Economia e Lavoro
31 Ottobre 2026
La denuncia della Fp Cgil Ferrara: turni fino a 28 al mese, carichi di lavoro insostenibili e difficoltà nella gestione dei pazienti. Il sindacato chiede un piano straordinario per scongiurare il collasso del servizio

Ps di Cona, organico ridotto all’osso: “Solo 14 medici su 36 previsti”

di Redazione | 4 min

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Il Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona sarebbe ormai in una condizione di grave sofferenza, con un organico fortemente ridimensionato e carichi di lavoro sempre più difficili da sostenere. A denunciarlo è la Fp Cgil Ferrara che, dopo un confronto con i medici del reparto, parla di una situazione prossima al punto di rottura.

Secondo quanto riferito dal sindacato, a fronte di una dotazione organica teorica di 36 medici, sarebbero appena 14 quelli su cui si regge quotidianamente l’attività del reparto, tra dipendenti a tempo indeterminato e specializzandi assunti attraverso il cosiddetto “Decreto Calabria”. Una carenza cronica che, secondo l’organizzazione sindacale, si tradurrebbe in turni sempre più pesanti, difficoltà organizzative e rischi per la qualità e la sicurezza dell’assistenza ai pazienti. Da qui la richiesta di interventi strutturali immediati per scongiurare il collasso del servizio.

Secondo il sindacato, il problema non sarebbe riconducibile a una mancata volontà dell’azienda sanitaria di assumere personale, come dimostrerebbe la pubblicazione di bandi a cadenza semestrale, quanto piuttosto a una serie di criticità strutturali, normative e organizzative che rendono sempre meno attrattivo il lavoro nel sistema pubblico.

Tra queste, la FP Cgil individua innanzitutto lo squilibrio economico e fiscale tra il lavoro dipendente e la libera professione. Mentre i medici assunti sono soggetti alla tassazione Irpef ordinaria, con aliquote marginali che possono raggiungere il 43%, alcuni professionisti con partita Iva possono beneficiare, quando ne ricorrono i requisiti, di un regime forfettario al 15%. Una disparità che, secondo l’organizzazione sindacale, contribuisce ad alimentare la fuoriuscita dei professionisti dal servizio pubblico.

Le conseguenze ricadrebbero direttamente sui medici strutturati, chiamati a garantire la continuità assistenziale adattando la propria disponibilità a quella dei colleghi liberi professionisti. Questi ultimi, infatti, possono determinare la propria disponibilità, lasciando al personale dipendente il compito di colmare le restanti necessità.

Una situazione che, stando alla denuncia della FP Cgil, può portare alcuni professionisti a sostenere fino a 28 turni mensili, attraverso il ricorso a prestazioni aggiuntive e senza periodi di riposo ritenuti adeguati. Un carico di lavoro che rischierebbe di compromettere non soltanto il benessere degli operatori, ma anche la qualità e la sicurezza dell’assistenza ai pazienti.

A rendere meno attrattivo il reparto contribuirebbe inoltre una differenza organizzativa rispetto ai colleghi dell’Ausl. I medici del Pronto Soccorso di Cona, sottolinea il sindacato, non operano sui mezzi dell’emergenza territoriale del 118, una limitazione che inciderebbe sulle opportunità di crescita professionale e sull’acquisizione di competenze sul campo.

Una criticità che si inserisce in un quadro più ampio di mancata integrazione tra i servizi, nonostante il percorso di unificazione delle aziende sanitarie ferraresi. Secondo la FP Cgil, persistono infatti difficoltà nell’introduzione di modelli organizzativi e di coordinamento condivisi tra il Pronto Soccorso dell’ospedale di Cona e la rete territoriale dell’Ausl.

Ma la carenza di personale rappresenterebbe soltanto una parte del problema. A pesare sull’attività del Pronto Soccorso sarebbe anche la gestione dei flussi dei pazienti all’interno dell’ospedale, con particolare riferimento ai fine settimana. Il sindacato denuncia infatti una quasi totale assenza di dimissioni dai reparti di degenza durante il sabato e la domenica, che contribuirebbe a determinare un accumulo di pazienti in attesa di ricovero. Il risultato sarebbe un sovraccarico dei letti di osservazione breve e delle sale d’attesa del Pronto Soccorso, chiamato a gestire persone che potrebbero essere trasferite nei reparti se venisse garantita una maggiore continuità nelle dimissioni ospedaliere.

Di fronte a questo scenario, la FP Cgil Ferrara chiede l’attivazione di un piano straordinario di emergenza che intervenga contemporaneamente sull’organizzazione interna e sulle condizioni di lavoro. Tra le soluzioni proposte figura il coinvolgimento strutturale dei medici degli altri reparti dell’ospedale Sant’Anna nella copertura dei turni di guardia e nelle attività di supporto al Pronto Soccorso, così da alleggerire la pressione sui professionisti dell’emergenza.

Parallelamente, il sindacato sollecita una revisione dei protocolli di dimissione, affinché le uscite dai reparti avvengano in modo equilibrato e sicuro durante tutti e sette i giorni della settimana, superando il rallentamento del fine settimana.

L’organizzazione sindacale chiede inoltre interventi di carattere normativo e regionale per restituire competitività al lavoro dipendente nella sanità pubblica, contrastando il ricorso sempre più frequente alla libera professione e garantendo maggiore stabilità agli organici. L’obiettivo è interrompere quella spirale nella quale la carenza di personale produce un aumento dei carichi di lavoro, rendendo a sua volta sempre meno sostenibile e attrattiva la permanenza nel servizio pubblico.

“La sanità pubblica regge finché reggono le persone che ci lavorano”, avverte la Fp Cgil Ferrara, rivolgendo un appello alla politica, alle aziende sanitarie e alle istituzioni. “Oggi i lavoratori e le lavoratrici sono allo stremo: la politica, le aziende sanitarie e le istituzioni tutte hanno il dovere morale e amministrativo di intervenire prima che il sistema collassi definitivamente”. Una denuncia che pone al centro non soltanto le condizioni di lavoro dei professionisti, ma anche la capacità del principale ospedale della provincia di garantire nel tempo un’assistenza adeguata ai cittadini.

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