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Piazza Castello piena per tutta la serata, persone di ogni età ferme agli stand a fare domande, osservare esperimenti e provare in prima persona strumenti e tecnologie, bambine e bambini protagonisti delle attività nel cortile del Castello. La Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori, che venerdì 25 settembre ha portato la ricerca dell’Università di Ferrara nel cuore della città, si chiude con una grande partecipazione di pubblico.
Dalle 18 a mezzanotte, ricercatrici e ricercatori di tutti i Dipartimenti Unife e della Sezione di Ferrara dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) hanno trasformato la piazza in un grande laboratorio a cielo aperto, raccontando il proprio lavoro attraverso esperimenti, dimostrazioni e attività interattive. L’appuntamento ferrarese si inserisce nella Notte europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori, promossa dalla Commissione europea, ed è realizzato nell’ambito del progetto europeo Society.
«La Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori crea un incontro diretto tra chi fa ricerca e la cittadinanza, rende visibile il lavoro che si svolge ogni giorno nei nostri Dipartimenti e permette alle persone di fare domande, confrontarsi e avvicinarsi alla scienza in modo concreto», ha ricordato sul palco la rettrice dell’Università di Ferrara Laura Ramaciotti.
Un dialogo che assume un valore particolare in un momento in cui, ha sottolineato la rettrice, orientarsi tra dati, evidenze, opinioni e interpretazioni è sempre più complesso e l’Università ha la responsabilità di mettere la conoscenza a disposizione della società e contribuire alla costruzione di una maggiore capacità critica.
Sul rapporto tra ricerca, nuove generazioni e territorio si è soffermato anche Giacomo Dimarco, presidente del Consiglio per la Ricerca e la Terza Missione e prorettore alla Ricerca di Unife. Parlando alle giovani e ai giovani interessati a intraprendere un dottorato, Dimarco ha richiamato il valore della curiosità e della passione per la ricerca, sottolineando come il percorso dottorale permetta di acquisire competenze che vanno oltre il singolo ambito disciplinare. Una capacità di intrecciare saperi diversi che diventa essenziale anche per affrontare le grandi sfide che riguardano il territorio – dalla transizione tecnologica all’ambiente, dalla salute all’invecchiamento della popolazione – e che trovano risposte proprio nel confronto tra discipline e competenze differenti.
Lo stesso successo della serata, ha osservato Dimarco, mostra quanto sia importante portare la ricerca fuori dai luoghi in cui viene prodotta e creare occasioni di incontro diretto con le persone. Un risultato particolarmente significativo quando a essere coinvolti sono i più piccoli, ai quali esperienze come la Notte possono trasmettere curiosità, capacità di fare domande e interesse verso il mondo della ricerca.
A catturare la curiosità del pubblico sono state ricerche provenienti dagli ambiti più diversi. Si poteva entrare nel vivo dell’esperimento LHCb del Cern e scoprire come vengono studiate le particelle prodotte nelle collisioni del Large Hadron Collider; vedere un robot capace di eseguire autonomamente un’ecografia e sperimentare la realtà virtuale utilizzata per l’addestramento medico; capire come un “naso elettronico” possa individuare le frodi nell’olio d’oliva; oppure scoprire che persino le bucce di pomodoro possono essere trasformate in rivestimenti protettivi per i materiali. Sono solo alcuni esempi delle attività con cui la ricerca è uscita dai laboratori per incontrare direttamente la città.
Particolarmente partecipata anche la Notte Kids, che nel cortile del Castello Estense ha avvicinato alla scienza bambine, bambini e famiglie attraverso giochi, esperimenti e laboratori. Tra le attività più apprezzate, la possibilità di salire sulla monoposto elettrica di Ferrara Squadra Corse e cimentarsi con il simulatore di guida, trasformarsi in piccoli investigatori sulle tracce del Dna e persino estrarre il Dna da una banana.
La grande partecipazione ha accompagnato anche il programma sul palco, condotto dalla giornalista, psicologa e psicoterapeuta Elisa Stefanati e animato con musica, interviste e collegamenti in diretta. Tra i momenti centrali, il confronto con la rettrice Laura Ramaciotti e Giacomo Dimarco e l’intervento dell’ingegnere aerospaziale e divulgatore Vittorio Baraldi, in arte AstroViktor, che con Perché (non) fidarsi della scienza ha accompagnato il pubblico dentro i meccanismi che influenzano il nostro rapporto con le evidenze scientifiche, dai bias cognitivi alle pseudoscienze e alle teorie del complotto, mettendo al centro il valore del pensiero critico.
La serata ferrarese ha così restituito nel modo più immediato il significato della Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori: far incontrare la ricerca e la città, mostrando quanto ciò che nasce nei laboratori, nelle biblioteche e nei gruppi di ricerca dell’Università riguardi da vicino la vita delle persone e le grandi trasformazioni del presente.
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