Attualità
10 Settembre 2026
Rete Pace distribuisce volantini in piazza Cattedrale: "La lotta all’odio antisemita non diventi uno strumento per colpire la critica a Israele"

Ddl antisemitismo, la protesta arriva anche a Ferrara

di Elena Coatti | 4 min

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Da piazza Cattedrale a Montecitorio, il filo della protesta è lo stesso: impedire che la lotta all’antisemitismo si trasformi, secondo associazioni e movimenti mobilitati, in uno strumento capace di restringere lo spazio della critica politica nei confronti di Israele. Nel tardo pomeriggio di ieri – mercoledì 9 settembre – anche Rete Pace Ferrara è scesa in piazza, distribuendo volantini e l’appello contro il disegno di legge sull’antisemitismo tornato proprio ieri all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera.

L’iniziativa ferrarese si è tenuta alle 18.30 in piazza Cattedrale, nel giorno della mobilitazione nazionale che ha coinvolto decine di città. A Roma oltre 250 sigle hanno aderito al presidio-maratona organizzato nei pressi di Montecitorio, dove manifestanti, associazioni, sindacati e realtà impegnate nella solidarietà con la Palestina hanno contestato quella che definiscono una “norma-bavaglio”.

Al centro della contestazione c’è il ddl A.C. 2830, già approvato dal Senato il 4 marzo scorso con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti e ora all’esame della Camera. Il provvedimento introduce nell’ordinamento, “ai fini delle attività e delle disposizioni” previste dalla legge, la definizione operativa di antisemitismo elaborata nel 2016 dall’international Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), compresi i relativi indicatori.

È proprio su questi ultimi che si concentra la battaglia di Rete Pace. Secondo gli attivisti ferraresi, l’adozione legislativa della definizione rischierebbe infatti di sovrapporre antisemitismo e contestazione delle politiche israeliane, fino a rendere più difficile denunciare “le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, la pulizia etnica e l’apartheid” nei confronti della popolazione palestinese.

Un punto sul quale il dibattito è però più complesso di quanto possa apparire. La stessa definizione Ihra precisa che la critica a Israele analoga a quella rivolta a qualsiasi altro Paese non può essere considerata antisemita. Le contestazioni riguardano soprattutto alcuni degli esempi che accompagnano la definizione e, soprattutto, le conseguenze che secondo i critici potrebbero derivare dal trasformare uno strumento nato come non giuridicamente vincolante in riferimento per una legge dello Stato.

Il testo approvato dal Senato, da parte sua, stabilisce esplicitamente che restano ferme “la libertà di critica politica e di espressione del pensiero” e le libertà di riunione e associazione. Non introduce nuovi reati né nuove sanzioni penali e, durante l’iter a Palazzo Madama, è stato eliminato anche l’articolo che prevedeva la possibilità di intervenire sulle manifestazioni pubbliche.

Ma l’Ihra diventerebbe il parametro di riferimento di una serie di interventi molto più ampi. Il ddl prevede una Strategia nazionale triennale contro l’antisemitismo, l’utilizzo della banca dati delle forze di polizia per monitorarne gli episodi, misure contro il linguaggio d’odio antisemita online, formazione nelle scuole e attività di prevenzione e monitoraggio nelle università. È proprio questa applicazione trasversale della definizione a preoccupare le associazioni che hanno promosso le proteste.

“Opporsi al ddl – sostiene Rete Pace Ferrara – significa prendere sul serio l’antisemitismo e il suo riemergere del presente, anche nelle sue forme violente”, ma contemporaneamente “proteggere lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche”.

Nel volantino distribuito in centro, la rete ferrarese insiste sul carattere originariamente non vincolante della definizione Ihra: la stessa la presenta tuttora come una ‘working definition’ priva di valore giuridico vincolante. Per la Rete, trasformarla nel riferimento di una legge rischierebbe quindi di produrre effetti di autocensura nel mondo dell’informazione, dell’università, della cultura e dell’attivismo politico.

Sul tema si è espresso nei mesi scorsi anche il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che il 31 marzo ha deciso di non utilizzare più la definizione Ihra come proprio riferimento, preferendole la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, elaborata nel 2021 da studiosi ed esperti internazionali. Una scelta richiamata anche da Rete Pace nell’appello distribuito a Ferrara.

Intanto, mentre nella città estense venivano distribuiti i volantini, da Roma è arrivata una novità sull’iter parlamentare. La seduta della Commissione Affari costituzionali si è conclusa senza votazioni: è iniziata la discussione generale, ma il voto è slittato. Un nuovo calendario dovrebbe essere definito oggi, mentre l’obiettivo indicato in ambienti parlamentari resta quello di portare il provvedimento in Aula il 2 ottobre.

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