“Risulta fuori luogo e offensivo dichiarare che il Comune “non ha agito secondo i più elementari principi di buona fede” quando invece chi ha operato lo ha fatto con la massima trasparenza”. E’ la replica che arriva dal Comune dopo gli articoli di Estense.com sulla vicenda del cantiere di Via del Lavoro, con le imprese Sarti e Tubi che dopo aver saputo della risoluzione del contratto (vai all’articolo), hanno deciso di chiedere al tribunale un accertamento tecnico sui luoghi (leggi).
“Le ditte Cir (capogruppo), Sarti e Tubi sono raggruppate in una associazione definita di tipo “orizzontale”, ovvero tutte e tre sono responsabili in modo solidale verso il contratto con il Comune. Se i soci non erano al corrente di cosa succedeva in un cantiere di tale importanza, sembra quanto meno segno di scarsa diligenza”. È la secca risposta che arriva direttamente del rup, responsabile unico del progetto, l’ingegner Ferruccio Lanzoni, dirigente del servizio edilizia del settore opere pubbliche dell’assessorato del Comune di Ferrara.
Lanzoni produce date e numeri per aiutare la ricostruzione della vicenda. A partire dal 27 ottobre 2008, quando vennero consegnati i lavori. “Già in data 22 aprile 10 (circa 1 anno fa) – sottolinea Lanzoni – era stata avviata una prima procedura di risoluzione nei confronti dell’Ati. Per effetto di ciò i lavori hanno avuto una impennata di produttività, ma già dopo l’estate 2010 il cantiere ha subito una drastica riduzione di produzione, immediatamente denunciata dalla direzione dei lavori”.
Intanto i tempi si restringevano: l’opera doveva essere ultimata entro l’11 novembre 2010, ma “nonostante tutti i solleciti, il cantiere risultava quasi abbandonato fino alla fine del 2010”. Ecco allora che l’11 febbraio di quest’anno la direzione dei lavori, “vedendo ormai compromesso il risultato di completare i lavori, ha formulato le inevitabili contestazioni all’Ati per grave inadempimento contrattuale: si davo avvio così la procedura di risoluzione”.
Qui arriva la richiesta di sospensiva avanzata da Sarti e Tubi hanno per valutare con il Comune una proposta transattiva. “Affermare che questa non sia stata presa in considerazione non corrisponde al vero – si difende Lanzoni -. Il Comune non ha lasciato nulla di intentato per recuperare una situazione gravemente compromessa (indipendentemente dal fatto che le imprese appartengano al tessuto produttivo ferrarese). La scelta di risolvere il contratto è una decisione comunque difficile, che si vorrebbe sempre evitare. Per cui c’è stato un incontro ufficiale con Cir ,Sarti e Tubi, convocato dal responsabile del procedimento il 31 marzo 2011, “in cui le imprese hanno potuto illustrare le loro richieste, mentre il sottoscritto ha rappresentato alle stesse aziende le esigenze dell’Amministrazione e le questioni che dovevano essere trattate in modo approfondito e dettagliato. Quindi Sarti e Tubi erano ampiamente informati circa le aspettative del Comune, al fine di potere proseguire il contratto, ma non ne hanno fatto tesoro e non hanno agito di conseguenza”.
Quanto al contenuto della proposta transattiva, quella di Sarti “si componeva di due fogli A4 oltre ad un parere legale – così la descrive Lanozni -, mentre quella di Cir (molto simile) era composta di tre fogli più lo stesso parere. I contenuti (sebbene molto sintetici) non erano comunque accettabili da parte dell’amministrazione, perché non chiari e tali non fornire adeguate garanzie al Comune circa l’esito dell’appalto. Di qui l’inevitabile passo della risoluzione del contratto”.
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