Cronaca
15 Settembre 2026
Davanti al giudice Luca Turchetti, la donna ha ripercorso gli episodi che la Procura contesta all'ex compagno, risalenti al periodo compreso tra il 2022 e il 2023

“Ha tentato di strangolarmi”. Lo scopre dalle telecamere

di Davide Soattin | 5 min

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Telefonate, messaggi incessanti e pressioni per convincerla a non interrompere la relazione, mentre l’escalation delle violenze diventava sempre più grave, fino al tentativo di strangolamento, scoperto solamente il giorno dopo, grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza. È l’incubo raccontato ieri, lunedì 14 settembre, in aula da una 33enne, ascoltata come parte offesa nel procedimento per maltrattamenti e stalking che vede alla sbarra l’ex fidanzato e collega, un 41enne ferrarese.

Davanti al giudice Luca Turchetti, la donna ha ripercorso gli episodi che la Procura contesta all’ex compagno, risalenti al periodo compreso tra il 2022 e il 2023, in particolare durante la convivenza. Aggressioni fisiche e condotte persecutorie, queste ultime proseguite, secondo l’ipotesi accusatoria, anche dopo la fine della relazione, fino a quando la 33enne, anche grazie a un percorso di supporto psicologico, ha trovato la forza di dire basta e di rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare quanto stava accadendo.

“Capitava spesso che mi mettesse le mani al collo e mi stringesse con forza le braccia. Mi faceva male e mi provocava ematomi”, ha raccontato. Episodi che, secondo la 33enne, sarebbero avvenuti in un quadro più ampio di comportamenti insistenti e persecutori. “Molte volte cercavo di allontanarlo. Lui andava via, ma non riusciva a farsene una ragione. Mi mandava in continuazione messaggi per riappacificarsi. Io gli dicevo di smetterla di continuare a cercarmi, ma lui continuava” ha aggiunto la donna.

La 33enne quindi è stata chiamata a ripercorrere gli episodi finiti al centro del procedimento. Su tutte, due presunte aggressioni.

La prima, secondo il racconto della 33enne, sarebbe avvenuta la sera del 26 aprile 2023, nell’abitazione della donna. Con loro c’erano anche le figlie di lui, che lei aveva accompagnato a letto: “Lui pensava di trovarmi sul divano, per avere un momento di intimità, mentre io ero nella camera da letto accanto a quella delle bambine, per assicurarmi che stessero dormendo. Quando arrivò e vide che non ero sul divano, pensando che non ci sarebbe stato quel momento di intimità, iniziò a dare di matto e ad aggredirmi“.

La donna ha proseguito raccontando che quella sera, riuscì a cavarsela mandando un messaggio alla mamma per informarla che sarebbe andata da lei: “Lui però non mi lasciava andare. Ci volle un po’, poi riuscii a raggiungere la casa di mia madre. Percepivo che lui era arrabbiato con me e io ero spaventata. Ma la mattina dopo tornai comunque a casa”.

La seconda presunta aggressione invece risalirebbe a ventiquattro ore più tardi, nella notte tra il 27 e il 28 aprile, al rientro da una cena organizzata per il pensionamento di una collega. I due sarebbero arrivati insieme davanti all’abitazione, ma sarebbe stato soltanto il mattino seguente che la donna avrebbe iniziato a rendersi conto di quanto, secondo l’accusa, aveva subito per mano dell’ex compagno.

“La mattina mi ero svegliata con qualche flash, ma non ricordavo cosa fosse successo. Mi ero guardata allo specchio e pensavo di aver avuto un incidente in auto. Ero sconvolta: avevo il labbro inferiore gonfissimo, lividi sulla fronte, sul viso e sulle guance, intorno al collo e le orecchie rosse. A quel punto mi venne in mente di guardare la telecamera dal telefono”, ha raccontato la 33enne.

Quello che vide e sentì la lasciò senza parole: “Arrivammo davanti a casa e iniziò a picchiarmi in auto. Poi, una volta sceso, mi tirò fuori dall’auto e mi prese per il collo. Entrambi finimmo a terra. Ricordo che continuavano a passare delle auto, ma nessuno si fermò, mentre io gridavo aiuto. Mi prese per la gola e mi trascinò verso il cancellino. Mi buttò a terra e mi sbattè ripetutamente la testa contro il cancello di ferro, fino a farmi perdere i sensi“.

A quel punto, secondo il proprio racconto, una vicina di casa, insospettita dai rumori che sentiva, provò a telefonarle: “Rispose lui, dicendo che era tutto a posto. La vicina gli chiese di poter parlare con me perché sentiva che c’era qualcosa che non andava. Lui cambiò completamente voce e iniziò a chiamarmi dolcemente. Quando mi ripresi, riuscii a dirle: «Aiuto, chiama i carabinieri». Lui interruppe la chiamata e continuò, iniziando a strangolarmi“.

L’escalation di violenza, stando alla versione della 33enne, sarebbe durata complessivamente circa mezz’ora, fino all’arrivo dei vicini di casa. A quel punto l’uomo si allontanò, andando poi incontro a un incidente stradale con l’auto.

Né in quella circostanza né dopo gli episodi precedenti, tuttavia, la donna decise di rivolgersi ai carabinieri o di andare al pronto soccorso per farsi refertare. “Non andai al pronto soccorso, ero in uno stato confusionale. Non riuscivo a prendere questa decisione”, ha spiegato in aula.

Dopo quell’aggressione, però, la 33enne avrebbe deciso di interrompere la relazione. Una scelta che, ha confessato, non era arrivata prima perché continuava a sperare che le promesse dell’ex compagno fossero sincere: “Non l’ho fatto subito perché speravo che le sue promesse fossero vere“. Nonostante la decisione di chiudere il rapporto sentimentale, aveva comunque continuato a ospitarlo, anche per la compassione provata nei confronti di lui: “Mi sono impietosita perché non aveva un altro posto dove stare“.

Una convivenza che proseguì fino al 4 luglio 2023, quando la 33enne trovò la forza di rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciare l’ex compagno. La decisione sarebbe maturata mentre era in piazza a Ferrara insieme a un amico, che ricevette un messaggio da una collega di lei. Nel messaggio, la collega raccontava di essere stata contattata insistentemente dall’imputato, che la chiamava di continuo, le faceva appostamenti, le chiedeva il telefono per controllare i social, dove la 33enne lo aveva bloccato, e le domandava se le due si sentissero. Un episodio che avrebbe rappresentato il punto di non ritorno. Troppo, dopo mesi in cui aveva scelto di non compiere quel passo e di non denunciare l’uomo.

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