Economia e Lavoro
27 Agosto 2026
In un anno 472 lavoratori in meno. Tengono e crescono i servizi alla persona: acconciatori, estetisti, tatuati e massaggiatori

Artigiani in fuga, Ferrara ne perde quasi dieci a settimana

di Redazione | 4 min

Leggi anche

Quasi dieci artigiani alla settimana. È il ritmo con cui, nell’arco di un anno, si è assottigliato il mondo dell’artigianato ferrarese. Tra il 2024 e il 2025 la provincia è passata infatti da 9.336 e 8.894 artigiani: 472 in meno, pari a una contrazione del 5%. Un’emorragia silenziosa che non significa 472 botteghe chiuse – i numeri riguardano le persone, cioè titolari, soci e collaboratori familiari – ma che fotografa comunque un pezzo di economia locale che continua a restringersi.

A mettere Ferrara al quarantesimo posto tra le province italiane per calo percentuale è l’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, pubblicato il 14 agosto e costruito sui dati Inps. E se il -5% ferrarese è leggermente meno pesante della media regionale (-5,8%) e sostanzialmente in linea con quella nazionale (-5,1%), il quadro emiliano-romagnolo lascia poco spazio all’ottimismo.

La regione, infatti, in dieci anni ha perso quasi tre artigiani su dieci. Nel 2015 erano 181.478, nel 2025 ne rimangono 129.448: 52.030 in meno, pari al -28,7%. Peggio hanno fatto soltanto Marche (-31,3%) e Umbria (-29,3%). E soltanto nell’ultimo anno l’Emilia-Romagna ha lasciato sul terreno altri 7.936 artigiani.

Dentro i confini regionali Ferrara non è dunque il territorio che corre più velocemente verso il basso, ma non è nemmeno immune dal fenomeno. Bologna registra una vera e propria voragine, con 2.113 artigiani in meno e un calo del 7,5%, il terzo peggiore d’Italia; Reggio Emilia perde il 6,5%, Modena il 5,5%, Ravenna il 5,2%. Ferrara, con il suo -5%, si colloca sullo stesso livello di Forlì-Cesena e appena sopra Rimini (-4,9%), Piacenza (-4,8%) e Parma (-4,7%).

Dietro ai numeri, però, c’è qualcosa di più della semplice statistica economica. A sparire o ridursi sono mestieri che per decenni hanno fatto parte del paesaggio quotidiano delle città e soprattutto dei paesi: falegnami, fabbri, elettricisti, idraulici, serramentisti, riparatori. Secondo la Cgia, il progressivo invecchiamento degli artigiani e la difficoltà di attirare giovani verso il lavoro manuale rischiano di rendere entro pochi anni sempre più complicato trovare qualcuno disponibile anche per una semplice riparazione domestica.

La crisi ha molte facce. C’è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, capaci di lavorare su volumi e prezzi con cui una piccola attività difficilmente può competere. Ci sono affitti, utenze, tasse e contributi che incidono maggiormente sui bilanci delle imprese più piccole. E poi c’è la trasformazione demografica: nei quartieri e nei piccoli comuni diminuiscono gli abitanti, invecchia la popolazione e con la scomparsa di scuole, uffici e altri servizi si riduce anche il passaggio di potenziali clienti. Un meccanismo che, in un territorio provinciale e diffuso come quello ferrarese, rischia di farsi sentire con particolare forza.

Non tutto il calo, precisa però la Cgia, coincide necessariamente con imprese finite fuori mercato. Una parte della riduzione è legata anche a fusioni e acquisizioni, che in alcuni comparti hanno diminuito il numero degli artigiani ma aumentato la dimensione media delle aziende e, in certi casi, la produttività. Trasporto merci, metalmeccanica, installazione di impianti e moda sono tra i settori interessati da questo processo.

E mentre alcuni mestieri tradizionali arretrano, altri crescono. Acconciatori, estetisti, tatuati e massaggiatori mostrano segnali positivi, così come le nuove professioni artigiane legate all’informatica e alla comunicazione digitale: sistemisti, videomaker, addetti al web marketing e social media. Tengono anche gelaterie, gastronomie e pizzerie da asporto, soprattutto nelle città a maggiore vocazione turistica.

Il problema, insomma, non è soltanto quante serrande rimangono abbassate. È chi prenderà il posto di chi oggi lascia il mestiere. La Cgia propone di tornare a investire sulla formazione professionale e sull’orientamento scolastico, superando l’idea degli istituti professionali come scuole di serie B, e arriva a ipotizzare un “reddito di gestione” per chi apre o mantiene una bottega nei comuni sotto i 10mila abitanti.

Perché dietro quei 472 artigiani persi in un solo anno a Ferrara non c’è soltanto una voce in meno negli archivi dell’Inps. C’è un pezzo di lavoro, competenze e servizi di prossimità che si assottiglia. E che, una volta scomparso, potrebbe essere molto più difficile ricostruire.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com