Città identitarie. “Contraddizioni, dimenticanze o scelte oculate?”
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di Tommaso Piacentini
Rimpallo di responsabilità tra amministratore condominiale e Comune, furti negli appartamenti e ancora tanta, troppa incertezza sul futuro. A 5 mesi dallo sfollamento del grattacielo, l’immagine evocata durante l’assemblea tenutasi ieri (domenica 14 giugno) nella sede di Cittadini nel mondo ha i colori dello sconforto e del caos istituzionale.
Dopo la notizia, riferita dalla stampa, che al proprietario di diversi appartamenti nella torre B, Massimo Secchiero, sarebbe stato consentito l’accesso a uno dei locali del grattacielo – del quale avrebbe constatato l’effrazione e il furto di alcuni beni -, accompagnato dall’amministratore di condominio Francesco Donazzi, la risposta degli inquilini e di chi li rappresenta è unanime: “Ci è sembrata una presa in giro”, come ha dichiarato Carola Peverati.
“Sono mesi che stiamo insistendo perché gli inquilini possano accedere alle proprie case” ha proseguito Peverati che, insieme ad Andrea Firrincieli, ha individuato una data limite all’assenza di risposte: “Gli avvocati Cipolla e Guglielmi – ha spiegato Firrincieli – si sono occupati di trasmettere le richieste ex articolo 3, quindi quelle che richiedevano un alloggio in situazione emergenziale, ma non stanno avendo risposte. Il Comune dice che gli uffici dell’Asp hanno aperto una pratica per ciascuna delle domande, ma la risposta non è ancora arrivata”.
Poi c’è la questione degli accessi. Alla domanda sul perché l’amministratore di condominio avesse consentito l’accesso a Secchiero, Donazzi ha risposto di “essere stato tratto in inganno”, in quanto lo stesso avrebbe denunciato una “situazione d’emergenza”.
Sulle pratiche di accesso, poi, vige il regime di “stand by”: dopo che il Comune, il 16 marzo scorso, ha indirizzato la competenza degli accessi allo studio dell’amministratore di condominio, quest’ultimo l’ha rinviata al successivo 30 marzo, data in cui è stato eletto il consiglio di condominio, di cui fa parte anche il figlio di Secchiero: “Questo consiglio ha dato in carico a uno studio di avvocati di fare determinate richieste e di seguire le pratiche, ma anche in questo caso è ancora tutto fermo”.
L’amministratore di condominio avrebbe poi rinviato di nuovo la pertinenza degli accessi al Comune: “A quanto riferisce – ha spiegato Firrincieli -, l’amministratore domani mattina (oggi ndr) chiederà al Comune da chi dipendono gli accessi e nel pomeriggio si è preso l’impegno con gli avvocati Guglielmi e Cipolla di dare una risposta”.
Risposta in assenza della quale Firrincieli ha promesso di scendere in piazza: “Se lunedì pomeriggio non avrò avuto risposte, martedì mi recherò in questura per chiedere che questo sabato si faccia un corteo che parta dal grattacielo e giunga in piazza municipale o un presidio sotto il grattacielo”.
Un aut aut, quindi, giunto dopo mesi dallo sgombero e a ridosso di una prospettiva incerta per gli sfollati del San Bartolo: “Il 30 giugno, infatti, anche la Caritas che ha in gestione il dormitorio di San Bartolo chiuderà”.
Punto e a capo. Ma c’è chi a capo, per tornare al punto di partenza, non ci vuole più tornare: è il caso di una famiglia con 3 bambini libanesi raccontato dalla consigliera dem Sara Conforti. “Il padre è venuto dal Senegal, se li è ripresi e sono andati via – ha spiegato la consigliera – . Lui mi ha detto che andava via per poco e che sarebbe tornato per settembre quando i bambini dovranno tornare a scuola, ma se non trova casa li tiene via. I bambini hanno fatto tutti i cicli scolastici qui, sanno benissimo l’italiano: è un fallimento. E non è l’unico caso”.
“Tante famiglie sono rimaste qui finché la scuola è stata aperta – è la testimonianza di Peverati -, ma finita la scuola chi aveva una situazione precaria sono andate in un altro posto perché non hanno garantita una situazione stabile dal punto di vista locativo. È una sconfitta enorme”.
Una sconfitta anche dal punto di vista di chi rimane: “Non può essere che queste famiglie vengano tenute in camere di albergo o monolocali di 25 metri quadri, con due bambini piccoli – ha protestato Conforti -. Una famiglia mi ha chiesto più volte di intercedere per essere spostati in una casa dove ci fossero almeno le finestre e un tavolo dove fare i compiti. Non sono case, non possono essere considerati luoghi dove un bambino può vivere”.
La strategia, secondo Firrincieli, sarebbe quella di esasperare la situazione e creare divisioni interne: “Il Comune cerca di tenervi divisi, in modo da poter fare piccoli acquisti e portarvi via gli appartamenti. Ciò che glielo impedisce è che voi cercate di tenervi sempre informati”.
Il responso su chi effettivamente avrà l’onere di gestire gli accessi agli appartamenti del grattacielo si avrà, quindi, in giornata. Contro quello che Firrincieli ha definito un “reato di violenza privata”, contro il silenzio istituzionale, contro l’impaludamento della situazione grattacielo, gli sfollati rispondono: “non staremo più in silenzio”.
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