di Elisa Galuppi, Giuseppe Lagrasta e Chiara Benvenuti*
La straordinaria partecipazione di ragazze e ragazzi alle manifestazioni di questi giorni è uno dei segnali politici più incoraggianti degli ultimi anni. La richiesta di investimenti nella scuola e nella sanità pubblica riporta al centro del dibattito il valore dei diritti fondamentali.
Una mobilitazione che restituisce fiducia nella possibilità di contrastare l’impoverimento dei servizi pubblici e cambiare le priorità della politica. È proprio alla luce di queste richieste che le scelte del Governo Meloni sulla sanità, nella nuova manovra, appaiono ancora più gravi.
Le Regioni avevano chiesto 6,8 miliardi aggiuntivi per sostenere il Servizio sanitario nazionale, per far fronte ai costi di contratti, farmaci, energia e inflazione. Il Governo ne prevede circa 2,4 di nuovi. Uno scarto enorme, che gli annunci sugli stanziamenti complessivi non possono nascondere.
Ancora più indicativa è la scelta di destinare 1,6 miliardi a voucher sanitari da 300 euro. Di fronte a difficoltà strutturali che richiedono investimenti, personale e programmazione, il Governo ricorre a una misura frammentaria. Il voucher sostiene una spesa individuale, lasciando intatte le condizioni che rendono difficile garantire la salute attraverso il servizio pubblico. È la logica degli interventi isolati elevata a metodo di governo.
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha denunciato il rischio di una progressiva erosione dell’universalità del Servizio sanitario nazionale. Mentre il sistema pubblico resta privo delle risorse necessarie, si moltiplicano strumenti che spingono i cittadini a cercare altrove le cure, rendendo normale che la tutela della salute dipenda dalla possibilità di pagare.
L’universalità della sanità può essere consumata lentamente, una scelta di bilancio dopo l’altra, senza che nessuno ne annunci formalmente il superamento.
Il Partito Democratico aveva già presentato un’alternativa concreta con la proposta di legge a prima firma Elly Schlein, bocciata dalla maggioranza nel 2024. Finanziamenti fino al 7,5% del PIL, più personale e un servizio pubblico capace di rispondere ai bisogni di tutti. Oggi il PD chiede di portare la spesa sanitaria almeno al 7% del PIL.
Dopo quattro anni di Governo, la successione di provvedimenti episodici denuncia una grave assenza di visione. Meloni, Giorgetti e Schillaci ne rispondono insieme. Il tempo per costruire una strategia c’è stato, sono mancate le scelte.
Le piazze di questi giorni chiedono un futuro in cui scuola e sanità pubblica siano diritti garantiti a tutti. La manovra lascia avanzare una sanità in cui chi può paga e chi non può aspetta. Noi vogliamo una sanità pubblica che torni a essere una certezza nella vita delle persone, perché il diritto alla cura non debba mai dipendere dal reddito.
*Referenti missione Salute Welfare – Partito Democratico Ferrara
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