Attualità
18 Maggio 2023
Caselli ha parlato dei maltrattamenti degli anziani nelle Rsa italiane durante e dopo il Covid, insieme alla difficoltà dei familiari dei pazienti

Covid, Rsa e diritti violati: “Anziani abbandonati e lasciati in solitudine”

di Redazione | 3 min

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Letizia Caselli, promotrice del Comitato dei parenti della Residenza Paradiso di Ferrara, ha partecipato come relatrice all’incontro organizzato da Amnesty International presso la sede di Rappresentanza del Parlamento Europeo a Roma.

Durante questo incontro sono intervenuti professionisti del settore legale, accademici e rappresentati di Amnesty, per discutere delle lezioni apprese durante il periodo della pandemia e dei progressi compiuti sul tema dei diritti umani, nello specifico riguardo la condizione degli ospiti delle residenze sociosanitarie e socioassistenziali in Italia.

Negli ultimi anni Caselli si è fatta portavoce dei parenti degli ospiti delle residenze per anziani Paradiso e Caterina, morti durante la seconda ondata della pandemia da Covid-19, tra dicembre 2020 e marzo 2021. Lei stessa ha vissuto in prima persona il dramma di quel periodo, perdendo nel marzo 2021 la madre 96enne mentre era ricoverata nella Cra Paradiso di via Saraceno a Ferrara.

Nel corso del suo intervento Caselli ha parlato dei maltrattamenti degli anziani nelle Rsa italiane durante e dopo il Covid, insieme alla difficoltà riscontrata nell’accesso alle cartelle cliniche da parte di molti familiari di pazienti ricoverati e deceduti durante la pandemia.

“Sappiamo che in Italia i morti per Covid sono stati circa 190mila persone, ma ad oggi il numero preciso dei decessi tra gli anziani nelle Rsa non è conosciuto. Questo per mancanza di trasparenza, onestà e frammentarietà dei dati.” Caselli cita alcuni sondaggi rilevati dal 2020, sottolineando l’importanza di fare riferimento ai dati, tra cui un rilevamento dell’Inps che dichiara di aver “risparmiato” dalle pensioni 1,1 miliardi di euro nel 2020 e che il 96,3% dell’eccesso di mortalità registrato in quell’anno ha riguardato persone con età uguale o superiore a 65 anni: “da questo si può dedurre forse una prima dimensione macroscopica del problema”.

Caselli si focalizza sulla questione degli abusi e dei maltrattamenti: “Durante la pandemia migliaia di anziani nelle Rsa – la maggior parte non autosufficienti, in molti casi con pluripatologie e incapaci di comunicare – sono stati abbandonati per tre anni e sono deceduti in solitudine, in un contesto di mancanza di personale e carenze strutturali. Molti anziani hanno preferito lasciarsi morire di fronte a una vita insostenibile e al sentirsi abbandonati da familiari che non potevano visitarli”.

Prosegue Caselli puntando il dito su “chi deve controllare le strutture a livello pubblico”, i “coordinatori sanitari non qualificati” e sulle Regioni. “Nel corso di questi tre anni sono state assenti sul territorio. Sono state le Regioni a dare discrezionalità ai coordinatori sanitari, che hanno avuto completa facoltà di agire in autonomia, con provvedimenti più duri e restrittivi di quelli emessi dallo Stato. Provvedimenti che nulla hanno avuto a che fare con la tutela dei degenti”. Una situazione che, secondo Caselli, è andata a peggiorare, vista “l’assenza di vigilanza pubblica nelle strutture sanitarie e, quando questa avviene, è concordata almeno 15 giorni prima, quindi totalmente inefficace”

L’auspicio di Caselli è quello di “incontrare al più presto le istituzioni, il presidente del Consiglio, i presidenti di Camera e Senato, il presidente della Conferenza Stato-Regioni e il ministro della Salute per avere un’azione che ripristini i diritti costituzionali, i diritti umani e della salute dei degenti nelle strutture sociosanitarie. Vorremo incontrare il ministro della Giustizia per verificare le strutture e togliere l’accreditamento alle strutture inadempienti, oltre all’istituzione di un numero verde a cui i parenti dei degenti possono rivolgersi in caso di necessità”.

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