Nell’aprile del 2014 tenni alla Sala dell’Arengo una conferenza su Edgardo Rossaro, organizzata da Ferdinando Marchesi, allora Capogruppo degli alpini ferraresi.
Al termine della mia esposizione mi fu presentato – da Massimo Marmini – Gian Pietro Testa, che manifestò vivo apprezzamento per l’iniziativa.
Testa infatti, che amava dipingere oltre che scrivere, era stato in gioventù allievo di Edgardo Rossaro, vercellese di nascita ma assai legato a Bondeno (dove fu spesso ospite di Ferdinando Grandi) e a Ferrara, come si evince dalla sua autobiografia, pubblicata dalla Liberty House di Lucio Scardino.
Parlammo a lungo di Rossaro, che assieme a Nino Barbantini si arruolò nei “Volontari del Cadore” agli inizi della prima guerra mondiale, soffermandoci sui vari aspetti della vicenda umana e artistica del pittore vercellese.
Il discorso poi si allargò ad altri temi ed ebbi il piacere di conversare con una persona colta e priva di pregiudizi, che – memore della vicinanza con il suo maestro Rossaro, a cui era legato da un affettuoso ricordo – mi disse che provava sempre un.moto di simpatia nei confronti degli Alpini.
Pensando a Testa, che ebbi occasione di rivedere in altre circostanze, mi è tornato alla mente un aforisma di Leo Longanesi: “Più che di astratta libertà abbiamo bisogno di uomini liberi”.
Liberi come sempre fu, anche esprimendo.opinioni “scomode”, Gian Pietro Testa.
Mario Gallotta