Politica
30 Settembre 2026
Giudizio positivo sull'impianto, ma critiche su casa, mobilità e frazioni. Nel mirino anche i tempi e il metodo dell'approvazione

Pug, le opposizioni: “Molta tecnica, poca politica”

di Elena Coatti | 5 min

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Il lavoro dei tecnici non è in discussione. È la politica che, secondo le opposizioni, manca nel nuovo Pug di Ferrara. All’indomani dell’approvazione del Piano urbanistico generale con 19 voti favorevoli e 9 contrari, i consiglieri tornano sulle ragioni del loro no: giudizio sostanzialmente positivo sull’impianto dello strumento, ma forti perplessità sulle scelte con cui l’amministrazione intende tradurlo nella città reale.

“Di politica in questo Piano ce n’è poca”, è la sintesi affidata da Matteo Proto (Pd) alla conferenza stampa convocata martedì mattina. “C’è molta tecnica”, riconosce, e un lavoro giudicato positivamente sul piano della costruzione dello strumento. Per i dem, però, la pianificazione dovrebbe servire anche a dare una risposta riconoscibile ad alcuni dei problemi della città: casa, impoverimento del tessuto economico e produttivo, mobilità e progressivo indebolimento delle frazioni.

Una posizione che Massimo Buriani riassume distinguendo nettamente tra il Pug come documento tecnico e le scelte politiche che ne dovranno accompagnare l’attuazione. Il Pd, spiega, ha espresso “un giudizio sostanzialmente positivo sull’impianto”, sugli obiettivi strategici e sui diversi ambiti di intervento, anche dopo le modifiche arrivate nel confronto con Regione, Provincia e gli altri enti coinvolti nel Cuav. Il voto contrario nasce invece dalla bocciatura delle proposte con cui l’opposizione chiedeva di precisare cosa dovrà succedere dopo l’approvazione.

Uno dei terreni indicati è quello dell’abitare. Buriani torna sulla quota del 20% di edilizia residenziale sociale e sulla necessità, a giudizio del Pd, che il Comune non lasci la sua realizzazione soltanto all’iniziativa privata. La proposta è quella di aprire un confronto con Regione, operatori economici, forze sociali e di cooperazione e di utilizzare anche gli strumenti di iniziativa pubblica previsti dalla pianificazione.

Dentro questo ragionamento entra anche il Grattacielo. Alla domanda se possa diventare un’area sulla quale immaginare un intervento di edilizia residenziale sociale, Buriani risponde positivamente, indicandolo come uno dei luoghi nei quali potrebbe essere valutata un’iniziativa pubblica, anche attraverso forme di collaborazione con altri soggetti. Non un progetto già definito, dunque, ma una possibilità che il Pd chiede di mettere sul tavolo nella futura attuazione del Piano.

La stessa critica viene declinata sul forese. Per Proto il sistema dei cluster individuato dal Pug rischia di non risolvere il problema delle frazioni se alla classificazione territoriale non seguono scelte sui servizi. “Se nel centro di gravitazione del cluster c’è tutto ma in una frazione non rimane niente – osserva – il problema resta soprattutto per le persone anziane o fragili che hanno difficoltà a spostarsi”. Le risoluzioni del Pd chiedevano per questo uno standard minimo di servizi nelle frazioni più fragili e un sistema capillare di trasporto pubblico.

Da qui anche la proposta di studiare una “metropolitana di superficie” capace di rafforzare i collegamenti tra città e forese, mettendo in relazione frazioni, ospedale di Cona e principali aree produttive.

L’unico intervento dell’opposizione arrivato al voto con un esito favorevole è stato quello sull’area di via Sammartina. L’emendamento presentato da Anna Chiappini (Pd) e subemendato da Luca Caprini (Civica Fabbri), ha portato a escludere nuovi insediamenti produttivi lungo la strada e a subordinare eventuali interventi sull’impianto esistente ad approfondimenti sulle conseguenze per il traffico e sulle criticità dell’area. Per l’opposizione il caso dimostra che l’approvazione di un emendamento non significava necessariamente far ripartire l’intero procedimento.

Ed è su questo punto che Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) concentra la parte più dura della critica al metodo. Dopo anni di elaborazione tecnica, sostiene, il tempo lasciato al Consiglio comunale per entrare nel merito del Piano sarebbe stato troppo ristretto. Fiorentini richiama le precedenti esperienze di pianificazione urbanistica, nelle quali commissioni e consiglieri avevano avuto mesi per analizzare territorio, osservazioni e singole previsioni.

Questa volta, sostiene, il rischio è stato invece quello di arrivare a un’approvazione “a scatola chiusa”, con una grande quantità di elaborati e margini ridotti per intervenire. Anche la richiesta di sospensiva, spiegano i dem, non mirava a rinviare indefinitamente il Pug ma ad attendere il nuovo Regolamento edilizio per poter valutare insieme i due strumenti. La maggioranza ha respinto la proposta.

Per Fiorentini la questione non è soltanto procedurale. Il consigliere torna anche sui 138 ettari di consumo massimo di nuovo suolo previsti dal Piano fino al 2050, rivendicati dall’amministrazione come una forte riduzione rispetto alle previsioni della precedente pianificazione. Secondo l’opposizione, però, quella riduzione deriva innanzitutto dalla legge urbanistica regionale 24 del 2017 e dai suoi limiti al consumo di suolo, più che da una scelta autonoma della giunta.

È la stessa legge alla quale Alan Fabbri, allora consigliere regionale della Lega, votò contro e della quale ancora lunedì sera il sindaco ha confermato di non condividere l’impostazione, pur precisando di essere tenuto ad applicarla.

La legge regionale è peraltro entrata proprio in questi giorni in una nuova fase: il 24 settembre la Regione ha formalmente avviato il percorso per il suo aggiornamento, mantenendo tra i punti di partenza la riduzione del consumo di suolo e la rigenerazione urbana.

Ma per l’opposizione il problema principale arriverà prima ancora di una futura revisione normativa: sarà capire come verranno gestiti gli accordi operativi e gli interventi nei diversi ambiti di rigenerazione. È qui che i dem chiedono un cambio di metodo, con un coinvolgimento effettivo del Consiglio e dei cittadini e non una discussione quando le decisioni sono ormai definite.

Perché, è la tesi con cui l’opposizione torna sul voto contrario, un buon Piano tecnico non basta da solo. Il punto sarà vedere quale politica verrà utilizzata per riempirlo.

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