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Ferrara per la Palestina contesta il provvedimento: "Antisionismo non è antisemitismo". E lancia una nuova mobilitazione per il 10 ottobre
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Giovedì 1 ottobre, nel pomeriggio, nella Casa circondariale di Ferrara sono entrati così una sessantina di cittadini. Questa volta non per una visita istituzionale, ma per incontrare una redazione
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di Costante*
Potervi guardare negli occhi a voi persone libere da vincoli giudiziari, mi fa respirare ossigeno più fluido, mi emoziona e fa aumentare la speranza. Sinceramente, ho un desiderio un po’ bizzarro che mi tormenta.
Ho solo un pallido ricordo e vorrei sapere cosa si prova ad avere l’anima quotidianamente libera. Ho avuto la fortuna di avere sempre un lavoro e il dono di fare ciò che mi appassionava: vivere in armonia con la natura.
Oggi l’età associata alla pena non mi permette fantasiose illusioni. Vorrei parlarvi concretamente di ciò che avrei diritto di dire.
Mi riferisco ad episodi vissuti prima della mia carcerazione: abusi istituzionali, insabbiamenti, minacce a mano armata, eccetera. Sono stato ingenuo.
Mi ci sono voluti anni per metabolizzare l’ossessione del rumore della battitura delle sbarre che ti obbligano ad uno spazio di pochi metri quadrati; per abituarsi al fastidio nell’udire le frustrazioni di coloro che smarriscono l’autocontrollo compiendo azioni insane.
Oggi in testa ho altre barriere senza cardini né chiavi, barriere maledettamente invasive. Constatare di aver lasciato familiari, parenti e amici che mai più rivedrò. Smarrire questi valori è inquietante.
Comunque sia in questi istituti le frustrazioni fioccano.
In cinque anni ho cambiato 15 volte sconosciuti provenienti da ogni dove, con religioni e culture simili ad un mosaico bizantino, ognuno con il suo bagaglio di delusioni; mi riferisco naturalmente ai miei tanti compagni di cella.
Credo molto nella costituzione, molto meno in coloro che la devono applicare. Nonostante ciò mi sono costituito da cittadino libero puntando orgogliosamente sull’autocontrollo, sulla concentrazione, alla ricerca di un po’ di serenità.
Se nella vita i momenti più felici ed esaltanti li ho vissuti alla luce del sole, qui il dono più appagante me lo concede il silenzio della notte.
Quando il sonno mi abbandona, sono pervaso da una dimensione surreale. Non vi sono prigionieri ma favolosi momenti indimenticabili da rispolverare che ancora oggi mi emozionano senza limiti.
Le circostanze della vita, anche violenta, mi hanno sfregiato il cuore.
Ogni tanto precipito in turbolenti incubi. Fortunatamenteli dimentico velocemente bypassando l’inquietudine.
Vorrei concludere accennando alle varie attività promosse dai dirigenti dell’istituto con il supporto dei tanti volontari e non.
Un sostegno prezioso non facile da programmare ma efficace e da lodare. Se ho potuto esprimere questi concetti personali lo devo anche a loro.
Anche se dovessi uscire da questi istituti, non credo che sarei meglio di quando sono entrato e questo mio enigma lede la dignità dell’uomo e dei costituenti.
*redattore di Astrolabio e detenuto della Casa circondariale Costantino Satta di Ferrara
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