In un anno sono stati registrati 602 casi di arresto cardiocircolatorio nella provincia di Ferrara, corrispondenti a circa l’1% degli interventi complessivi del servizio di emergenza. In 43 casi, pari al 7,1%, la rianimazione è risultata efficace. Nel solo Comune di Ferrara sono stati registrati 178 arresti cardiocircolatori, con 14 rianimazioni efficaci, pari al 7,8%.
Sono i dati raccolti dall’Ausl di Ferrara per l’anno 2023 in occasione della Giornata Mondiale della Rianimazione Cardiopolmonare, che si celebra il 16 ottobre.
In questa occasione le Aziende Sanitarie ferraresi richiamano l’attenzione sull’importanza delle manovre salvavita, della diffusione dei defibrillatori e della partecipazione attiva dei cittadini alla gestione delle emergenze: “Riconoscere un arresto cardiaco, chiamare immediatamente i soccorsi e iniziare le manovre di rianimazione può fare la differenza tra la vita e la morte”.
Un’analisi specifica degli eventi verificatisi nei luoghi pubblici evidenzia, sempre nel 2023, 58 arresti cardiocircolatori nell’intera provincia, pari al 9,6% del totale provinciale, con quattro rianimazioni efficaci, corrispondenti al 6,8%. Nel Comune capoluogo gli eventi nei luoghi pubblici sono stati 24, pari al 13,4% degli arresti registrati in città, con due rianimazioni efficaci, corrispondenti all’8,3%.
Questi risultati, riferiti all’efficacia delle manovre rianimatorie e non necessariamente alla sopravvivenza alla dimissione ospedaliera, confermano la necessità di intervenire tempestivamente e di rafforzare la capacità di risposta della comunità.
Il sistema di emergenza territoriale si basa sull’integrazione tra la Centrale Unica di Risposta (Cir) 112, la Centrale Operativa 118 e gli equipaggi dei mezzi di soccorso. Durante la telefonata, l’operatore può guidare il cittadino nel riconoscimento dell’arresto cardiaco, nell’esecuzione delle compressioni toraciche e nell’utilizzo del defibrillatore, individuando, quando possibile, il dispositivo più vicino.
A sottolineare il ruolo fondamentale dei cittadini è il dott. Daniele Cariani, direttore dell’Unità Operativa di Medicina d’Urgenza – Ps dell’Azienda Usl di Ferrara, che richiama la “necessità di non attendere passivamente l’arrivo dell’ambulanza, ma di attivare immediatamente la catena dei soccorsi. L’Azienda Usl di Ferrara realizza inoltre ogni anno corsi di primo soccorso rivolti alla popolazione e agli operatori non sanitari, formando centinaia di persone nelle manovre di rianimazione e nell’utilizzo dei defibrillatori”.
La disponibilità di dispositivi facilmente raggiungibili rappresenta un elemento fondamentale della risposta all’arresto cardiaco. Dal 2023 l’Azienda Usl di Ferrara aderisce al progetto “Ferrara città cardioprotetta”, sviluppato con il Comune di Ferrara e il Sistema di Emergenza Territoriale 118.
L’obiettivo è incrementare la presenza dei defibrillatori sul territorio comunale, mantenerne aggiornata la mappatura e garantire controlli periodici per verificarne l’efficienza, le scadenze dei componenti e gli eventuali malfunzionamenti. “La rete provinciale – sottolineano il dott. Maurizio Giacometti (direttore dell’Emergenza Territoriale 118 di Ferrara) e il dott. Marco Orioli (dirigente infermieristico dell’Emergenza Territoriale 118) – comprende oltre 600 defibrillatori. I Dae sono presenti in luoghi ad alta frequentazione, tra cui scuole, università, stazioni, supermercati, uffici pubblici e strutture sportive. La geolocalizzazione dei dispositivi consente alla Centrale Operativa di fornire indicazioni per raggiungere quello più vicino. A questo sistema si affianca DAE RespondER, l’applicazione attraverso la quale possono essere allertati cittadini disponibili a intervenire in caso di emergenza. Secondo i dati risultano circa 1.400 cittadini registrati come DAE First Responder, persone che possono contribuire alla risposta precoce prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso”.
Un ulteriore rafforzamento della rete è stato possibile attraverso i finanziamenti regionali destinati alla diffusione dei defibrillatori, nell’ambito della deliberazione della Giunta regionale n. 2030 del 2023 e in applicazione della normativa nazionale e regionale, compresa la legge regionale n. 19 del 5 dicembre 2018. Il 5 marzo 2025 sono stati consegnati all’Emergenza Territoriale 118 dell’Azienda Usl di Ferrara 66 defibrillatori automatici e 44 teche, destinati a numerosi soggetti del territorio. Tra questi figurano le Polizie Locali dell’Unione dei Comuni Terre del Delta, di Comacchio, delle Terre Estensi e dell’Unione Terre e Fiumi, oltre a Carabinieri, Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Prefettura, Polizia di Stato, nelle sue articolazioni Polstrada, Polfer e Polizia Postale, stazione ferroviaria di Ferrara ed Ente Palio. Sono state coinvolte anche otto sedi di centri ricreativi per anziani associati ad ANCeSCAO.
Successivamente, grazie a ulteriori risorse approvate a livello ministeriale, la rete è stata ampliata attraverso 15 ulteriori defibrillatori e sette teche. I dispositivi sono stati destinati alla Polizia Provinciale, alla Polizia Locale di Jolanda di Savoia, ai Vigili del Fuoco, alla Cattedrale di Ferrara, alle chiese di San Giacomo e Villa Fulvia, a quattro centri ANCeSCAO e alla Città del Ragazzo. Il rafforzamento della cardioprotezione territoriale rientra in un percorso più ampio che, oltre alla disponibilità delle apparecchiature, comprende la formazione dei cittadini, il coinvolgimento dei soccorritori non sanitari e l’integrazione con le strutture ospedaliere. In questa direzione si inserisce anche il progetto di legge regionale n. 2929, dedicato alla costruzione di un sistema integrato per la gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero.
“A livello intraospedaliero – mette il rilievo la dott.ssa Chiara Pesci, direttrice della Medicina di Emergenza Urgenza dell’Ospedale di Cona – in Italia l’incidenza stimata degli arresti cardiaci improvvisi si attesta fra 1,5 e 2,8 casi ogni 1000 ricoveri. In pronto soccorso, in particolare, l’arresto cardiaco può manifestarsi nei pazienti in attesa di visita medica o già in trattamento, ed essendo questa un’area ad alta densità di pazienti critici, l’incidenza dell’arresto cardiaco, insieme a quella delle terapie intensive, è la più alta di tutto l’ambiente ospedaliero. Per contro la presenza immediata di personale sanitario adeguatamente addestrato alla rianimazione cardiopolmonare avanzata, la disponibilità istantanea dei defibrillatori e il monitoraggio stretto dei parametri vitali dei pazienti critici incidono favorevolmente sulla sopravvivenza di questi pazienti e in parte anche sull’assenza di danni neurologici alla dimissione”.
Particolare importanza riveste la gestione delle aritmie cardiache, alterazioni del ritmo del cuore che possono provocare un arresto cardiaco. Nei casi indicati gli specialisti possono procedere all’impianto di un defibrillatore cardiaco impiantabile. L’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Cento (diretta dal prof. Biagio Sassone) dispone di Unità di Terapia Intensiva Cardiologica, degenza cardiologica, diagnostica avanzata e attività di elettrofisiologia ed elettrostimolazione cardiaca.
La struttura assicura la stabilizzazione e la presa in carico dei pazienti, lo studio e il trattamento delle aritmie e, quando indicato, l’impianto di dispositivi cardiaci. Nei casi che richiedono procedure di maggiore complessità, come coronarografia urgente e angioplastica, il percorso prosegue attraverso l’integrazione con l’Ospedale di Cona, sede delle attività di emodinamica, mentre per specifiche necessità cardiochirurgiche è prevista la collaborazione con l’Istituto di Cardiochirurgia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
“Accanto alla gestione delle emergenze – afferma il prof. Sassone – la Cardiologia di Cento svolge attività di prevenzione attraverso visite specialistiche, diagnostica strumentale e controlli programmati. Nell’adulto, infatti, una delle cause principali di arresto cardiaco è rappresentata dalla cardiopatia ischemica, una condizione nella quale il muscolo cardiaco riceve una quantità insufficiente di sangue e ossigeno. Il riconoscimento e il trattamento dei fattori di rischio cardiovascolare, della malattia coronarica, dello scompenso cardiaco e delle aritmie consentono di individuare i pazienti maggiormente vulnerabili, intervenendo prima che si verifichino complicanze gravi. Particolare attenzione deve essere riservata anche ai sintomi che possono indicare un infarto, situazione che può evolvere improvvisamente in arresto cardiaco”.
L’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Cona diretta dal prof. Gabriele Guardigli svolge un ruolo centrale nella gestione dell’arresto cardiaco a livello provinciale essendo la sede del Laboratorio di Emodinamica e del Laboratorio di Aritmologia Interventiva.
Guardigli sottolinea il grande interesse della Cardiologia di Ferrara, sia per la gestione clinica che per le procedure interventive correlate all’arresto cardiaco, sia per le iniziative di prevenzione. Il direttore esprime un grande apprezzamento per l’interesse della Regione Emilia-Romagna alla tematica, anche attraverso la partecipazione – il 21 settembre scorso – della presentazione del Progetto di Legge “Disciplina del sistema regionale integrato per la gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero e per la promozione della prevenzione collettiva, delle tecnologie e della partecipazione della comunità”.
“Quando compaiono sintomi che fanno sospettare un infarto – mette in evidenza il prof. Gianluca Campo, professore ordinario di Cardiologia presso Unife e responsabile del Laboratorio Unico di emodinamica Provinciale – bisogna chiamare subito il 118 o il 112 e non raggiungere l’ospedale con mezzi propri. L’infarto può complicarsi improvvisamente con un arresto cardiaco, anche durante il tragitto: in auto si perderebbero minuti decisivi. Il personale di soccorso può invece intervenire già sul posto e durante il trasporto, praticando la rianimazione e utilizzando il defibrillatore quando necessario. L’allerta precoce permette inoltre di attivare il percorso ospedaliero per le cure urgenti, inclusa l’angioplastica quando indicata”.
L’importanza della prevenzione e dell’intervento precoce trova riscontro anche nella ricerca scientifica. Uno studio europeo, al quale ha partecipato il prof. Matteo Bertini dell’Università di Ferrara, responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia e del Programma di Aritmologia Interventistica Dipartimentale (afferenti alla Cardiologia) dell’Ospedale di Cona, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe, ha analizzato i dati di mortalità di 26 Paesi europei tra il 2010 e il 2020, utilizzando le informazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La ricerca, intitolata Trends in sudden death-attributed mortality across Europe, 2010–2020: a retrospective population-based analysis, ha preso in esame oltre 2,5 milioni di decessi attribuiti a morte improvvisa nell’arco del periodo considerato. I risultati evidenziano un aumento medio annuo del 2,9% del tasso di mortalità attribuita a morte improvvisa, standardizzato per età, con un incremento percentuale più marcato nelle donne rispetto agli uomini.
“Il nostro studio europeo – dichiara Bertini – mostra che, tra il 2010 e il 2020, la mortalità registrata come morte improvvisa è aumentata. Questo dato rafforza la necessità di investire nella prevenzione e nella conoscenza delle manovre salvavita. Quando si verifica un arresto cardiaco, chiamare il 118, iniziare le compressioni toraciche e usare un DAE può fare la differenza. In questo senso e per sensibilizzare e aumentare la consapevolezza nel territorio Ferrarese nel 2027 sarà organizzato il progetto FEel Better. Il percorso affronterà i benefici dell’attività fisica per la salute cardiovascolare e il tema della morte improvvisa nello sport e nella popolazione generale, con attenzione allo screening, al massaggio cardiaco e all’uso del DAE, due incontri con i cittadini il 13 e il 20 marzo 2027. Si concluderà il 17 aprile con una corsa-camminata non competitiva, aperta anche alle persone con disabilità. Con FEel Better vogliamo portare questi temi vicino alle persone, unendo informazione, movimento e partecipazione: la salute del cuore si costruisce ogni giorno e, nell’emergenza, ciascuno può avere un ruolo”.