Versalis intende licenziare 30 lavoratori
Versalis ha annunciato alle segreterie di Filctem, Femca e Uiltec l’intenzione di avviare una procedura di licenziamento collettivo per il sito di Ferrara, coinvolgendo 30 lavoratrici e lavoratori
Versalis ha annunciato alle segreterie di Filctem, Femca e Uiltec l’intenzione di avviare una procedura di licenziamento collettivo per il sito di Ferrara, coinvolgendo 30 lavoratrici e lavoratori
Il caso dell'incidente che ha coinvolto il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e l'ex assessora Francesca Savini arriva fino a Roma. E stavolta finisce nero su bianco in un'interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dei Trasporti Matteo Salvini e al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi
Oltre una cinquantina di cittadini hanno presentato, tramite l’avvocato Francesco Vinci, una diffida al Comune di Ferrara, alla Prefettura, ad Arpae, alla Soprintendenza e alla Polizia Locale chiedendo la revoca delle autorizzazioni del “Ferrara Summer Festival 2026” e lo spostamento definitivo della manifestazione
Il ministro Adolfo Urso è arrivato lunedì 11 maggio allo stabilimento Bregoli Group e alla Bio Aedilitia di Massimiliano Maini, dove ha incontrato una folta rappresentanza di imprenditori locali
Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Bologna ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza con cui la Corte d’Appello aveva confermato l’assoluzione del 75enne Roberto Ferrari e del 66enne Gabriele Guardigli
Un “complotto” contro Anna Ferraresi, architettato dall’ex vicesindaco, con l’obiettivo di “farla licenziare” e “metterla in difficoltà“. È tornata a parlare Rossella Arquà e lo ha fatto oggi, mercoledì 13 maggio, davanti alla giudice Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, dove è stata ascoltata come testimone chiave nel procedimento per il presunto dossieraggio in municipio. Nel processo, in cui vengono contestati il trattamento illecito di dati personali e la diffamazione nei confronti dell’ex consigliera, l’unico imputato è Nicola Naomo Lodi.
I fatti risalgono a maggio 2020 quando, secondo la ricostruzione avanzata dagli inquirenti, una mano anonima inviò al datore di lavoro di Ferraresi e ai gruppi consiliari alcuni plichi contenenti atti e annotazioni riservate riguardanti guai giudiziari che avevano coinvolto la donna. Guai risalenti al 2014, quando l’auto con a bordo l’ex consigliera venne fermata all’uscita del casello di Ferrara Nord dalla Polizia Stradale: risultò positiva all’alcoltest e le venne ritirata la patente. Nei plichi erano contenute copie dei verbali integrali della Polizia Stradale di Altedo, nonché copia dei referti dell’Ausl, completi di dati personali, della Ferraresi e del compagno di allora come nome, cognome e targa dell’automobile.
Di quei plichi, come riferito in aula, Arquà sarebbe venuta a conoscenza già nel febbraio 2020, alcuni mesi prima che il caso Ferraresi esplodesse pubblicamente, quando ancora era militante e consigliera della Lega. A mostrarle quei documenti, sempre secondo la testimonianza, sarebbe stato lo stesso ex vicesindaco, che li custodiva in un cassetto “chiuso a chiave” della scrivania del proprio ufficio. Sarebbe stato proprio in quel frangente – ha spiegato Arquà – che Lodi le avrebbe confidato l’intenzione di utilizzare quel materiale inviandolo al datore di lavoro di Ferraresi. La successiva diffusione dei documenti ai capigruppo consiliari, invece, ha dichiarato di averla appresa soltanto attraverso gli articoli pubblicati sui giornali.
Anna Ferraresi è “sempre stata quella da mettere alla gogna”, ha raccontato Arquà, che all’epoca dei fatti era ancora il braccio destro di Naomo. “Noi del gruppo Lega – ha aggiunto – l’abbiamo insultata tutti e tutti eravamo lì per darle contro. Lo facevamo per il partito e per Lodi. L’abbiamo sempre criticata e ho smesso di farlo solamente quando scoppiò la mia vicenda (quella delle lettere minatorie, ndr). Ma fino all’ultimo sono stata al fianco di Lodi e ho fatto quello che mi diceva lui. Era piena obbedienza: lui diceva e noi facevamo. Per me era un punto di riferimento, un idolo. Ho sempre fatto affidamento su di lui e lui faceva altrettanto con me. Oggi Invece provo odio e amarezza perché non è più la persona che stimavo un tempo”.
Arquà ha poi ricordato di aver chiesto a Lodi da chi provenissero quei documenti riguardanti la sfera privata di Ferraresi e come fosse stato possibile ottenerli. “Mi disse – ha proseguito – di non preoccuparmi, che lui aveva delle conoscenze e che riusciva ad avere tutto. Qualsiasi cosa volesse, la otteneva”. L’ex leghista ha quindi parlato delle presunte “amicizie con personale della Digos e della Polizia“. “Riusciva a entrare dappertutto e ad arrivare dove gli altri non arrivavano – ha aggiunto – e, per me, questo aveva valore”. Qualche giorno più tardi, dopo aver visionato quelle carte, la donna ha inoltre riferito di avere effettuato con Lodi un sopralluogo in auto per verificare se Ferraresi fosse al lavoro.
Durante la propria deposizione, Arquà ha fatto anche i nomi di Marco Vincenzi, ex consigliere comunale di centrodestra a Ferrara e assessore a Bondeno, dove è già ricandidato nella lista a sostegno del sindaco uscente Saletti, e di Lorenzo Poltronieri, ex presidente del Consiglio Comunale di Ferrara. Lo stesso Vincenzi risulta attualmente indagato dalla Procura di Bologna, in un procedimento in cui parte offesa è la stessa Ferraresi, per accesso abusivo a sistema informatico, per la precisione alle banche dati Inps. A documentarlo è il certificato ex articolo 335 del codice di procedura penale che, prodotto dai legali dell’ex consigliera, gli avvocati Fabio Anselmo e Bernardo Gentile, è stato acquisito agli atti dell’attuale processo.
“Poltronieri mi riferì che Lodi gli aveva chiesto di verificare, tramite Vincenzi, che all’epoca lavorava all’Inps, se Anna Ferraresi fosse in regola sul posto di lavoro. Saltò fuori che era assunta soltanto per tre o quattro ore come colf e voleva sapere se, mentre lavorava, poteva somministrare medicinali ai pazienti come oss”, ha affermato Arquà. Sul punto però, rispondendo alle domande della difesa di Lodi, rappresentata dall’avvocato Carlo Bergamasco, la testimone ha precisato di non aver mai parlato direttamente con Vincenzi e di non aver mai sentito affrontare quell’argomento tra Lodi e Poltronieri.
Proprio a proposito di Poltronieri, Arquà ha inoltre confermato una circostanza di cui aveva già dato conto nel novembre 2021, quando era stata sentita a sommarie informazioni testimoniali dagli inquirenti nell’ambito del procedimento relativo alle lettere minatorie. Dopo aver appreso che la casa di Anna Ferraresi era finita all’asta, l’ex presidente del Consiglio comunale – secondo quanto riferito dalla testimone – si sarebbe detto interessato ad acquistarla per poi “sbatterla fuori” e donare l’immobile alla Lega, affinché venisse ricavata una sede del partito. Nulla di penalmente rilevante, va precisato, ma un episodio che contribuisce comunque a delineare il clima avvelenato di quel periodo e il sentimento di ostilità maturato nei confronti dell’ex compagna di partito, nel frattempo diventata una nemica politica.
Fuori dall’aula, una volta terminata l’udienza, l’avvocato Carlo Bergamasco ha detto di essere “sempre più convinto dell’insussistenza delle accuse“. Il procedimento è stato riaggiornato al 29 giugno quando è programmata la discussione delle parti e la sentenza del tribunale.
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