Siamo diventati maestri ad ingoiare tutto con noncuranza, indifferenza e insensibilità?
Continuano a raccontare dai pulpiti della politica, delle incalcolabili trasmissioni televisive e della stampa asservita che dobbiamo pulsare di orgoglioso nazionalismo per far conoscere e valorizzare il nostro territorio, la nostra cucina, il nostro paesaggio, la nostra storia…
Ma come possiamo essere orgogliosi se le scelte politiche attuano con voracità e velocità la continua distruzione del territorio e del paesaggio? Anche Ferrara sta arricchendo il suo book di valorizzazione delle bellezze cittadine e del suo skyline (sic!) rurale.
E qui non voglio rimestare la questione della squallida destinazione del Parco Bassani ad ammasso umano distruttore del tappeto erboso e sempre più estesamente inciso da reti viabili che sembrano preannunciare nuovi insediamenti di servizi “spritzanti” di chioschi festanti…
Né disquisire sullo scandaloso utilizzo di Piazza Ariostea per clamori sonori insostenibili dalle orecchie e dallo stomaco…
Né rimembrare il nero catafalco addossato alla Cattedrale…
Ci sono anche piccole cose che disturbano con altrettanta violenza.
Avete mai focalizzato lo sguardo sulla crescita inarrestabile di cartelli pubblicitari che infestano le vie urbane appena fuori le mura?
Spuntano come funghi, crescono in dimensioni sempre più imponenti, si infittiscono a quinconce quasi a dirsi l’un l’altro: ecco, qui ce ne sta un altro… e siccome (forse) non soddisfano abbastanza la sete di proventi dell’amministrazione vanno ad occupare sempre nuove superfici, insinuandosi in ogni potenziale spicchio di terreno pubblico libero: come?
Si mascherano da ridicolo arredo urbano, all’interno di improbabili fioriere che presto vengono dimenticate e abbandonate nelle loro povere e basilari esigenze vegetali.
Risultato di un accurato e dotto studio di valorizzazione paesaggistica urbana.
Barbara Guzzon
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