog, ma dalle pagine de Il Fatto Quotidiano.
In un’intervista a Marco Travaglio il blogger genovese, a precisa domanda, afferma di “non voler parlar male di Tavolazzi, lo conosco da una vita, l’ho sostenuto quando presentò la sua lista a Ferrara e al Cinquestelle manco ci pensavo”. Grillo lo definisce “onesto e competente”. Ma “fa politica da troppi anni, ha la testa a forma di partito: faceva riunioni, parlava ai nostri ragazzi di votazioni, organismi interni, cariche, strutture verticali. Noi non siamo così”. Questo, in sostanza, il motivo della sua ‘epurazione’, anche se sui termini Grillo fa delle precisazioni: “non essendo iscritto, non c’è stato bisogno di espellerlo. Ma ci portava lontano dai nostri obiettivi e divideva il movimento. Semplicemente non gli abbiamo più dato il simbolo”.
Eppure il consigliere di Progetto per Ferrara stava per rientrare dalla porta principale attraverso l’incarico di city manager che il neosindaco di Parma, Pizzarotti, gli voleva affidare. “Da quando è stato eletto Pizzarotti non l’ho più visto né sentito. Nemmeno al telefono”, ha tagliato corto Grillo.
E invece, secondo Tavolazzi, le cose sarebbero andate diversamente. “Anche io non voglio parlare male di Beppe – esordisce l’ex grillino -, siamo amici da tanti anni e gli sono riconoscente per il cambiamento che sta producendo nel nostro paese”. Ma… Ma per quanto riguarda la “testa a forma di partito”, “Beppe afferma che faccio politica da troppo tempo. In realtà è facile constatare dal mio curriculum vitae, che ho iniziato a fare politica alla fine del 2008, proprio fondando la lista civica poi certificata da Beppe, a parte una parentesi di pochi mesi negli anni ‘70 come consigliere di circoscrizione per il Pci. Con questi parametri di espulsione quanti rimarrebbe dentro il Movimento?”.
Tavolazzi smentisce anche le “riunioni in cui io abbia parlato di “organismi interni, cariche e strutture verticali”. Al contrario ho promosso giornate sulla Democrazia Diretta, che proprio Beppe ha contrastato, con me al telefono, mai pubblicamente. Quella Democrazia Diretta che ora lui promuove tutti i giorni sui media”.
Quanto poi alla non-iscrizione al MoVimento 5 Stelle, “è certamente la sua amnesia più grande. Basta intervistare gli eletti ed attivisti dell’Emilia Romagna. Emergerebbero decine di riunioni cui ho partecipato per la campagna elettorale regionale del 2010; centinaia di mail con lo staff di Grillo come eletto del movimento 5 Stelle; partecipazioni alle riunioni nazionali per gli eletti, convocate da Casaleggio a Milano. A due di esse mi è stato chiesto di relazionare sul ruolo del consigliere comunale, sui bilanci e sull’acqua pubblica”.
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