Attualità
22 Giugno 2026
Donne e attivisti riuniti a sostegno della manifestazione di Roma. Letti i passaggi della "Carta per un mondo disarmato" contro guerra, riarmo e violenza

Flashmob in Darsena: Ferrara con la mobilitazione nazionale “Tessere la pace, Disarmiamo le città”

di Redazione | 3 min

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Anche Ferrara ha aderito domenica 21 giugno alla mobilitazione nazionale “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace”, promossa dalla rete che unisce associazioni, gruppi femministi e realtà pacifiste impegnate contro la guerra e l’economia bellica. Alle 10.30, in Darsena, Rete Pace Ferrara ha organizzato un flashmob di sostegno all’iniziativa nazionale “Tessere la pace, Disarmiamo le città”, culminata nel pomeriggio con una grande manifestazione a Roma.

L’iniziativa nasce da un percorso che nelle scorse settimane ha coinvolto oltre 170 città e contesti diversi in tutta Italia. Donne e attivisti si sono ritrovati nelle piazze per cucire, ricamare e unire lembi di stoffa, trasformando il lavoro collettivo in un gesto simbolico di opposizione alla guerra e di promozione della pace.

Come spiegato nel manifesto del movimento, “Il ’10, 100, 1000 Piazze di donne per la PACE’ è un movimento nazionale che unisce il rifiuto della guerra e dell’economia bellica a pratiche di condivisione e cura, come tessere, cucire e ricamare arazzi collettivi”. Un’iniziativa che punta a “riaffermare i valori di giustizia sociale, disarmo e pace” attraverso la partecipazione dal basso e la costruzione di relazioni.

Anche a Ferrara gruppi di donne hanno preso parte al progetto realizzando arazzi e manufatti tessili poi confluiti simbolicamente nella mobilitazione nazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di “disarmare le città”, promuovendo una cultura alternativa a quella della militarizzazione e del conflitto.

Durante il flashmob ferrarese sono stati letti alcuni passaggi della “Carta per un mondo disarmato”, il documento politico e culturale che ispira la mobilitazione. Nel testo si afferma che “Le guerre che devastano il mondo non sono un’anomalia, ma la conseguenza ultima di un sistema patriarcale che legittima la violenza come linguaggio e il dominio come unica forma di potere”.

Ampio spazio viene dedicato alla critica dell’economia di guerra. Secondo il manifesto, “L’industria bellica, l’export di armi e la militarizzazione dei territori costituiscono il cuore stesso di un’economia della distruzione”, sostenuta da “narrazioni distorte della sicurezza che normalizzano la violenza e occultano le responsabilità politiche”.

Un altro dei passaggi più significativi riguarda il rifiuto della logica dell’odio e della disumanizzazione. “Nel cuore di ogni guerra si annida una pedagogia dell’odio: un addestramento alla disumanizzazione, che insegna a cancellare l’altro/a”, si legge nel documento.

Il manifesto dedica inoltre una riflessione alla situazione internazionale, con particolare riferimento alla Striscia di Gaza e ai conflitti dimenticati del continente africano. “Ma Gaza non è un’eccezione: i conflitti armati africani – dal Sudan al Sahel, dalla Repubblica Democratica del Congo alla Somalia – continuano nell’indifferenza mediatica”, denunciano le promotrici.

Nel corso dell’iniziativa ferrarese è stato inoltre posto l’accento sulla denuncia dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e del Libano, con richiami al rispetto del diritto internazionale e alla tutela delle popolazioni civili.

Per le aderenti alla mobilitazione, “disertare l’odio è un atto radicale di responsabilità politica” e significa interrompere “l’automatismo tra offesa e risposta armata, tra paura e annientamento, tra vulnerabilità e dominio”.

La Carta si conclude con un appello alla costruzione di una società fondata sulla cura e sulla giustizia: “Con questa Carta vogliamo unire voci e corpi, tessere relazioni, coordinare azioni per cercare nuovi linguaggi e nuove visioni del vivere insieme” e costruire “una convivenza disarmata, fondata sulla cura, sulla giustizia e sulla responsabilità”.

Da qui l’invito a superare appartenenze e sigle per riconoscersi in una mobilitazione comune: “È tempo di andare oltre le sigle e riconoscerci in una presenza collettiva: 10, 100, 1000 piazze di donne per la pace, unite nel rifiuto della violenza, custodi della possibilità di un futuro condiviso e impegnate ogni giorno a riscrivere il senso del vivere comune”.

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