Economia e Lavoro
27 Agosto 2026
L’analisi Ires sulle dichiarazioni dei redditi 2025: imponibile medio a 24.414 euro, penultimo dato in Emilia-Romagna. Solo Rimini fa peggio e quasi tre contribuenti ferraresi su dieci restano sotto i 15mila euro

Ferrara, provincia povera in una regione ricca

di Redazione | 4 min

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Quasi dieci artigiani alla settimana. È il ritmo con cui, nell'arco di un anno, si è assottigliato il mondo dell'artigianato ferrarese. Tra il 2024 e il 2025 la provincia è passata infatti da 9.336 e 8.894 artigiani: 472 in meno, pari a una contrazione del 5%

Ferrara cresce, ma resta povera rispetto al resto dell’Emilia-Romagna. Con 24.414 euro di reddito imponibile medio, la provincia estense è penultima in regione, davanti soltanto a Rimini. E il divario con la media emiliano-romagnola supera ormai i 2400 euro a contribuente.

È il dato che più salta agli occhi nell’analisi sulle dichiarazioni dei redditi curata da Ires Emilia-Romagna, elaborata sui numeri del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e riferita alle dichiarazioni presentate nel 2025 per l’anno di imposta 2024. Mentre la regione registra un imponibile medio di 26.831 euro e si conferma tra le più ricche d’Italia, Ferrara continua a viaggiare nelle retrovie.

E il margine che la separa da chi la precede è sottilissimo: Forlì-Cesena arriva a 24.445 euro, appena 31 euro in più. Dal 2019 Ferrara ha infatti perso una posizione nella graduatoria regionale, proprio a vantaggio della provincia romagnola. Il reddito imponibile è aumentato del 3,7% nell’ultimo anno e del 18,1% rispetto al 2019, ma la crescita non è bastata a recuperare terreno.

La fotografia diventa ancora più significativa guardando dentro il territorio. Il comune di Ferrara, da solo, raggiunge infatti un imponibile medio di 27.432, superiore alla stessa media regionale. Tra città e provincia si apre così un fossato: quello ferrarese è il territorio dell’Emilia-Romagna con il divario più ampio tra capoluogo e resto della provincia, pari al 12,4%.

A rendere il quadro più delicato c’è poi la composizione dei redditi. Ferrara ha la quota in regione di contribuenti con reddito di lavoro dipendente, appena il 54%, mentre il 38,9% percepisce un reddito da pensione, la percentuale più alta dell’emilia-romagna. Un dato che Ires collega alla struttura demografica della provincia e che restituisce l’immagine di un territorio più anziano e meno agganciato al lavoro dipendente rispetto al resto della regione.

Ma è soprattutto la distribuzione dei redditi a mostrare le fragilità. Quasi tre contribuenti ferraresi su dieci, il 29,4%, dichiarano meno di 15mila euro imponibili all’anno, contro il 27,5% regionale. Dall’altra parte della scala, appena il 2,7% supera i 75mila euro, mentre la media dell’Emilia-Romagna è del 3,6%.

E scendendo verso il Basso Ferrarese il divario diventa ancora più evidente. Goro è il comune con il reddito imponibile medio più basso dell’intera Emilia-Romagna, appena 14.336 euro. È l’ultimo anche per redditi medi da lavoro dipendente, con 15.513, e nel 2024 ha registrato addirittura una diminuzione del 2,7%. Tra i dieci comuni regionali con i redditi da lavoro più bassi compaiono inoltre Lagosanto, con 19.242, e Comacchio, con 19.584 euro.

Il rapporto Ires mette così nero su bianco una frattura territoriale che attraversa l’Emilia-Romagna: i redditi più elevati si concentrano soprattutto lungo l’asse della via Emilia, mentre le aree più periferiche restano sistematicamente indietro. E Ferrara si colloca proprio dalla parte più debole di questa geografia.

A complicare il quadro c’è il potere d’acquisto. Tra il 2019 e il 2024 i redditi imponibili regionali sono cresciuti del 17,7%, praticamente quanto l’inflazione, salita del 17,4%. Per i lavoratori dipendenti, però, l’aumento si ferma al 13,5%: significa che, nel medio periodo, le buste paga non hanno tenuto il passo dei prezzi.

Su questi numeri interviene il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Massimo Bussandri, secondo cui la ricerca restituisce “diversi elementi di preoccupazione”. Il sindacato avverte soprattutto sull’erosione dei redditi fissi: “Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1500 euro di reddito a ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità”.

Da qui la richiesta al Governo di intervenire sul caro energia e carburanti, rafforzare il controllo dei prezzi, sostenere i rinnovi contrattuali e aumentare il prelievo su “rendite, grandi patrimoni e profitti erosi”.

Per Ferrara il punto, però, è già scritto nei numeri: la città capoluogo tiene, il resto della provincia arranca. E tra una media provinciale penultima in regione, quasi un contribuente su tre sotto il 15 mila euro e il comune più povero dell’Emilia-Romagna dentro i propri confini, il divario con la parte più ricca della regione resta tutt’altro che marginale.

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