Attualità
27 Settembre 2026
Nella Giornata mondiale del Rifugiato, l'arcivescovo richiama le istituzioni e chiede più risorse per l'educazione, l'accoglienza familiare, consultori e centri antiviolenza

Minori migranti, Perego: “La tutela comincia dalla scuola”

di Redazione | 4 min

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Un tutore fin dal primo approdo, un percorso di accompagnamento dentro un contesto familiare, scuole dotate delle figure professionali necessarie e un diritto all’educazione che non rimanga soltanto sulla carta. È soprattutto su questi punti che si concentra l’intervento dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Gian Carlo Perego in occasione della 112esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

Il messaggio scelto quest’anno da Papa Leone XIV, “Anche uno solo di questi bambini”, riprende il Vangelo di Matteo – “E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me” – e richiama, sottolinea Perego, la responsabilità verso i minori coinvolti direttamente nelle migrazioni.

Una condizione particolarmente fragile. “I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori”, ricorda Perego citando il messaggio del Pontefice. Bambini e adolescenti costretti a lasciare il proprio Paese per guerre, violenze, povertà o disastri ambientali, spesso senza genitori e familiari e, durante il viaggio, esposti a tratta, sfruttamento, violenza sessuale, reclutamento nei conflitti armati e matrimoni forzati.

Secondo i dati riportati dall’arcivescovo, nel 2026 i minori profughi o rifugiati nel mondo sarebbero circa 45-46 milioni, contro i 33 milioni di dieci anni fa, mentre oltre 300mila bambini ogni anno nascerebbero lontano dal proprio Paese, soprattutto nei campi profughi. In Europa, nel 2025, sarebbero arrivati via terra o via mare circa 35mila minori.

Perego porta quindi lo sguardo sull’Italia, dove tra bambini e ragazzi arrivati dall’estero e figli di genitori stranieri si supererebbe il milione e centomila minori. I minori stranieri non accompagnati sarebbero circa 17mila, tremila dei quali arrivati nei primi sei mesi del 2026.

Ed è proprio dopo l’arrivo che, secondo l’arcivescovo, emergono alcune delle criticità principali.

“Perché dopo il loro arrivo, anche con storie di violenza alle spalle e ferite invisibili per molti di essi, al loro primo approdo il nostro Paese non ha riservato – come vorrebbe la legge – subito un tutore e un percorso di accompagnamento in un contesto familiare, ma grandi strutture, scuole dove mancano le figure professionali e i servizi essenziali?”, domanda Perego.

Un passaggio che lega direttamente tutela ed educazione. Non basta, nella sua riflessione, garantire materialmente l’accoglienza: occorre costruire attorno a ogni minore un sistema capace di seguirlo individualmente, inserirlo in un ambiente familiare e accompagnarlo anche nel percorso scolastico.

L’arcivescovo richiama in particolare la rete dell’associazionismo familiare e dell’affido, chiedendosi perché non sia stata maggiormente valorizzata, e torna sulla legge Zampa del 2017, dedicata alla tutela dei minori stranieri non accompagnati. Una normativa che, scrive Perego, ha favorito la nascita di circa 4mila tutori volontari e “ha al centro l’interesse per il minore”, ma che non avrebbe ricevuto sufficienti regolamenti e risorse applicative.

Il rischio indicato dall’arcivescovo è che l’efficacia di quella legge possa invece essere ridotta “in nome della sicurezza”.

Perego pone poi una questione specifica sull’educazione: “Quali percorsi di educazione, attraverso la scuola, i consultori, i centri antiviolenza rafforzare per tutelare i minori stranieri in Italia?”.

La scuola viene così indicata come uno dei luoghi centrali della protezione dei bambini e degli adolescenti migranti, insieme ai servizi territoriali e alle reti contro la violenza. Un terreno sul quale, secondo Perego, non può esistere una tutela piena senza personale, strumenti e percorsi educativi adeguati.

La riflessione parte anche da una disparità che l’arcivescovo definisce allarmante: secondo un’indagine da lui richiamata, subirebbero forme di violenza 8 bambini italiani ogni cento, mentre tra i minori stranieri il dato salirebbe a 20 su cento.

Ma Perego invita a non trasformare la questione in una semplice disputa sulle cifre. Il punto, riprendendo il titolo scelto da Papa Leone XIV, è che “anche uno solo” rappresenta un valore che impone una risposta.

Da qui il richiamo alla responsabilità individuale e collettiva. Davanti a ogni bambino, scrive l’arcivescovo, bisogna saper riconoscere “il suo diritto alla tutela, a una famiglia, a un’educazione”.

Una responsabilità che Perego attribuisce alla comunità cristiana, alle altre confessioni religiose e alla società civile, ma che chiama direttamente in causa anche le istituzioni.

La voce della Chiesa, conclude, deve arrivare fino alle istituzioni civili affinché sappiano tutelare, come ricorda Papa Leone XIV, “il superiore interesse del minore” attraverso “strumenti efficaci”.

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