“Abbiamo bisogno dei nostri operatori che ci guidino e abbiamo bisogno di stare tra di noi, dove nascono delle vere amicizie”. È uno dei passaggi della lettera con cui alcuni utenti del centro diurno Maccacaro di Ferrara chiedono attenzione sul futuro della struttura, dopo le notizie relative a una possibile riorganizzazione delle attività.
Una preoccupazione che, spiegano gli stessi utenti, nasce soprattutto dal timore che il centro possa essere chiuso o che le attività vengano dislocate in luoghi diversi. L’Ausl di Ferrara ha però precisato il futuro del centro è ancora nel cuore della città, l’Azienda sta lavorando all’individuazione della nuova sede negli spazi di via Quartieri e via della Ghiara, a pochi metri dall’attuale struttura di via Marco Polo.
Nella loro lettera, gli utenti spiegano il significato che il centro diurno ha nel percorso di riabilitazione psichiatrica. “La valenza del gruppo è importantissima, perché la malattia psichiatrica ti isola, ti mette ai margini della società e il ritrovarci al centro diurno Maccacaro in tanti ci permette di socializzare”.
Secondo gli autori della lettera, le attività svolte negli anni hanno proprio l’obiettivo di aiutare le persone a recuperare progressivamente autonomia e relazioni. “Il centro diurno Maccacaro – scrivono – è una palestra, dove ci sperimentiamo per poi essere più adeguati in società, in mezzo agli altri.”
Un ruolo importante, aggiungono, è svolto dagli operatori, sia nella quotidianità sia nella conduzione dei gruppi riabilitativi. A questo si affiancano i progetti individuali, costruiti con obiettivi da raggiungere nel tempo. “Gli operatori che ci stanno accanto in questo percorso, ci conducono verso l’autonomia”.
Per gli utenti, quindi, il centro non rappresenta soltanto un luogo dove trascorrere alcune ore, ma una parte del percorso terapeutico e riabilitativo. “Vorremmo farvi capire che siamo recuperabili, ma abbiamo bisogno di una mano, da soli non ci possiamo riuscire”.
La notizia di una possibile chiusura, raccontano, “ci ha messo ansia e ci ha fatto sentire persi”. Da qui la richiesta di mantenere un luogo nel quale poter continuare a incontrare gli operatori e gli altri frequentatori. “Sì, abbiamo bisogno di stare insieme e non ognuno a casa propria”.
Nella lettera viene ricordato anche il percorso di alcune persone che hanno frequentato il centro e che, secondo gli utenti, hanno raggiunto una condizione di maggiore autonomia fino alla dimissione. “La riabilitazione è davvero fondamentale”, sostengono, sottolineando l’importanza di un percorso progressivo che, nei casi in cui sia possibile e sempre sotto la supervisione dei professionisti, può portare anche a una riduzione della terapia farmacologica.
La richiesta finale è rivolta alle istituzioni e a chi si occupa del servizio: “Abbiamo tanto bisogno di stare bene, non abbandonateci. Confidiamo nel vostro aiuto”.
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