Non è solo una questione di mareggiate, né di spiagge da rimettere in sesto prima dell’estate. È una domanda politica: quali territori decidiamo di salvare, con quali soldi e per quanto tempo? È questo il cuore dell’intervento del giornalista Alex Giuzio all’ex Teatro Verdi, nell’ambito della rassegna Alfabeti Urbani, dove è stata esposta la mostra fotografica di Michele Lapini dedicata all’innalzamento del mare tra ecologia ed economia, con focus sul Galles ed Emilia-Romagna.
Giuzio e Lapini hanno condotto un’inchiesta sostenuta dal Journalism Fund su territori costieri molto diversi: Rimini, Fairbourne in Galles e i lidi ferraresi. Il confronto mostra una frattura netta: dove c’è un’economia turistica forte, come a Rimini, si investe; dove il valore è soprattutto ambientale, come nel territorio comacchiese, la difesa appare più fragile e intermittente.
Il passaggio più vicino a Ferrara riguarda proprio la costa di Comacchio. Giuzio ha ricordato come negli ultimi decenni la Regione abbia fatto ricorso ai ripascimenti: sabbia prelevata al largo, portata a riva, stesa dalle ruspe per ricostruire arenili che l’erosione continua a consumare. Ma, ha avvertito, questa strategia ha un limite: costa sempre di più e guarda soprattutto alla stagione imminente. “L’importante è che ci sia la spiaggia, che si piantino gli ombrelloni”, ha sintetizzato il giornalista, denunciando una visione schiacciata sul presente.
Nei lidi ferraresi, ha spiegato, l’inverno restituisce un’immagine diversa da quella estiva: stabilimenti chiusi, seconde case vuote, spiagge segnate dalle mareggiate. A Lido di Volano e Lido di Spina le fotografie di Lapini mostrano tubi, sabbia appena scaricata, ruspe al lavoro. Una manutenzione continua che tiene in piedi un modello turistico costruito su una costa che, per natura, si muove.
Giuzio ha insistito anche sul valore ambientale del territorio comacchiese: valli, dune residue, zone umide, ecosistemi che potrebbero essere parte della difesa naturale contro l’acqua. La domanda, però, resta quella iniziale: perché si finanziano alcune difese e se ne trascurano altre? Nel suo intervento ha citato anche il caso del progetto da 17 milioni per la protezione del poligono militare di Casalborsetti, giudicato sproporzionato rispetto ad altri tratti costieri di grande valore ecologico.
Dentro questo ragionamento è entrato anche il riferimento al Ccs di Ravenna, il progetto di cattura e stoccaggio della CO2 promosso da Eni e Snam. Giuzio lo ha evocato come esempio di scelta che lascia eredità lunghissime sul territorio: decisioni prese oggi, ha osservato, possono pesare su chi abiterà queste zone tra due o tre secoli. ReCommon, che da tempo critica il progetto Ravenna Ccs definendolo una “falsa soluzione” alla crisi climatica, ha pubblicato dossier e analisi sul tema.
Il paragone più duro arriva dal Galles. A Fairbourne, piccolo villaggio affacciato sul mare e su una piana alluvionale, l’annuncio del possibile abbandono entro metà secolo ha provocato il crollo del valore delle case, l’impossibilità di ottenere mutui e una frattura sociale profonda. Per Giuzio, Fairbourne è uno specchio possibile: non il futuro remoto, ma una domanda già presente anche sulla costa ferrarese.
La conclusione dell’incontro è stata chiara: continuare a ricostruire la spiaggia ogni anno non basta. Servono scelte lungimiranti, anche impopolari: arretrare dove necessario, ripristinare dune, ripensare concessioni e modello turistico. Perché il mare, ha ricordato Giuzio, non aspetta i tempi della politica.