Attualità
31 Agosto 2026
L'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara interviene dopo le critiche sull'edizione appena conclusa: "Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere quando una formula non funziona e cambiarla". Nel mirino soprattutto la chiusura a pagamento di parte del centro storico

Gulinelli: “Il Ferrara Buskers Festival, così com’è diventato oggi, non funziona”

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 3 min

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“Il Ferrara Busker Festival, così com’è diventato oggi, non funziona”. È un giudizio netto quello espresso dall’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, al termine dell’edizione 2026 della manifestazione, dopo le numerose critiche e le osservazioni emerse in città nei giorni del festival.

Per Gulinelli, il malcontento registrato quest’anno impone una riflessione anche da parte dell’Amministrazione comunale, soprattutto alla luce del ruolo che il Buskers Festival ha assunto nel corso dei suoi quarant’anni di storia. “Parliamo di un evento che, nel corso di quarant’anni, è diventato un appuntamento significativo, simbolo stesso dell’estate a Ferrara”, sottolinea l’assessore, ricordando come la manifestazione abbia costruito la propria identità proprio sulla sua dimensione spontanea, libera e accessibile.

Un patrimonio culturale e turistico al quale, sottolinea Gulinelli, il Comune non ha mai fatto mancare il proprio sostegno economico. Anzi, “è quasi raddoppiato rispetto a 10 anni fa, arrivando con questa Amministrazione a 110mila euro per questa edizione”. A questa cifra, aggiunge, si sommano gli altri contributi pubblici, che complessivamente arrivano a coprire circa il 70% del bilancio della manifestazione.

Il sostegno, però, non ha mai significato per il Comune voler intervenire sulle scelte artistiche. “Non abbiamo mai voluto condizionare le scelte artistiche degli organizzatori”, chiarisce Gulinelli, ribadendo il principio dell’autonomia di chi organizza iniziative culturali.

È proprio sul rapporto tra autonomia e risultati che l’assessore individua il punto centrale della questione. Nei mesi precedenti al festival, spiega, l’Amministrazione aveva già espresso “più volte” le proprie perplessità sulla nuova formula, soprattutto per quanto riguarda “la scelta di chiudere una parte del centro storico rendendone l’accesso a pagamento”.

Una scelta che il Comune ha comunque assecondato, proprio in nome dell’autonomia degli organizzatori. Ma, secondo Gulinelli, dopo due anni di sperimentazione è arrivato il momento di valutare concretamente gli effetti della formula adottata. “L’autonomia, però, non può significare sottrarsi al confronto sui risultati, soprattutto quando una manifestazione beneficia di un importante sostegno economico pubblico”, afferma. E la conclusione è inequivocabile: “Dopo due anni di sperimentazione, non possiamo più farlo: il Ferrara Buskers Festival, in questa formula, non funziona”.

Nel mirino c’è soprattutto la trasformazione di una parte del centro storico in un’area delimitata e a pagamento. Trasformare il cuore della città in un’area chiusa non ha corrisposto alle aspettative e non ha nemmeno consentito di recuperare una presenza di pubblico adeguata”, sostiene l’assessore.

Una valutazione, secondo Gulinelli, che non arriva soltanto dall’Amministrazione. “Ce lo dicono i commercianti, ce lo dicono i cittadini, i visitatori e persino gli stessi artisti di strada”, afferma, richiamando gli appelli rivolti in questi giorni dagli stessi buskers affinché la manifestazione recuperi la propria natura originaria.

L’obiettivo, quindi, non sarebbe quello di mettere in discussione il Festival, ma di riportarlo alla sua identità. “Il Ferrara Buskers Festival è un patrimonio della città e vogliamo che continui a esserlo”, ribadisce Gulinelli. E proprio la consapevolezza del valore della manifestazione, secondo l’assessore, impone di intervenire.

La richiesta dell’Amministrazione agli organizzatori è dunque precisa: “Rivedere profondamente, già in vista della prossima edizione, che celebrerà il 40° anno dell’evento, le modalità di accesso”.

Non si tratterebbe, precisa Gulinelli, di un semplice ritorno al passato. “Non significa tornare indietro. Significa recuperare ciò che ha reso unico il Buskers Festival: una città aperta, migliaia di persone libere di attraversarla, artisti che incontrano il pubblico senza barriere e un centro storico vivo, partecipato e accessibile a tutti”.

La sfida per la prossima edizione sarà dunque quella di trovare un nuovo equilibrio tra le esigenze dell’organizzazione, la sostenibilità economica dell’evento e la sua vocazione originaria. “Significa capire lo sforzo di tutti, ma anche ascoltare la comunità e trovare insieme una soluzione per tornare a ottenere risultati importanti, anche nel rispetto della bellezza della nostra città Unesco”, conclude l’assessore.

E lancia una considerazioe che, più di ogni altra, sintetizza la posizione dell’Amministrazione: “Proprio per questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere quando una formula non funziona e cambiarla”.

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