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La sostenibilità etica entra nelle procedure di acquisto della sanità regionale dell’Emilia-Romagna. A rivendicare il risultato sono i consiglieri regionali di maggioranza Marcella Zappaterra e Paolo Calvano del Pd, Simona Larghetti di Avs, Andrea Casadei del M5S, Federico Paldino e Gordini dei Civici per de Pascale, dopo l’introduzione delle nuove linee guida regionali sugli appalti sanitari.
“Queste linee guida rappresentano la traduzione concreta di un impegno politico che avevamo assunto in Assemblea legislativa. Con la risoluzione della maggioranza, promossa dal collega Paolo Trande (Avs), abbiamo chiesto alla Regione di promuovere, negli appalti, strumenti capaci di andare oltre la semplice valutazione economica: codici di condotta, audit di filiera e strumenti di tracciabilità etica coerenti con i principali standard Onu e Ocse. Oggi quella richiesta diventa una linea di indirizzo concreta per il sistema sanitario regionale”, dichiara la maggioranza.
Secondo i consiglieri, il principio alla base delle nuove indicazioni è che gli appalti pubblici possano essere utilizzati non soltanto per acquistare beni e servizi, ma anche per perseguire obiettivi più ampi sul piano sociale e ambientale.
“Il punto è riconoscere che gli appalti pubblici sono uno strumento attraverso il quale un’amministrazione può perseguire interessi pubblici più ampi: tutela dei diritti, qualità del lavoro, trasparenza delle filiere, responsabilità sociale. Non si tratta di introdurre criteri arbitrari, ma di utilizzare pienamente gli strumenti che il diritto europeo e il Codice dei contratti già mettono a disposizione delle amministrazioni”.
Le linee guida prevedono infatti un sistema di controllo sulle imprese sia nella fase precedente all’affidamento sia durante l’esecuzione del contratto.
“Il risultato raggiunto oggi è particolarmente importante perché non si ferma a una dichiarazione di principio. Le nuove linee guida costruiscono un sistema nel quale la responsabilità dell’impresa viene verificata due volte: prima attraverso la dichiarazione di conformità agli standard sociali e ai diritti umani lungo la catena di fornitura, e poi attraverso la possibilità per la stazione appaltante di effettuare verifiche autonome di due diligence e integrità, utilizzando fonti e banche dati qualificate”.
Un meccanismo che, secondo la maggioranza, dovrebbe consentire alle amministrazioni di andare oltre le autodichiarazioni presentate dalle imprese.
“È questa, a nostro avviso, la parte più innovativa. La firma non basta. Se emergono elementi di rischio, l’amministrazione può approfondire, verificare la situazione concreta e chiedere misure correttive. E il controllo non finisce con l’aggiudicazione: gli impegni devono essere mantenuti per tutta la durata del contratto e il loro mancato rispetto può comportare penali e, nei casi più gravi, la risoluzione”.
Particolare attenzione viene riservata alle catene di fornitura della sanità, che possono coinvolgere imprese e lavoratori anche molto lontani dal luogo in cui i prodotti vengono poi utilizzati.
“Quando parliamo di sanità pubblica parliamo di cura, dignità e diritti fondamentali. Non possiamo considerare neutrale ciò che avviene prima che un prodotto arrivi in un ospedale: dietro ogni dispositivo, ogni bene, ogni fornitura ci sono lavoratori, filiere e condizioni di produzione. La cura, per essere davvero cura, non può fermarsi alla porta dell’ospedale”.
Per la maggioranza, le nuove disposizioni attribuiscono così alla spesa pubblica anche una funzione di indirizzo del mercato.
“Queste linee guida introducono un principio importante anche dal punto di vista del modo in cui intendiamo la spesa pubblica. Ogni euro della pubblica amministrazione può contribuire a orientare il mercato: possiamo limitarci a comprare al prezzo più conveniente oppure possiamo utilizzare la nostra capacità di acquisto per premiare imprese che dimostrano responsabilità sociale, trasparenza e attenzione alle proprie filiere”.
Il tema riguarda anche l’impatto ambientale degli acquisti pubblici. “È un cambio di prospettiva che riguarda anche la sostenibilità ambientale: conoscere le filiere, verificarle e rendere le imprese responsabili degli impatti delle proprie attività significa costruire una pubblica amministrazione più consapevole delle conseguenze delle proprie scelte economiche. Il criterio del prezzo non può essere l’unico parametro quando a essere in gioco sono diritti, ambiente e interesse pubblico”.
Tra gli strumenti previsti dalle linee guida figurano criteri premianti collegati alla responsabilità sociale e alle certificazioni, valutazioni dei rischi Esg, obblighi di trasparenza e monitoraggio della filiera, strumenti di tracciabilità e misure per la conciliazione tra vita e lavoro. Sono inoltre previsti obblighi dichiarativi, clausole contrattuali, verifiche nella fase di esecuzione e sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni assunti.
“Il denaro pubblico non è mai soltanto denaro: è una scelta di politica economica. Con queste linee guida la Regione Emilia-Romagna sceglie di utilizzare quella leva per rendere più responsabili le proprie filiere di approvvigionamento e per affermare che la tutela della persona, del lavoro e dei diritti umani fa parte a pieno titolo dell’interesse pubblico”, concludono i consiglieri.
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