Cronaca
16 Ottobre 2026
L'imputato di violenza sessuale nei confronti di una donna di 62 anni era un 26enne di nazionalità pakistana. Il ragazzo dovrà svolgere un corso di recupero psicologico per sei mesi

Palpeggiata nel frutteto con la scusa di un selfie, contadino condannato a due anni

di Davide Soattin | 2 min

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Due anni con pena sospesa, a patto che frequenti un corso di recupero psicologico della durata di sei mesi da svolgere entro un anno dalla sentenza con frequenza bisettimanale. È la condanna che ieri (giovedì 15 ottobre) il collegio del tribunale di Ferrara ha inflitto a un contadino 26enne di nazionalità pakistana, finito a processo con l’accusa di violenza sessuale dopo aver palpeggiato e baciato una dottoressa ferrarese di 62 anni che stava passeggiando con i propri cani.

Il fatto era avvenuto nella mattinata del 30 giugno 2024.

Secondo la ricostruzione della Procura, la donna era uscita di casa di buon’ora per una passeggiata con i propri cani, prima di andare al lavoro. Si trovava in una zona di campagna, nei pressi di un frutteto, dove due uomini di nazionalità pakistana stavano lavorando a bordo di un trattore.

A un certo punto, uno dei due – l’imputato – sarebbe sceso dal mezzo agricolo chiedendo alla donna di scattare insieme un selfie, da inviare alla propria famiglia.

Lei avrebbe acconsentito ma, mentre si avvicinava, l’uomo avrebbe improvvisamente iniziato a baciarla, a palpeggiarle il seno e ad abbracciarla con forza. La stessa che dovette usare lei per poter riuscire a liberarsi e a scappare, dopo essersi divincolata e aver iniziato a urlare, senza che però nessuno la sentisse.

Nemmeno il collega del 26enne, che nel frattempo era ripartito col trattore, ignaro di quanto stesse accadendo.

Scossa e impaurita, una volta rientrata a casa, la donna andò dal proprio legale, l’avvocato Gianni Ricciuti (ieri in aula sostituito dall’avvocato Gabriele Farinelli, ndr), decidendo di sporgere denuncia, pur non conoscendo né il nome né il cognome del proprio aggressore.

Gli agenti della Squadra Mobile, incaricati delle indagini, interrogarono quindi il collega dell’uomo che era alla guida del trattore. Fu lui a fornire agli investigatori gli elementi utili per identificare il 26enne che, dopo un breve periodo di irreperibilità, era stato rintracciato, denunciato e successivamente rinviato a giudizio.

Oltre ai due anni di condanna, il 26enne dovrà versare 15mila euro di provvisionale alla donna e pagare le spese legali.

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