Politica
14 Marzo 2011
Franceschini: “Le nostre battaglie sono Costituzione, scuole e giustizia”

Il Partito democratico alla prova del risveglio

di Marco Zavagli | 2 min

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La chiama la “prova del risveglio”. Dario Franceschini, fresco del bagno di folla romano per la manifestazione di sabato, arringa i suoi dal palco del centro sociale “Il Quadrifoglio” di Pontelagoscuro.

“Durante la manifestazione di ieri (sabato, ndr) c’era tanta gente che a Roma ci fermava per dirci che era la prima volta che scendeva in piazza. Questo perché la difesa della Costituzione o della scuola pubblica fanno parte di quelle battaglie condivise, di un patrimonio comune, come è stato in Italia per decenni”.

Coccarda tricolore al petto, il capogruppo del Pd alla Camera è sicuro che ripartire dalle battaglie condivise sia la chiave che può aprire le porte degli italiani disaffezionati al voto. O di quelli che si sono allontanati dal centrosinistra. E queste battaglie oggi si chiamano Costituzione, scuola, giustizia.

“Le parole di Berlusconi sulla scuola pubblica non sono sfuggite – rimarca Franceschini -, gli italiani non credono che, come dice il premier, educare i figli liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, o che gli insegnanti inculcano principi contrari alla verità”.

Così come “non sfugge quello che vogliono fare con la riforma della giustizia: “è lo stravolgimento del principio fondante del nostro sistema costituzionale, con l’ordinamento giudiziario che rischia di diventare succube di quello politico attraverso la separazione delle carriere e la non obbligatorietà dell’azione penale”.

Queste, dunque, le battaglie. Questi i campi dove riprendere “uno spazio che fino a qualche mese fa ci mancava”, dove “recuperare gli elettori”. Ma per farlo “dobbiamo mantenere l’unità del partito, che non vuol dire professare il pensiero unico, bensì mettere al bando la litigiosità che traspare dai giornali”.

Serve quindi una voce unica al Pd, capace di “far vedere le nostre diversità dalla destra, far capire quali sono le nostre prospettive”. A maggior ragione nel passaggio di “un cambiamento epocale che si sta compiendo al di là del Mediterraneo. Questo 2011 potrebbe essere davvero l’inizio di un secolo nuovo, come lo è stato l’’89 per quello precedente”.

“Dobbiamo essere preparati ad affrontare il mondo che cambia – conclude Franceschini -: la globalizzazione, le grandi scoperte scientifiche. Anche qui siamo in grado di dare un modello di verso da quello del profitto e del mercato della destra. La politica deve dire quale è il modello di società da costruire”.

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