Attualità
31 Agosto 2026
Il senatore ferrarese del Pd racconta per la prima volta la malattia con cui convive da quasi sei anni: “Non isolatevi, continuate a vivere”. E lancia un appello per una sanità capace di garantire le stesse cure a tutti

Dario Franceschini rivela: “Ho il Parkinson”. La diagnosi nel 2020, poi la scelta di continuare a lavorare

di Redazione | 4 min

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Dario Franceschini ha deciso di rompere il silenzio sulla malattia con cui convive dal novembre 2020. Il senatore del Partito Democratico, ex segretario del partito ed ex ministro della Cultura, ha raccontato al Corriere della Sera di avere il Parkinson, spiegando di aver scelto di rendere pubblica la sua condizione dopo una lunga riflessione.

La diagnosi, arrivata quasi sei anni fa, fu uno shock. “È stata una botta tremenda”, racconta Franceschini, che oggi ha 67 anni e che continua a svolgere la propria attività politica, pur ammettendo di avere dovuto modificare i ritmi rispetto al passato.

I primi segnali erano stati notati da alcune persone che gli stavano vicino. Tra loro anche Graziano Delrio, senatore del Pd e medico, che osservando il modo in cui Franceschini camminava gli aveva suggerito di sottoporsi a una visita: “Trascini i piedi, fatti visitare”. Da lì sono arrivati gli accertamenti e il confronto con gli specialisti.

La prima reazione, racconta Franceschini, è stata quella di cercare di tenere nascosta la malattia. Un atteggiamento che oggi considera comprensibile, ma che ritiene necessario superare. Il Parkinson, infatti, può manifestarsi con difficoltà nei movimenti, nell’equilibrio e nella parola, sintomi che possono alimentare imbarazzo e spingere chi ne soffre a isolarsi.

“Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi”, spiega il senatore, ricordando quanto possa essere difficile anche affrontare gesti apparentemente semplici nella quotidianità. Proprio per questo ha deciso di raccontare la propria esperienza: “Non isolatevi, continuate a vivere”.

Nel suo caso, alla malattia si è aggiunta recentemente anche una forma di parkinsonismo atipico, che ha avuto conseguenze soprattutto sull’equilibrio e sulla capacità di parlare. Franceschini affronta la situazione anche con una battuta, osservando che la difficoltà nel parlare “per un politico può anche essere un bene”.

Dietro l’ironia, però, c’è la consapevolezza di una condizione destinata ad accompagnarlo nel tempo. “Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive”, sottolinea. Per questo ha continuato a occuparsi di politica, tra telefonate, incontri e riunioni, anche se con un’intensità diversa.

Dopo la diagnosi, il primo pensiero è andato alla moglie e alle figlie. Franceschini racconta di avere immaginato subito le difficoltà e la sofferenza che la malattia avrebbe potuto comportare anche per loro. Poi, però, ha scelto di reagire concentrandosi sulla necessità di mantenere una quotidianità attiva.

“È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare”, afferma. E, accanto alle terapie farmacologiche, considera importanti anche il lavoro di psicologi, fisioterapisti e logopedisti.

Da qui nasce anche una riflessione sul sistema sanitario. Franceschini considera profondamente ingiusto che la possibilità di accedere a determinati percorsi di assistenza possa dipendere dalle disponibilità economiche o dal luogo in cui si vive. “Tutti hanno diritto di essere curati allo stesso modo”, sostiene, auspicando che il tema della sanità non venga affrontato secondo contrapposizioni ideologiche.

La scelta di uscire allo scoperto, infine, è legata soprattutto agli altri pazienti. Per anni medici e terapisti lo hanno invitato a raccontare la propria esperienza, spiegandogli che avrebbe potuto aiutare altre persone a non vivere la malattia nella solitudine e nella vergogna.

“Mi costa, e molto”, ammette Franceschini, parlando della decisione di rendere pubblica una vicenda così personale. Ma alla fine ha scelto di farlo per trasformare la propria esperienza in un messaggio: “Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci”.

Nato a Ferrara, Franceschini è stato deputato dal 2001 al 2022 e ha guidato il Pd nel 2009. Ha ricoperto più volte l’incarico di ministro della Cultura, l’ultima nel governo guidato da Mario Draghi, tra il 2021 e il 2022. Oggi, da senatore, continua la sua attività politica anche nel confronto con una malattia che, racconta, gli ha imposto un diverso modo di misurare il tempo e le proprie energie.

“Il Parkinson”, spiega, “azzera le ambizioni personali” e mette in discussione quella sensazione di invincibilità che spesso accompagna chi ricopre ruoli pubblici. Da questa esperienza Franceschini fa derivare anche un’ulteriore convinzione: la necessità di investire maggiormente nella ricerca, nella diagnosi precoce e nelle terapie, a fronte di una patologia che riguarda centinaia di migliaia di persone.

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