Scuole chiuse, lezioni ridotte, lavoratori dell’industria e della grande distribuzione che incrociano le braccia. Anche nel Ferrarese lo sciopero generale del 30 ottobre lascia il segno. A rivendicare il successo della mobilitazione contro il carovita, il riarmo e le politiche economiche del governo Meloni è l’Unione Sindacale di Base, che parla di una partecipazione straordinaria tanto a livello nazionale quanto sul territorio provinciale. Un bilancio ancora privo di dati complessivi sulle adesioni, ma che, secondo le testimonianze raccolte dal sindacato, restituisce l’immagine di una protesta capace di attraversare settori diversi del mondo del lavoro.
È soprattutto nella scuola che la mobilitazione avrebbe fatto sentire i propri effetti più consistenti. Secondo quanto riferisce Antonio Ferrucci di Usb Ferrara, diversi istituti della provincia sono rimasti chiusi, mentre altri hanno garantito soltanto un’apertura parziale. Nel capoluogo, tra le scuole interessate figurerebbero il liceo Ariosto, che secondo le informazioni arrivate al sindacato non avrebbe aperto, e gli istituti Carducci e Roiti, dove le adesioni avrebbero contribuito alla riduzione dell’orario delle lezioni. Chiusure vengono segnalate anche in diversi plessi ferraresi, oltre che in almeno tre scuole del territorio di Cento. Ripercussioni si sarebbero registrate inoltre nei servizi educativi per l’infanzia, dalla Casa del Bambino ai nidi Neruda, Gobetti e Giardino, dove l’accoglienza dei bambini sarebbe stata limitata. Si tratta di un quadro ricostruito sulla base delle segnalazioni ricevute dall’organizzazione sindacale, in attesa di dati ufficiali sulle adesioni.
Ma lo sciopero non si è fermato ai cancelli delle scuole. Nel settore industriale Usb segnala la partecipazione di lavoratori della Lte di Ostellato, presenti anche alla manifestazione di Ravenna, uno dei principali appuntamenti regionali della giornata. Adesioni vengono riferite anche nella grande distribuzione commerciale, tra i negozi del centro commerciale Il Castello e i supermercati cittadini. Tra questi, il Penny di via Darsena, dove, secondo le informazioni raccolte dal sindacato, l’adesione dei dipendenti avrebbe rischiato di compromettere l’apertura del punto vendita. Un coinvolgimento che, nella lettura di Usb, testimonia come le rivendicazioni salariali e il rifiuto delle politiche di riarmo abbiano trovato ascolto anche tra lavoratori di settori spesso caratterizzati da precarietà, bassi salari e turni frammentati.
C’è poi un elemento che Ferrucci considera particolarmente significativo, al di là dei numeri: la partecipazione di chi non aveva mai scioperato prima. “Tantissime chiamate da persone che scioperavano per la prima volta e volevano sapere come si fa”, racconta il sindacalista, richiamando quanto già accaduto durante la mobilitazione del 22 settembre 2025. Un segnale che per Usb assume un valore politico preciso: la possibilità di coinvolgere lavoratrici e lavoratori fino a quel momento estranei alla mobilitazione sindacale, in un contesto nel quale la perdita del potere d’acquisto dei salari e il peggioramento delle condizioni di lavoro attraversano comparti sempre più ampi.
Nel bilancio della giornata, Usb Ferrara torna a porre l’accento anche sulle condizioni della scuola pubblica e, in particolare, del personale Ata. Per il sindacato, le chiusure dei plessi non possono essere lette soltanto come un’interruzione del servizio, ma rendono evidente la fragilità di un sistema che funziona con organici ridotti e nel quale l’assenza di pochi lavoratori può rendere impossibile garantire sorveglianza, assistenza e sicurezza. “La vera domanda da porsi è: com’è possibile che la vita e la sicurezza di un intero plesso scolastico gravino sulle spalle di sole due persone?”, osserva l’organizzazione, denunciando retribuzioni insufficienti, difficoltà nella sostituzione del personale assente e progressivo impoverimento dei servizi pubblici. Una condizione che, secondo Usb, rende ancora più urgente la difesa del diritto di sciopero, anziché la contrapposizione tra le necessità delle famiglie e le rivendicazioni dei lavoratori.
La giornata del 30 ottobre si inserisce in una mobilitazione nazionale che ha unito le richieste di aumenti salariali e maggiori investimenti nei servizi pubblici alla contestazione delle spese militari e dell’economia di guerra. Una protesta che ha coinvolto anche il settore portuale, con iniziative di carattere internazionale contro il traffico di armamenti. Dal Ferrarese, dove una parte dei lavoratori ha raggiunto il corteo di Ravenna, Usb rivendica dunque un risultato che non misura soltanto attraverso le scuole rimaste chiuse o le attività rallentate. Il dato politico sul quale insiste il sindacato è l’allargamento della partecipazione, la presenza di nuovi scioperanti e la capacità di costruire una mobilitazione comune tra lavoro pubblico e privato. Perché, nella prospettiva dell’organizzazione, la battaglia contro il carovita e quella contro il riarmo sono due facce della stessa questione: la destinazione delle risorse pubbliche e il prezzo che le scelte politiche fanno pagare a chi vive del proprio lavoro.
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