Attualità
29 Settembre 2026
Partono i lavori da 11,6 milioni di euro fino ad agosto 2030: quattro fasi per intervenire su tutte le alti senza fermare visite ed eventi

Una “fabbrica” lunga quattro anni per il Castello Estense. Ma l’Incendio di Capodanno è salvo

di Elena Coatti | 5 min

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Quattro anni di lavori, 1460 giorni di cantiere e una promessa: il Castello Estense non sparirà dietro le impalcature. Continuerà ad essere visitabile e a ospitare attività culturali mentre operati e restauratori si sposteranno, un pezzo per volta, attorno e dentro al monumento simbolo di Ferrara. E c’è già una prima conferma che interessa il calendario cittadino: a Capodanno l’Incendio del Castello si farà.

La “Fabbrica del Castello” ha preso ufficialmente il via. Non a caso il 29 settembre, giorno in cui, 641 anni fa, nel 1385 fu posta la prima pietra della fortezza progettata da Bartolino di Novara per gli Este. Il cantiere vero e proprio era stato consegnato il 2 settembre e ora comincia il conto alla rovescia che dovrà portare alla conclusione dei lavori il 31 agosto 2030. La Provincia aveva già indicato in 1460 giorni la durata contrattuale dell’intervento.

“Dopo quattordici anni cominciamo”, sintetizza il presidente della Provincia Daniele Garuti, richiamando il terremoto del 2012 e un percorso che, tra progettazione, finanziamenti e gara, è stato tutt’altro che breve. Il Castello, ricorda, nel solo 2025 ha superato il 150mila ingressi. Da qui la scelta di costruire un cantiere che poss convivere con turisti, mostre ed eventi anziché trasformare per quattro anni uno dei simboli della città in una scatola chiusa.

Il quadro economico può creare qualche confusione, ma i numeri sono due e indicano cose diverse: 11,6 milioni è il valore dei lavori, mentre 16,2 milioni è l’investimento complessivo, comprendendo anche le somme a disposizione. A finanziare l’operazione sono Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Provincia. L’intervento servirà innanzitutto a completare la riparazione dei danni del sisma del 2012 e a migliorare il comportamento sismico dell’edificio, ma non sarà soltanto un enorme lavoro di consolidamento: saranno rifatte coperture e solai del secondo piano, adeguati agli impianti e ricavati nuovi spazi espositivi e museali.

Il cronoprogramma procede per settori. La prima fase, tra il 2026 e 2027, riguarda via Coperta e Corpo Sud. Nel 2027-28 toccherà al Corpo Est e al giardino di Eleonora, quindi nel 2028-29 al Corpo Nord e, infine, al Corpo Ovest. Nel frattempo sono previsti anche gli interventi sul fossato. L’obiettivo è semplice da spiegare, meno semplice da realizzare: lavorare su una parte del Castello lasciando vivere le altre.

Il prefetto Massimo Marchesiello, dopo aver scherzato sulla durata del cantiere – “La Fabbrica del Castello mi ricorda la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Spero che i tempi non siano così lunghi” – guarda già alla notte di San Silvestro: “A Capodanno penso e spero che l’Incendio del Castello ci sia ancora”. Dunque i ponteggi non dovrebbero spegnere uno degli appuntamenti simbolo della città. L’ultima edizione aveva richiamato circa 30mila persone sotto le torri estensi.

Anche l’assessore comunale alla Cultura Marco Gulinelli insiste sulla continuità: “Credo che il Castello di fatto non chiuderà mai”. Una condizione importante, perché dal 2015 il Comune gestisce il percorso museale e il monumento è diventato uno dei cardini dell’offerta culturale cittadina. Per Gulinelli anche la parola scelta per accompagnare il progetto, “fabbrica”, racconta bene quello che succederà: “Una fabbrica non è soltanto il luogo nel quale si costruisce qualcosa. È un luogo nel quale si lavora, si trasforma, si tramanda, si produce e si guarda al futuro”.

Dietro l’avvio del cantiere c’è però anche un passaggio nel quale l’intera operazione ha rischiato di fermarsi. A ricordarlo è il consigliere regionale Paolo Calvano: “Tra la fine del 2023 e il 2024 abbiamo temuto che questo intervento non sarebbe mai partito”. Mancava una parte della copertura finanziaria e, spiega l’allora assessore al Bilancio, fu necessario recuperare nuove risorse. “Dovremo pazientare quattro anni, ma per garantire lunga vita al Castello Estense”, aggiunge, sottolineando il peso del monumento non soltanto per Ferrara ma per l’attrattività culturale dell’intera regione.

Tre milioni arrivano dal Ministero della Cultura attraverso il Piano strategico Grandi progetti Beni culturali. L’architetta Lucia Masciopinto, della Direzione regionale Museo nazionali Emilia-Romagna, parla di una partenza attesa: “Sono molto felice che si sia partiti e che sia iniziato il cantiere”, definendo il lavoro tra Ministero e Provincia “un esempio di sinergia tra le amministrazioni”.

Per la dirigente provinciale e responsabile del procedimento Angela Ugatti, la sfida sarà fare di un inevitabile disagio anche qualcosa da mostrare. “Questi anni che ci aspettano sono sì un sacrificio per la città, ma anche un’opportunità”, spiega. L’idea è quella di “mantenere una fruibilità e una vivibilità del monumento per questi quattro anni”, cercando forme nuove per raccontare il Castello mentre viene restaurato.

A eseguire i lavori sarà il raggruppamento temporaneo guidato dalla veneziana Lares – Lavori di Restauro, insieme a VF Costruzioni e Restauri, Lithos e I. Martini, risultato aggiudicatario della gara. E il fondatore e legale rappresentante di Lares, Mario Massimo Cherido, non nasconde un legame personale con il cantiere: “Il mio sogno è sempre stato quello di fare il Castello e credo di esserci arrivato un po’ tardi”. Poi l’impegno sui tempi: “Mi auguro che i quattro anni siano effettivi. Di solito riusciamo a mantenere gli impegni e penso che lo faremo anche questa vota”.

Il Castello, insomma, cambia pelle senza andare in pensione. Da qui al 2030 ponteggi e restauratori diventeranno parte del paesaggio del centro. La prima tappa è il Corpo Sud. L’ultima sarà il Corpo Ovest. Nel mezzo quattro anni in cui Ferrara dovrà imparare a convivere con la sua fortezza trasformata in una grande fabbrica a cielo aperto.

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