Attualità
3 Ottobre 2026
Alla facoltà di Economia il dibattito sul lavoro che perde terreno rispetto all’inflazione e sui 23 miliardi di maggior gettito legati al fiscal drag

Salari bassi e prezzi sempre più alti. Fornero: “Sul Pnrr abbiamo avuto un’occasione”

di Redazione | 3 min

Leggi anche

di Tommaso Piacentini

Perché il salario in Italia non si adegua al potere d’acquisto? E perché lo Stato guadagna miliardi tramite l’inflazione? A queste e altre domande hanno risposto gli autori del libro “Il prezzo nascosto”, i professori di economia Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, insieme all’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero e l’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi nella conferenza tenutasi ieri (venerdì 2 ottobre) alla facoltà di Economia, dal titolo “L’Italia cresce, i salari no: il prezzo nascosto dell’inflazione”.

Il tema centrale quello del lavoro e di come sia sotto gli occhi di tutti che i salari non tengano il passo con l’inflazione. L’analisi di Leonardi è partita dall’ultimo picco della svalutazione monetaria, quella avvenuta tra il 2022 e il 2023, quando raggiunse l’8,1% diaumento medio annuo sul 2021.

Un aumento a cui i salari non seppero adeguarsi: “Oggi i salari si fissano in base al triennio successivo – ha dichiarato Leonardi -.Questo sistema, che punta a guardare avanti, negli altri Paesi ha funzionato: nei tre anni successivi, i salari hanno recuperato il potere d’acquisto”.

In Italia, invece, lo stesso sistema non ha funzionato, come ha spiegato Leonardi: “Questo perché abbiamo un’economia preponderante nel settore dei servizi e i contratti più importanti in questo settore non hanno tenuto il passo con l’inflazione: hanno fatto molto ritardo nel rinnovo, hanno perso il picco d’inflazione volontariamente e hanno rinnovato i contratti quando l’inflazione era all’1,5%”.

Si tratta di settori come quelli del commercio, del turismo e della logistica che assorbono grande manodopera e che trascinano il potere d’acquisto: “Fortunatamente è un problema istituzionale, non strutturale – ha proseguito Leonardi -. Ci vuole però politicamente molto coraggio per cambiare sistema”.

Ne va del futuro economico e salariale del Paese, perché, come ha spiegato il professore, per il biennio 2026-2027 è previsto “un altro picco di inflazione del 4,2%”. Historia magistrae vitae: “Mentre Francia e Germani hanno avuto un +30% di potere d’acquisto, in Italia è stato pari a zero”.

A questo si aggiunge anche il problema del cosiddetto fiscal drag, dovuto alla compresenza di inflazione e un sistema fiscale progressivo come quello italiano. Di conseguenza: più aumenta il reddito, più aumenterà la quota di tassazione annua. Come ha spiegato il professor Rizzo: “Il problema è che se i prezzi aumentano nel 10% e la contrattazione collettiva funzionasse bene, i salari dovrebbero aumentare del 10%. Ma lo Stato non tiene conto del fatto che aumentano solo nominalmente i guadagni”.

In pratica, se un lavoratore guadagna 10mila euro e il datore di lavoro gliene vuole dare mille in più per adeguare il compenso all’inflazione, dovrà comunque pagare più tasse perché aumenta il gettito fiscale: “Lo Stato con questo meccanismo ha guadagnato 23 miliardi in più con l’ultima inflazione, che non doveva avere – ha spiegato Rizzo –. Nella manovra si possono indicizzare gli scaglioni, non si capisce perché non lo abbiano fatto”.

Dati che hanno trovato d’accordo l’ex ministra del Lavoro Fornero, che ha posto l’accento su un altro tema del mondo del lavoro, ovvero quello della disuguaglianza salariale tra uomini e donne: “Il Paese non tiene conto dell’importanza del lavoro uguale per tutti: i dati sull’occupazione femminile ci vede ultimi in Europa, anche al di sotto della Romania. La vera cosa da fare è cambiare la mentalità del Paese, dicendo che il lavoro delle donne è uguale a quello degli uomini”.

Poi sul Pnrr ha aggiunto: “Abbiamo avuto un’occasione. Era un programma a medio termine fatto grazie all’Unione Europea e questo deve saper fare la politica: specificare obiettivi a medio termine e verificarne il raggiungimento con un piano di monitoraggio. Dobbiamo farlo per la scuola, la sanità e le politiche attive del lavoro”.

Modello europeo ha cui si è richiamato anche l’ex ministro Bianchi: “Oggi la disuguaglianza cresce in ogni parte del mondo: c’è bisogno di un’Europa che riproponga i valori di democrazia nei termini di uguaglianza”. E poi conclude: “Riportare al centro le tematiche del lavoro significa richiamare l’articolo 1 della Costituzione”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com