Cronaca
18 Febbraio 2012
L’Appello conferma l’innocenza di un pizzaiolo ferrarese

Violenza sessuale, assolto due volte

di Marco Zavagli | 2 min

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Il processo di appello ha confermato la sentenza del primo grado, emessa il 4 marzo 2009 al termine del rito abbreviato dal giudice Silvia Migliori. La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Bologna ha ribadito l’innocenza di un ferrarese di 40 anni, pizzaiolo residente in un paese del Basso Ferrarese, accusato di violenza sessuale su minore.

Il suo inferno era iniziato nel 2006, quando una ragazzina di 16 lo denunciò per violenza sessuale. Da allora partì il calvario processuale per un pizzaiolo del basso ferrarese di 40 anni. Un calvario terminato solo ieri mattina, quando il tribunale di appello ha emesso nei suoi confronti la sentenza di assoluzione.

Così come il pm in primo grado, anche il procuratore generale al termine della requisitoria di secondo grado ha chiesto per l’uomo – assistito dagli avvocati Luca Tieghi e Antonio Boldrini – la condanna a quattro anni senza la concessione delle attenuanti generiche.

La parte offesa, costituitasi parte civile, aveva sostenuto che una notte di quasi sei anni fa voleva raggiungere il suo fidanzato che abitava ad alcuni chilometri di distanza. Era sera e non se la sentiva di prendere la bicicletta e attraversare strade buie e pericolose. E così chiese un passaggio in auto a una persona che conosceva di vista, il pizzaiolo appunto. Secondo la versione sostenuta dalla ragazza, appena 16 anni all’epoca dei fatti, l’uomo, anziché accompagnarla dal suo ragazzo, ha dirottato l’auto dietro un filare di campagna e là avrebbe abusato di lei.

L’attendibilità di quel racconto sarebbe poi stata minata – nel processo di primo grado – dalla perizia medica del dottor Antonio Zanzi che rilevò una parziale capacità erettile nel 40enne. Altri dubbi sorsero quando in aula si apprese che l’ex fidanzato della giovane conosceva il presunto stupratore. Il giovane, infatti, poco dopo il fatto avrebbe detto ai carabinieri di avere il sentore che l’accusa della ragazza fosse tutta una montatura per “spillare” denaro all’imputato. Pur ammonito in aula dal giudice, il giovane non confermò davanti al gip quanto messo a verbale in quell’occasione.

Abbastanza per far scattare allora nei suoi confronti le accuse di favoreggiamento e falsa testimonianza.

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