Nel giorno della Nakba, la ricorrenza che ricorda l’esodo forzato dei palestinesi dalla loro terra del 1948, anche Ferrara è scesa in piazza. Nel tardo pomeriggio di venerdì 15 maggio, gli attivisti di Ferrara per la Palestina si sono ritrovati in presidio di fronte a piazza Cattedrale e, al termine dell’iniziativa, si sono mossi in corteo verso l’ex Teatro Verdi per partecipare all’incontro “Territorio Palestina”, con l’intervento dell’ex vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini.
Dal presidio sono arrivati toni duri sia contro il governo italiano sia contro l’amministrazione comunale ferrarese. Nel corso degli interventi è stato ribadito che quella del 15 maggio è “una giornata di resistenza“: “Durante la Nakba centinaia di migliaia di palestinesi sono stati cacciati dalle proprie terre, innumerevoli i villaggi cancellati dalle mappe geografiche, completamente rasi al suolo. Migliaia sono stati anche i morti. Ma se c’è una consapevolezza è che la Nakba non è mai finita. Dall’ottobre 2023 abbiamo visto una Nakba tutti i giorni“.
Poi il richiamo alla mobilitazione permanente: “Dobbiamo essere spine nel fianco a chi specula, a chi finanzia sul genocidio, a chi finanzia la guerra, a chi supporta il colonialismo. E ci teniamo a ribadirlo che saremo sabbia negli ingranaggi di questo sistema”.
Tra i passaggi più forti, anche il riferimento alla situazione di Ra’ed Dawoud, detenuto nel carcere di Ferrara “accusato di aver raccolto soldi e portato aiuti a Gaza”.
Non sono mancati gli attacchi al governo Meloni e alle recenti misure sulla sicurezza: “Ci troviamo di fronte a un governo che risponde alle nostre istanze soltanto con la repressione, con gli abusi e con la violenza. Il nuovo decreto sicurezza ha il solo intento di toglierci la libertà di manifestare“.
L’affondo più diretto, però, è stato rivolto alla Giunta Fabbri, con riferimento alle recenti polemiche sulle manifestazioni pubbliche discusse in consiglio comunale: “Le loro mozioni per chiedere le cauzioni su chi organizza le manifestazioni e i loro continui tentativi di bloccarci, incriminarci e provocarci non avranno alcun effetto“.
Infine, la stoccata conclusiva: “Pensassero a bere di meno invece di criticare chi sta lottando per i diritti umani e per la libertà di un popolo”.
Dal presidio il corteo si è quindi diretto verso l’ex Teatro Verdi e, a seguire, allo spettacolo “Pietre”, dedicato alla voce degli artisti di Jenin e della Cisgiordania occupata.
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