Cronaca
16 Ottobre 2026
Il pool difensivo di Matteo Nocera evidenzia una serie di zone grigie nell'attività di indagine durante il controesame del luogotenente Bruni e del maresciallo Forgione

Infermiere a processo per omicidio. Tutti gli interrogativi sollevati dalla difesa

di Davide Soattin | 5 min

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Argenta. Una serie di punti interrogativi sull’attività d’indagine, a cui ora bisognerà dare una risposta. Sono quelli sollevati ieri, giovedì 15 ottobre, dagli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli, difensori del 44enne Matteo Nocera, l’ex infermiere a processo per l’omicidio pluriaggravato dell’83enne Antonio Rivola, morto il 5 settembre 2024 mentre era ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta.

In particolare, la difesa ha sollevato dubbi sulla gestione dei farmaci in reparto e sul presunto squilibrio tra le fiale ordinate e quelle risultanti come somministrate.

Primo nodo, il Midazolam. Secondo gli inquirenti sarebbero state ordinate molte più fiale di quante ne risultino nelle cartelle. Ma per i legali il conteggio potrebbe essere falsato in partenza: in diverse cartelle cliniche la sedazione è annotata solo con la dicitura generica “multifarmaco“, senza specificare i principi attivi utilizzati. Quel termine – è il sospetto avanzato dalla difesa – potrebbe nascondere proprio il potente sedativo, che potrebbe essere stato regolarmente somministrato ma mai registrato con il nome commerciale.

Secondo nodo, l’Esmeron. È il miorilassante che – secondo il quadro accusatorio – sarebbe stato utilizzato per uccidere Rivola. Parliamo di un farmaco che non ha finalità terapeutiche e che viene utilizzato in medicina d’urgenza per intubare. Per gli inquirenti ne mancano quattro fiale nel reparto. E qui la difesa ha portato in aula un caso specifico: a marzo 2023 un paziente del reparto è stato effettivamente intubato, atto documentato in cartella, ma per il quale non è mai stato accertato quale sia stato il medicinale impiegato, che – questa l’ipotesi ventilata dagli avvocati – potrebbe essere stato proprio l’Esmeron.

Dubbi evidenziati durante il controesame del maresciallo Alessandro Forgione del Nas di Bologna, che aveva effettuato gli accertamenti con la farmacia ospedaliera che rifornisce il Mazzolani-Vandini, cioè quella dell’ospedale del Delta di Lagosanto.

Nel 2024 ad Argenta, ha riferito Forgione, sono state ordinate 230 fiale a fronte di 200 ricoveri e, solo tra giugno e ottobre, 80 fiale in quattro ordinativi. Numeri che, secondo i Nas, non tornano se confrontati con altri presidi: a Lagosanto, per esempio, nello stesso periodo, ne risultano 15 per 300 ricoveri. E a insospettire gli investigatori il fatto che, dopo la morte di Rivola, ad Argenta il farmaco non sarebbe stato più ordinato. Delle 80 fiale arrivate in reparto, i carabinieri stimano ne siano state consumate almeno 62, ma nelle cartelle cliniche tra giugno e agosto ne risultano solo 35. Con altre 18 in giacenza, l’ammanco calcolato dagli inquirenti è di 27 fiale in tre mesi. Si tratta di un farmaco ordinato da una decina di infermieri, tra cui lo stesso Nocera, che però lo avrebbe richiesto una sola volta su 47 ordini complessivi per un totale di 20 fiale.

Stessa anomalia per l’Esmeron: ordinato l’ultima volta il 27 marzo 2023 in una confezione da 10 fiale, in reparto ne sono state trovate solo 6. In tutto sarebbero quindi quattro quelle che mancano e che non sono state ritrovate dagli inquirenti, senza che nelle cartelle risultino esserci somministrazioni.

Ma non solo. La difesa ha posto l’accento anche su una gestione superficiale degli ordinativi dei farmaci: nelle bolle di consegna confluite nel fascicolo non c’è mai una firma di chi ha ricevuto l’ordine, a differenza di quanto accade in altri ospedali della provincia, come quello di Cento.

Capitolo a parte, il titolo di studio “fantasma” per cui Nocera deve rispondere di truffa aggravata ed esercizio abusivo della professione. Spunto investigativo sono state le notizie su siti internet di un’indagine romena su un’organizzazione dedita al rilascio di lauree false in Infermieristica. Forgione ha riferito che Nocera, Oss a Imola dal 2017 e poi in servizio tra Toscana e Salerno, ad aprile 2021 aveva partecipato al concorso per infermiere a Ferrara allegando il necessario decreto di equipollenza del titolo conseguito in Romania, richiesto al Ministero il 15 giugno 2020.

Decreto che, verificato, è risultato autentico: sia il Ministero italiano che quello romeno ne avevano confermato la validità formale. Dal punto di vista materiale, quindi, nessuna irregolarità. Se non che a novembre 2025 la Procura ha disposto un ulteriore approfondimento: l’incrocio tra i voti del registro romeno e i cartellini di presenza di Nocera come Oss a Imola. Il percorso 2016-2019 prevedeva 4.920 ore tra teoria e pratica in presenza, ma in alcune date in cui risultava aver sostenuto esami in Romania, Nocera avrebbe timbrato a Imola.

Sul possibile coinvolgimento nell’inchiesta romena della scuola che avrebbe frequentato l’ex infermiere, invece, nessun riscontro: il reato era ormai prescritto e l’autorità giudiziaria romena non ha effettuato ulteriori indagini.

Prima di Forgione era stato controesaminato il luogotenente Davide Bruni. Anche qui la difesa ha insistito sulle zone grigie, a partire dai riscontri sul Dna. Sulle fiale di Midazolam trovate nell’alibox non è stato trovato nulla: l’unico rinvenimento, ha riferito Bruni, è stato su una siringa con tracce del sedativo. Un accertamento che puntava a isolare il Dna dei pazienti a cui sarebbe stato somministrato, ma tutti avevano un catetere endovenoso. E la siringa stessa, ha aggiunto, può essere stata maneggiata da più persone: sullo stantuffo è stato isolato un solo Dna femminile.

Punti interrogativi anche per le foto dei presunti maltrattamenti, scattate fin dal 2022 con il telefono di un’infermiera e mai oggetto di denuncia formale da parte della donna. Bruni ha confermato: nessuna segnalazione interna, solo qualche parola detta in via informale alla coordinatrice. E sul collegamento con le condotte attribuite a Nocera, incalzato dalla difesa, ha ammesso che non esiste un riscontro tecnico che quei pazienti fossero stati sedati. Il nesso nascerebbe solamente da dichiarazioni degli infermieri e da alcune intercettazioni, dove si dice che con Nocera i pazienti dormono e con gli altri no. “Parliamo di pazienti che, prima del suo turno, stavano bene ed erano vigili e che dopo sarebbero rimasti in un torpore continuo, alcuni fino alla morte” ha detto Bruni, riassumendo il contenuto di qualche conversazione carpita dagli inquirenti.

Il procedimento tornerà in aula il 29 ottobre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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