Attualità
31 Agosto 2026
La città saluta il festival degli artisti di strada tra musica, spettacoli e qualche riflessione sulla nuova formula

Buskers Festival 2026, cala il sipario ma resta una domanda ‘identitaria’

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 4 min

Leggi anche

di Riccardo Giori

Si è chiusa ieri domenica 30 agosto, l’edizione 2026 del Ferrara Buskers Festival che da 39 anni chiude l’estate ferrarese. Cinque giorni di musica, spettacoli e iniziative che hanno portato nel centro storico oltre 60 esibizioni al giorno, concentrate nella fascia serale dalle 20 a mezzanotte, affiancate da talk, reading, mostre fotografiche, workshop musicali, attività per le famiglie e iniziative dedicate al sociale.

Un programma ampio e articolato che ha confermato la capacità del festival di proporre una dimensione culturale che va oltre la semplice successione di concerti e performance. Ma proprio mentre cala il sipario sulla 39esima edizione, ad emergere non sono soltanto gli spettacoli e la qualità dell’offerta, tra residenti e frequentatori abituali del centro storico resta infatti più di una perplessità sulla formula con cui il festival è stato organizzato.

A scatenare le discussioni è stata soprattutto la scelta di chiudere e recintare una parte consistente del centro storico, regolando gli accessi della manifestazione e delimitando il perimetro con teli scuri che impedivano la vista a chi non si fosse premunito di biglietto d’ingresso. Una decisione che, secondo numerosi commenti comparsi sui social e secondo quanto raccolto ascoltando diverse persone dentro e fuori dall’area del festival, ha creato una sensazione di distanza tra la manifestazione e la città stessa.

Il problema, nelle parole di molti, non riguarda tanto la presenza del festival quanto il suo rapporto con Ferrara e con i suoi abitanti. Il Buskers, per sua stessa natura, nasce infatti dall’idea di una città trasformata in palcoscenico, dove la strada, le piazze e gli spazi pubblici diventano luoghi spontanei di incontro tra artisti e pubblico.

Una dimensione che rischia di indebolirsi quando quegli stessi spazi vengono percepiti come un’area delimitata, privatizzata e in qualche modo separata dal resto della città. Insomma una contraddizione che non è passata inosservata, perché se da una parte il recinto serve evidentemente a organizzare e gestire una manifestazione sempre più strutturata, dall’altra le sensazioni raccolte tra diversi cittadini è che proprio quella struttura finisca per snaturare, almeno in parte, l’essenza originaria dell’artista di strada, che per sua natura vive senza una netta separazione tra chi si esibisce e chi vive quel luogo.

A colpire, inoltre, è stato il contrasto visivo tra le aree maggiormente concentrate di pubblico e altri spazi del centro storico rimasti per gran parte della serata relativamente vuoti. Un effetto che, agli occhi di molti osservatori, ha finito per produrre un’immagine insolita per una manifestazione nata per animare il centro storico.

Là dove in passato la presenza degli artisti poteva contribuire a distribuire il pubblico e a far vivere strade e piazze in modo più spontaneo, quest’anno si è avuta in alcuni momenti la percezione di una città divisa tra dentro e fuori. Ed è probabilmente proprio questa la questione centrale sollevata dai commenti e dalle testimonianze durante il festival: quanto può un evento nato dalla strada allontanarsi dalla strada senza perdere una parte della propria identità?

Le critiche emerse non sembrano infatti mettere in discussione il valore culturale della manifestazione né la ricchezza del programma. Piuttosto, sembrano concentrarsi sul rapporto con la cittadinanza. Il rischio percepito è quello di un festival sempre più organizzato come un grande evento da fruire, ma meno capace di essere un evento vissuto dalla città.

Per questo la sensazione di alcuni cittadini di essere diventati spettatori di una manifestazione che si svolge nel cuore della propria città, anziché protagonisti di una festa urbana, è un elemento che merita di essere ascoltato.

La 39esima edizione del festival lascia così una doppia fotografia, da un lato un festival ricco di appuntamenti, capace di mettere in campo decine di spettacoli e un’offerta culturale poliedrica. Dall’altro una formula organizzativa che sembra aver aperto una frattura con una parte della cittadinanza e che, proprio per questo, potrebbe aver bisogno di essere ripensata.

La sfida per la prossima edizione, sarà probabilmente quella di trovare un equilibrio tra le esigenze del pubblico e la necessità di mantenere vivo ciò che ha reso il Buskers Festival ciò che è: la strada come luogo aperto, condiviso e imprevedibile.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com