Politica
15 Settembre 2026
Dalla Festa dell'Unità di Ferrara il presidente della Regione ammette gli errori del centrosinistra e attacca il governo: "L'Italia oggi non è un Paese più sicuro di quattro anni fa. Meloni è come Fonzie, non riesce a dire ho sbagliato"

De Pascale a Ferrara: “Sicurezza, il Pd ha fallito. Sanità, va salvata”

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 8 min

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di Riccardo Giori

Pace, sanità, sicurezza. Ma anche lavoro, infrastrutture, petrolchimico, crisi climatica e futuro del centrosinistra. È un Michele de Pascale a tutto campo quello intervistato dal giornalista Cristiano Bendin sul palco della Festa dell’Unità di Ferrara, al Baluardo di Santa Maria della Fortezza in viale IV Novembre. Davanti a qualche centinaio di persone tra militanti del Pd e sostenitori, il presidente della Regione Emilia-Romagna ha affrontato i temi del territorio intrecciandoli con quelli della politica nazionale, in una serata che ha inevitabilmente guardato alle prossime elezioni legislative del 2027.

De Pascale è arrivato puntuale alla festa, preceduto dal consueto passaggio nelle cucine e dalla foto di rito con i volontari. Poi un piatto di cappellacci consumato al volo insieme ai vertici locali del partito: la segretaria del Pd di Ferrara Giada Zerbini, il segretario provinciale Nicola Minarelli, il capogruppo Pd in Regione Paolo Calvano e la questora dell’Ufficio di presidenza regionale Marcella Zappaterra. Quindi direttamente sul palco per il confronto con Bendin.

Il primo sguardo è alla partita nazionale e alla possibilità di costruire un’alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni. Per De Pascale il centrosinistra dovrà necessariamente trovare un punto di sintesi tra forze diverse, anche superando le divisioni del passato. “Si dovrà stare insieme per battere la Meloni, magari anche un po’ controvoglia – afferma – ma va creato un campo che abbia l’entusiasmo di cambiare l’Italia, anche nelle differenze, senza guardare alle cicatrici che abbiamo nelle spalle, ma facendo capire agli italiani che abbiamo imparato dalle cicatrici che abbiamo alle spalle”. Il riferimento è alla possibile alleanza tra Pd, Movimento 5 Stelle e partiti della sinistra.

Ma quale leader per quella eventuale coalizione? De Pascale non sembra considerare la personalizzazione della politica un elemento necessariamente positivo. “Sono affascinato perché viviamo in un tempo in cui la politica è solo personalizzazione, conta solo la persona e il resto non conta niente e quindi l’idea che ci siano milioni di persone che dicono ‘interessa quello che volete fare, non ci interessa la persona’ è una bella cosa”. Il punto, però, resta la necessità di un cambio di governo. “Serve una visione di Paese che questo governo non ha”, sostiene il presidente, indicando così la costruzione di un programma come priorità rispetto alla scelta del candidato premier.

Dal futuro del centrosinistra alle questioni più concrete del territorio, nel corso dell’intervista si parla di lavoro, economia e infrastrutture, con particolare attenzione alla viabilità ferrarese. Sulla terza corsia dinamica dell’A13, De Pascale rivendica l’attenzione della Regione nei confronti di un territorio che considera particolarmente complesso: “È chiaro che è un territorio forse dei più complessi della Regione anche per la diversità delle sue componenti territoriali, però tema per tema, dalla salute alle politiche industriali alle politiche infrastrutturali, io mi sento di dire che la Regione Emilia-Romagna sta mettendo al centro il territorio ferrarese in tutti questi elementi, con, ripeto, diversità perché è forse il territorio più plurale al suo interno di tutte le province dell’Emilia-Romagna”.

Poi la Cispadana e il confronto con il governo. Il presidente prende come riferimento la promessa del ministro Matteo Salvini sull’assegnazione entro dicembre della concessione dell’A22. “Salvini ha promesso che entro dicembre sarà assegnata la concessione della A22, voi ci credete?” – chiede sarcastico al pubblico – “Io dico che l’Emilia-Romagna non lascerà mai soli quei territori, aspetterà dicembre e se Salvini non si muoverà allora prenderemo provvedimenti”.

Sul lavoro invece, De Pascale attacca direttamente il governo. “La Meloni offende gli italiani quando dice che aumenta l’occupazione, le crisi degli ultimi quattro anni dimostrano un quadro differente”, afferma, richiamando anche i casi di Berco e Cercom come esempio delle difficoltà industriali del territorio.

Il confronto si sposta quindi sull’Europa e sulla guerra in Ucraina, con le conseguenze economiche che il conflitto ha prodotto anche sull’Italia. “La guerra in Ucraina per gli Usa è stata un’opportunità perché vendono il gas liquido che nessuno compra più dalla Russia, e noi abbiamo pagato il prezzo più alto” – sostiene De Pascale – “è inaccettabile che l’Italia non abbia voce nelle trattative di pace e che la Meloni abbia appaltato a Trump qualsiasi decisione sulla risoluzione del conflitto”. Il sostegno a Kiev, però, resta per il presidente un punto fermo. “Il sostegno all’Ucraina è ineludibile, l’Italia deve essere promotrice e fautrice di pace ma ha smarrito questa qualità. E noi staremo sempre dalla parte delle popolazioni aggredite e oppresse”.

E proprio sul tema della pace arriva un’altra critica alla politica italiana ed europea: “C’è solo il Papa che parla di pace dentro il continente europeo, questa cosa è inaccettabile secondo me e quindi io mi aspetto che il centrosinistra dica che il sostegno all’Ucraina è imprescindibile perché senza il sostegno all’Ucraina non si può arrivare alla pace”.

Tra i dossier ferraresi c’è anche quello del petrolchimico. De Pascale ribadisce la necessità di difendere il comparto chimico, anche attraverso una strategia industriale europea. “Dobbiamo batterci per difendere la chimica e i siti chimici, l’Emilia-Romagna è in prima fila nell’aggiornare una proposta competitiva per poter concorrere a livello europeo” e poi ancora “Il governo italiano fa delle chiacchiere ma un progetto strategico sulla chimica in quattro anni non l’abbiamo visto, guardate cosa han fatto sull’Ilva, sono quattro anni che galleggiano sull’Ilva senza avere una senza avere una visione”.

Interrogato sul fronte ambientale, invece, il presidente richiama il doppio rischio che riguarda l’Emilia-Romagna: alluvioni e siccità. “Negli ultimi anni l’Emilia-Romagna è stata messa a dura prova su eventi alluvionali, nel 2023 si parlava dappertutto di siccità, come sono arrivate le alluvioni poi il tema della siccità è sparito”, osserva. Ma il problema, avverte, rimane: “Tutti gli studi ci dicono che l’Emilia-Romagna è una zona che va seriamente in crisi idrica poiché si nutre per la maggior parte delle zone dal fiume Po”. La strategia dovrà quindi comprendere diversi strumenti: “Dobbiamo usare tutti gli strumenti, dal risparmio idrico ai riusi di acqua, ad esempio quella usata dal petrolchimico, micro invasi, e anche guardare con interesse alla tecnologia dei dissalatori, attualmente disincentivati dall’elevato costo dell’energia”. Nel piano strategico regionale, aggiunge, “si stanno valutando tutte le soluzioni”.

È però la sanità a occupare una parte importante dell’intervista. Il problema delle liste d’attesa, particolarmente sentito dai cittadini, viene affrontato da De Pascale partendo dalla necessità di aumentare l’offerta. “Si sta lavorando in due direzioni: aumentare l’offerta essendoci tanta domanda, più sale operatorie sulla rete provinciale ad esempio”, spiega, ricordando gli investimenti previsti anche sulla rete ospedaliera ferrarese. Un ruolo importante, secondo il presidente, potrà essere giocato dagli ospedali distrettuali: “In provincia di Ferrara stiamo lavorando su investimenti importanti anche sulla rete provinciale perché ci sono gli ospedali distrettuali che in termini di smaltimento delle liste d’attesa di prestazioni di bassa complessità possono aiutare anche gli ospedali più grandi”. Ma non tutte le prestazioni, sottolinea De Pascale, devono essere organizzate nello stesso modo. “Ci sono servizi che non si facevano sul territorio e che si può tornare a farli sul territorio perché c’è la telemedicina, perché c’è la diagnosi a distanza, perché ci sono le tecnologie e ci sono cose che vanno concentrate perché se le concentri offre ai cittadini dei servizi di serie B e invece tutti i cittadini hanno diritto a servizi di serie A”. La difesa del Servizio sanitario nazionale sarà inoltre, secondo il presidente, uno dei grandi terreni di scontro politico in vista del 2027. Il Pd dovrà presentarsi con l’obiettivo dichiarato di “salvare il sistema sanitario nazionale” ormai allo stremo.

In chiusura arriva uno dei temi più delicati: la sicurezza. E qui De Pascale sceglie l’autocritica, riconoscendo che il Pd, quando ha avuto responsabilità di governo nazionale e locale, non ha saputo dare risposte sufficienti. “Quando abbiamo governato il Paese abbiamo fallito e oggi dobbiamo su questi temi, secondo me, avere delle parole nuove che siano in grado di parlare anche a chi ci ha voltato le spalle, che non sono diventati tutti fascisti”. Per De Pascale i flussi migratori vanno regolamentati con umanità e rispetto delle regole poichè è un utopia pensare di impedire alle persone di migrare, pertanto il centrosinistra deve quindi costruire una proposta diversa da quella della destra, ma allo stesso tempo concreta: “Penso che noi dobbiamo essere in grado su questo tema di mettere in campo una proposta nuova che non è la proposta della destra però deve essere una proposta convincente e deve saper tenere insieme prevenzione e anche strumenti operativi di contrasto all’illegalità. Dall’altra parte” incalza De Pascale, “noi non dobbiamo commettere l’errore uguale al contrario, e cioè raccontare a un cittadino che vive in un quartiere che è diventato una piazza di spaccio che la nostra soluzione per la piazza di spazio è fare promozione sociale, perché la criminalità non si contrasta solo con la promozione sociale ma con l’attività congiunta delle forze di polizia e delle forze dell’ordine che sono in grado di arrestare gli spacciatori, se commettono reati per cui devono essere carcerati vengono incarcerati, se sono stranieri irregolari che hanno molteplici precedenti penali avere le procedure di espulsione che funzionano”. L’ultimo affondo infine è ancora per Giorgia Meloni. “Lo sanno anche gli elettori di centrodestra che l’Italia oggi non è un Paese più sicuro di quattro anni fa. Ma Meloni è come Fonzie, non riesce a dire ‘ho sbagliato’”.

Dalla Festa dell’Unità di Ferrara emerge così il profilo di una sfida che, per De Pascale, dovrà essere giocata su più fronti: costruire un’alternativa politica alla destra, tenere insieme forze diverse, rilanciare la sanità pubblica, affrontare i problemi industriali e infrastrutturali del territorio e, soprattutto, recuperare credibilità su un tema come la sicurezza che il centrosinistra non considera più possibile lasciare alla sola destra.

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