Sanità, fino al 2028 l’esenzione ticket per i lavoratori colpiti dalle crisi aziendali
In Emilia-Romagna i lavoratori e le lavoratrici colpiti dalle crisi aziendali non pagano il ticket sanitario
In Emilia-Romagna i lavoratori e le lavoratrici colpiti dalle crisi aziendali non pagano il ticket sanitario
Il consigliere della Lista Civica Anselmo Sindaco, Leonardo Fiorentini, primo firmatario di un’interpellanza sottoscritta anche da Fabio Anselmo e Arianna Poli
"Se aveste la possibilità di cambiare una sola cosa concreta di Ferrara, città e frazioni, quale sarebbe?" È da questa domanda posta sul proprio profilo Facebook che la consigliera Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha fatto partire una piccola consultazione che ha raccolto 158 commenti
Intervento di Ilaria Baraldi (Pd) in risposta a Mauro Malaguti (FdI). "Basta un veloce sguardo agli ultimi 40 anni di storia del nostro paese e del mondo per farsi un’idea di quanto sia tautologica l’affermazione dell’on. Malaguti secondo il quale “la sinistra di Berlinguer è morta”, superficiale la sua dimostrazione e poveri i suoi argomenti"
Dopo la manifestazione organizzata venerdì sera da Fratelli d’Italia in via Somalia, a sostegno di Susanna Rimessi, la vicenda dell’alterco del 16 agosto tra la 59enne e il 31enne Hamza Hdya continua ad alimentare lo scontro politico. Sull’episodio interviene Fabio Anselmo
Quasi dieci artigiani alla settimana. È il ritmo con cui, nell’arco di un anno, si è assottigliato il mondo dell’artigianato ferrarese. Tra il 2024 e il 2025 la provincia è passata infatti da 9.336 e 8.894 artigiani: 472 in meno, pari a una contrazione del 5%. Un’emorragia silenziosa che non significa 472 botteghe chiuse – i numeri riguardano le persone, cioè titolari, soci e collaboratori familiari – ma che fotografa comunque un pezzo di economia locale che continua a restringersi.
A mettere Ferrara al quarantesimo posto tra le province italiane per calo percentuale è l’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, pubblicato il 14 agosto e costruito sui dati Inps. E se il -5% ferrarese è leggermente meno pesante della media regionale (-5,8%) e sostanzialmente in linea con quella nazionale (-5,1%), il quadro emiliano-romagnolo lascia poco spazio all’ottimismo.
La regione, infatti, in dieci anni ha perso quasi tre artigiani su dieci. Nel 2015 erano 181.478, nel 2025 ne rimangono 129.448: 52.030 in meno, pari al -28,7%. Peggio hanno fatto soltanto Marche (-31,3%) e Umbria (-29,3%). E soltanto nell’ultimo anno l’Emilia-Romagna ha lasciato sul terreno altri 7.936 artigiani.
Dentro i confini regionali Ferrara non è dunque il territorio che corre più velocemente verso il basso, ma non è nemmeno immune dal fenomeno. Bologna registra una vera e propria voragine, con 2.113 artigiani in meno e un calo del 7,5%, il terzo peggiore d’Italia; Reggio Emilia perde il 6,5%, Modena il 5,5%, Ravenna il 5,2%. Ferrara, con il suo -5%, si colloca sullo stesso livello di Forlì-Cesena e appena sopra Rimini (-4,9%), Piacenza (-4,8%) e Parma (-4,7%).
Dietro ai numeri, però, c’è qualcosa di più della semplice statistica economica. A sparire o ridursi sono mestieri che per decenni hanno fatto parte del paesaggio quotidiano delle città e soprattutto dei paesi: falegnami, fabbri, elettricisti, idraulici, serramentisti, riparatori. Secondo la Cgia, il progressivo invecchiamento degli artigiani e la difficoltà di attirare giovani verso il lavoro manuale rischiano di rendere entro pochi anni sempre più complicato trovare qualcuno disponibile anche per una semplice riparazione domestica.
La crisi ha molte facce. C’è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, capaci di lavorare su volumi e prezzi con cui una piccola attività difficilmente può competere. Ci sono affitti, utenze, tasse e contributi che incidono maggiormente sui bilanci delle imprese più piccole. E poi c’è la trasformazione demografica: nei quartieri e nei piccoli comuni diminuiscono gli abitanti, invecchia la popolazione e con la scomparsa di scuole, uffici e altri servizi si riduce anche il passaggio di potenziali clienti. Un meccanismo che, in un territorio provinciale e diffuso come quello ferrarese, rischia di farsi sentire con particolare forza.
Non tutto il calo, precisa però la Cgia, coincide necessariamente con imprese finite fuori mercato. Una parte della riduzione è legata anche a fusioni e acquisizioni, che in alcuni comparti hanno diminuito il numero degli artigiani ma aumentato la dimensione media delle aziende e, in certi casi, la produttività. Trasporto merci, metalmeccanica, installazione di impianti e moda sono tra i settori interessati da questo processo.
E mentre alcuni mestieri tradizionali arretrano, altri crescono. Acconciatori, estetisti, tatuati e massaggiatori mostrano segnali positivi, così come le nuove professioni artigiane legate all’informatica e alla comunicazione digitale: sistemisti, videomaker, addetti al web marketing e social media. Tengono anche gelaterie, gastronomie e pizzerie da asporto, soprattutto nelle città a maggiore vocazione turistica.
Il problema, insomma, non è soltanto quante serrande rimangono abbassate. È chi prenderà il posto di chi oggi lascia il mestiere. La Cgia propone di tornare a investire sulla formazione professionale e sull’orientamento scolastico, superando l’idea degli istituti professionali come scuole di serie B, e arriva a ipotizzare un “reddito di gestione” per chi apre o mantiene una bottega nei comuni sotto i 10mila abitanti.
Perché dietro quei 472 artigiani persi in un solo anno a Ferrara non c’è soltanto una voce in meno negli archivi dell’Inps. C’è un pezzo di lavoro, competenze e servizi di prossimità che si assottiglia. E che, una volta scomparso, potrebbe essere molto più difficile ricostruire.
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